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Zanetti: «Conte mi ha dato spazio e fiducia! Tifosi? Forse a Inter-Udinese»

Zanetti nella sua lunga intervista a La Nacion (vedi prima parte) parla dell’importanza di Conte nel trionfo dell’Inter in Serie A. Il vice presidente nerazzurro ne parla in prima persona, ammettendo quanto il tecnico leccese sia stato importante anche per la sua crescita. Di seguito le sue dichiarazioni

TRIONFO Javier Zanetti parla con orgoglio dello scudetto appena conquistato dall’Inter: «Ho lasciato il giocatore alle spalle, ma i nervi e la tensione corrono attraverso il tuo corpo perché dall’esterno sai già che non puoi fare nulla. E tu soffri, ovviamente, soffri molto di più. Le sensazioni sono inevitabilmente diverse. Ma la soddisfazione è la stessa, anche se ora la gioia passa dall’altra parte: l’orgoglio di vedere come è cresciuta questa squadra in questi due anni, nonostante tante battute d’arresto. Questo progetto è iniziato con Conte due anni fa. E dal suo arrivo sono stato molto più vicino alla squadra. All’inizio del mio ruolo, e sempre come vice presidente, mi sono dedicato di più ad altre cose. Non è che non fossi vicino alla zona sportiva, ma ero più concentrato su altri campi. D’altronde ho vissuto questo processo da quando è nato ed è una grande soddisfazione vedere i frutti di tutto questo lavoro. Passando anche attraverso sapori amari che, attenzione, sono fondamentali per crescere. Maturare, migliorare, temperare il coraggio. E questo gruppo doveva superare quelle fasi negative per prepararsi a vincere, per imparare a vincere».

MOMENTI NEGATIVI – Prosegue Zanetti: «Se parlo della finale di Europa League persa? Sì, tutto questo. E anche alcune partite chiave perse nel campionato italiano lo scorso anno, che sono state decisive. Tutti i gruppi, se vogliono davvero crescere, devono attraversare questi momenti e imparare a gestirli. I momenti brutti sono quelli che confermano che quello che stai facendo non è abbastanza. Ora, una volta che hai la diagnosi, devi vedere come risolvere il problema. E questo gruppo ha continuato a crescere, hanno capito che quello che avevano fatto non era abbastanza per loro. Ricordo il primo pranzo che ho fatto con Antonio, lui aveva appena firmato e avevo già capito che stava iniziando qualcosa di bello. Ha un’enorme capacità e molta convinzione di trasmettere le sue idee. Sì, mi ha dato spazio e fiducia per stare vicino al gruppo».

MERITI – Zanetti spiega quali sono i principali meriti di Antonio Conte: «Principalmente, nella cultura del lavoro. È instancabile. E poi la sua mentalità ha reso un gruppo di giocatori, molti dei quali giovani, consapevoli di poter vincere. Insisteva, soprattutto nelle avversità, a credere in un lavoro. Quando non viene fuori nulla, se c’è un lavoro in background, quel lavoro è ciò che può salvarti. Da quando è arrivato non c’è stato giorno in cui non abbia pensato a come migliorare la squadra. I suoi meriti vanno anche oltre la vittoria del titolo dopo un decennio e la fine della striscia positiva della Juve. È stato anche responsabile della valorizzazione dei giocatori, del riposizionamento del club. Ha convinto il gruppo a seguirlo. La chiave è stata che l’establishment non ha mai smesso di crederci. Anche andando al di là dell’eliminazione dalla Champions League perché siamo arrivati ​​ultimi nel nostro girone. Abbiamo giocato bene la Champions, ma nelle due partite con lo Shakhtar Donetsk abbiamo sbagliato un gol, perché entrambe le volte abbiamo pareggiato 0-0. Ma il gruppo non è rimasto fermo a quel rimpianto, si è rafforzato e ha detto “ora puntiamo tutto sul campionato”. E non è stato facile in quel momento, eravamo secondi o terzi, il Milan era fortissimo ma la squadra si è rafforzata, si è ribellata e non si è arresa».

NON SOLO ATTACCO – Zanetti va anche oltre Romelu Lukaku e Lautaro Martinez: «Cosa metto in evidenza a parte i gol di Lukaku e Lautaro Martinez? La crescita della fase difensiva è stata molto buona. La dinamica del centrocampo ha aggiunto equilibrio e tutto insieme ha dato rassicurazioni alla squadra. E non solo Lautaro e Lukaku, perché anche Alexis, una volta superato l’infortunio, è stato fondamentale. La festa dei tifosi a piazza Duomo? Il pubblico manca negli stadi. Immagina quante persone ci avrebbero seguito ovunque in una stagione come questa. Ci stiamo preparando perché all’ultimo appuntamento, in casa contro l’Udinese, almeno qualcuno possa entrare. Comunque, a modo suo, il tifoso dell’Inter si è fatto sentire da ogni punto. E anche questa è una grande soddisfazione, perché il campionato è stato vinto al di là di tutte le difficoltà che si sono presentate. E questo grazie all’ottimo lavoro dello staff di Antonio. Il bello di avere un allenatore come Antonio è che ti costringe ad elevarti, a essere migliore. E non parlo solo dei giocatori, ma di tutti quelli che li circondano. Ti sprona. È così che ti rendi conto di cosa sei, è così che impari. Per me, nel mio ruolo di leader, è stato molto importante avere uno come Conte, che costringe costantemente ad essere attento ai minimi dettagli».

Fonte: lanacion.com – Cristian Grosso

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