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Zanetti: «Capitano del Triplete, un orgoglio. Inter unica a farlo, storia»

Zanetti ha partecipato a un evento della Pallacanestro Varese, dove è stato ospite assieme al suo connazionale Luis Scola. Il vice president dell’Inter ha parlato, fra le varie cose, di diversi momenti della sua carriera fra cui il Triplete del 2010.

PERSEVERANZAJavier Zanetti spiega come diventare un grande giocatore: «Penso che il talento da solo non basti. Va allenato, però ognuno di noi vive la sua passione per lo sport che pratica in differente maniera. Noi argentini siamo nati con questa voglia di non mollare, di cercare sempre di migliorare. La cosa che mi piace è il percorso che c’è dietro: si può vincere, ma quando uno guarda tutto quello che ha fatto è la cosa più significativa. Per vincere devi passare dalle sconfitte, perché la sconfitta porta a vincere. Io nel mio quartiere avevo un piccolo spazio per giocare a calcio: si nasce con questa passione, che dopo ti porta a non mollare mai».

IL TRIONFO – Zanetti ricorda l’Inter 2009-2010: «Prima di essere grandi campioni eravamo grandi uomini. Quando hai un gruppo di persone intelligenti, che vanno sempre nella stessa direzione, e dietro hai un lavoro che sempre ti supporta difficilmente non arrivi a raggiungere questi traguardi. Sono orgoglioso e fiero di essere stato il capitano di quella squadra lì: vedere la soddisfazione di tutto il popolo nerazzurro, perché siamo l’unica squadra italiana che ha vinto il Triplete, rimarrà sempre nella storia. Scrivere delle pagine importanti per me, personalmente perché l’Inter è una famiglia, e aver vissuto quel momento lì sarà sempre indimenticabile».

L’ARRIVO – Zanetti si sposta a quando diventò nerazzurro, nel 1995: «Sono arrivato molto giovane. Per me arrivare dall’Argentina, dove giocavo in una squadra piccola, all’Inter era la mia grande opportunità. La vivevo così: dovevo dimostrare subito, avendo ventuno anni, di potercela fare e di affermarmi nel calcio italiano facendo carriera. Credo che il tempo mi abbia dato ragione. Quando sono arrivato il capitano era Giuseppe Bergomi: mi accolse benissimo, non solo lui ma tutta la società. Quando dico che l’Inter era la mia grande opportunità: arrivo alla presentazione a Palazzo Martini, c’erano lui, Giacinto Facchetti e Sandro Mazzola. Tutti i componenti della Grande Inter, che avevano fatto la storia: per me fu un colpo di scena. Capii cosa voleva dire l’Inter nel calcio italiano: per me è famiglia, in quel momento lì me l’ha dimostrato».

RECUPERO – Quasi otto anni fa, in Palermo-Inter, Zanetti si procurò un bruttissimo infortunio al tendine d’Achille. Non fu però la sua ultima partita: «Tanti pensavano che quel momento lì fosse la fine della mia carriera. In quel momento lì mi ero subito reso conto che fosse qualcosa di importante. Nel tragitto dal campo allo spogliatoio io già parlando col dottore gli chiedevo quando mi avrebbe fatto l’intervento e quando avrei potuto iniziare la riabilitazione. Non volevo smettere in quella carriera. Era una prova, che lo sport mi ha messo, e volevo tornare a fare una partita davanti ai miei tifosi. Per fortuna è stata più di una: mi sono ritirato come volevo e sono tornato bene al tendine d’Achille. L’ultima volta ho sentito l’affetto dei tifosi e dei compagni, che mi hanno fatto uno striscione. C’era San Siro pieno, mi passano in mente tantissimi momenti ed emozioni. Dico grazie all’Inter».

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