Tommasi: “Il calcio vuole ripartire, ma ci vuole responsabilità”

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29 Aprile 2020, 14:26
Damiano Tommasi AIC
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Damiano Tommasi, presidente dell’Associazione Italiana Calciatori, è intervenuto oggi sui microfoni di “Tutti Convocati” sulle frequenze di “Radio 24”. Inevitabile un lungo discorso sull’attuale situazione del calcio italiano alle prese con il rebus sulla ripresa o meno dei campionati attualmente sospesi

NON E’ UN DISCORSO SEMPLICE – Tommasi incentra il suo discorso sulla responsabilità: «Non è così semplice, come tutte le situazioni in questo momento. Il discrimine di tante risposte è la responsabilità, quando si dice di andare a correre nel parco non si dice di fare un allenamento da professionisti. Quello che abbiamo detto noi ieri e che si possa valutare, tornando alla parola responsabilità, è che tutti ci affidiamo alla scienza e al Governo e di avere l’opportunità di allenarsi individualmente. Non vuol dire tornare a fare allenamenti da calciatore, ma la premessa è un protocollo di accesso alle strutture e poi ci deve essere la tutela della salute e ci sia chi si prende la responsabilità di un luogo che non è pubblico. Nel calcio professionistico poi c’è anche l’aspetto giuslavoristico. Noi vogliamo capire se c’è questa possibilità e se qualcuno pensa che non ci sia un senso ad allenarsi da soli nel calcio, dopo questi mesi di stop, iniziare ad allenarsi su un campo più grande ha i suoi valori. Queste sono scelte che devono essere subordinate alle responsabilità, noi abbiamo chiesto un protocollo che chiarisca».

LO SCONTRO COL MINISTRO – Tommasi parla dei recenti screzi del mondo del calcio col ministro dello sport Vincenzo Spadafora: «Lui ha motivato la scelta, io ho motivato il valore dell’allenamento individuale. Non c’è ancora un protocollo e ancora non ce ne sono per gli sport individuali, noi abbiamo detto di prendere un protocollo di altri sport, si può fare, serve la volontà anche di chi deve aprire il centro sportivo».

PROBLEMI DI PROTOCOLLO – Secondo Tommasi ci sono anche problemi nella validazione dei protocolli: «Ci sono anche le responsabilità del datore di lavoro, c’è tutta una serie di catene che si devono unire, ci sono giocatori che vorrebbero tornare subito in campo, altri che vorrebbero certezze maggiori. Tutti vogliono tornare a giocare, ma tutti concordano che ci vuole una progressione. L’apertura agli sport individuali ci spinge ad affrontare un protocollo, sempre che ci sia, il protocollo per gli allenamenti dal 18 non è stato ancora validato e speriamo di poterlo avere per lunedì o per il 18. Sempre che ci sia la volontà di tutti, ci sono presidenti che non se la sentono di prendere la responsabilità, parlo di buona fede di tutti».

SICUREZZA E PROTOCOLLI – Tommasi individua in garanzie e protocolli una condizione imprescindibile: «Le situazioni ad oggi sono il protocollo per il 18 che non è stato validato e deve essere rivisto e siamo anche preoccupati, perché se non è pronto il protocollo è difficile immaginare di tornare a giocare. C’è stata un’apertura per vedere di studiare un protocollo non previsto prendendo spunto dagli sport individuali per farne uno sugli allenamenti individuali negli sport di squadra. Con l’attuale decreto non è possibile, ma se si trova un protocollo si può applicare anche al nostro sport. Quella di lunedì 18 è un’incognita che ci si aspettava fosse approvata e validata dal ministero sempre partendo dalle due paroline “in sicurezza”. Quello è il punto focale speriamo venga validato e si possa arrivare al 18 con voglia di riprendere. Più di una società non ha struttura propria, altre non hanno spazi, altre non hanno disponibilità alberghiere. Come in tutte le situazioni c’è chi ci marcia e strumentalizza alcune situazioni e noi ci dobbiamo preoccupare della sicurezza, la validità dell’allenamento individuale sul campo sportivo. La sensazione che il calcio sia visto in un certo modo e antipatico ad altri sport e preso di mira sono considerazioni che valgono sempre, noi che dobbiamo lavorare per fare delle scelte dobbiamo concentrarci sui fatti. Oggi il calcio ha un valore di indotto non indifferente, ha dei numeri non indifferenti che non ha nessun’altra attività sportiva e quindi ha un’analisi più approfondita ed è ovvio che in questo si inserisce chi non ama il calcio».

NECESSARIA UNA SCELTA CONDIVISA – Tommasi ribadisce la necessità di una scelta condivisa, ma aggiunge anche che il calcio si affida alla comunità scientifica: «Quello che sta succedendo in Germania, si stanno già allenando con precauzioni, lo stanno facendo perché il livello di rischio in Germania era sotto un certo livello, cosa che in Italia non c’è ancora. Non stanno giocando, l’abbassamento del rischio di consente di fare gradualmente delle cose. Ci rimettiamo alle scelte e alle responsabilità del comitato scientifico e del Governo. Il “rischio zero” non ci sarà, qual è il rischio calcolato per ripartire non sta a noi dirlo. Al di là della salute dei giocatori il rischio calcolato se lo deve prendere anche chi mette in campo i giocatori, non c’è opposizione unilaterale di chi va in campo, c’è gente che si prende dei rischi. Bisogna vedere cosa significa “fare calcio” prima che sparisca il virus, ci rimettiamo alla comunità scientifica. Ogni mattina vediamo che rischi ci possiamo prendere. Il calcio non è un’azienda indipendente, se si gioca devono giocare tutti e questa deve essere una scelta condivisa. In questo momento la cosa più importante è la comunità scientifica, l’orizzonte temporale è un altro. Vorremmo riuscire a finire la stagione, ma il tempo è poco, stiamo correndo. Questa epidemia ci insegna che l’orizzonte temporale è un elastico e solo la nostra speranza lo accorcia».


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