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Vecino: «Inter-Tottenham? Sul momento non senti nulla! Ripartire difficile»

Vecino ha partecipato al podcast “Colpo di testa”, dove ha avuto una lunga discussione sulla sua carriera e le sue situazioni fuori dal campo. Inevitabile un riferimento a Inter-Tottenham, con il gol decisivo nel recupero al ritorno in Champions League, ma anche un’analisi dei momenti difficili per l’infortunio di un anno fa.

GRANDE MOMENTOMatias Vecino ricorda quando ha segnato in Inter-Tottenham (qui il video): «Sul momento è strano. Non senti niente, sei concentrato e dentro la partita pensando a quello che devi fare. Invece mi sono emozionato di più vedendo il gol, la telecronaca e i tifosi. Quando vivi momenti simili non riesci a sentire. Stadio vuoto? C’è un clima molto più rilassato, da allenamento. Non c’è quella pressione che ti dà lo stadio quando devi vincere, o quando stai giocando male. È difficile giocare senza pubblico: io sono stato tanto fuori, prima di tornare, si respirava un ambiente diverso».

GESTIONE DELLA PARTITA – Vecino prosegue: «Uno si rende subito conto se ha fatto qualcosa di sbagliato, se ha fatto un movimento non giusto. Se sbagli l’importante è ripartire subito, non tenere dentro l’errore. Quando stai bene trovi fiducia: se inizia la partita, faccio le prime due o tre giornate bene mi sento bene. A volte già nel riscaldamento se mi sento libero e ho le gambe che non danno problemi so che farò bene, altrimenti ci metto un po’ di più. Devi gestire i momenti, a volte quando fai un errore meglio fare la successiva giocata semplice».

STOP FORZATO – Vecino racconta i suoi problemi al ginocchio: «È difficilissimo. Quest’anno era molto duro per me, ho iniziato coi problemi prima del lockdown. Già da febbraio-marzo 2020 sentivo qualcosa, poi si è fermato tutto col lockdown: allenamenti a casa, su una superficie più dura, farlo due mesi non era buono per il ginocchio. Poi siamo ripartiti a maggio che stavo peggio: si era creato un edema. Mi allenavo bene un paio di giorni, ma sentivo che non andava bene. Per saltare e fare altro non c’era futuro: capivo che dovevo fare qualcosa, altrimenti non potevo continuare. Non pensavo fosse così complicata, ma è stata dura. Avevo due opzioni: o mi veniva tolto un pezzo o il menisco continuava a dare problemi, per esempio alla cartilagine».

LA RIPRESA – Per Vecino è stata una lunga convalescenza, dato che è rientrato in campo solo a marzo. L’uruguayano spiega perché ci ha messo così tanto: «Adesso sono un esperto di menisco esterno, alcuni consigliano di suturarlo coi punti ma ci metti di più. Nel caso mio mi hanno suturato, perché era la cosa migliore, e ci sono voluti cinque mesi. Ho fatto questo a Barcellona il 21 luglio, due mesi dopo il ginocchio si gonfiava ancora quando caricavo. Questo faceva sapere che c’era ancora qualcosa che non andava bene, il dottore mi ha detto che mi doveva operare di nuovo. Aveva paura fosse un’infezione. È stato difficile dover ripartire da zero».

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