Spalletti: “Non è facile tenere la concentrazione sempre alta. Anche ieri…”

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12 novembre 2018, 13:03
Ancelotti Spalletti

Durante l’evento dedicato alla Panchina d’Oro in corso a Coverciano è intervenuto anche l’allenatore dell’Inter Luciano Spalletti. Ecco le sue parole, riportate dal sito “TuttoMercatoWeb”

VITA DA ALLENATORELuciano Spalletti ha raccontato le sue esperienze da allenatore, con un riferimento anche alla partita di ieri persa dalla sua Inter contro l’Atalanta: «L’esperienza che ho fatto all’estero ti permette di vedere casa tua da fuori, e ti dà quella conoscenza effettiva che puoi usare con i giocatori che vengono dall’estero, puoi mettergli a disposizione le problematiche che hai vissuto come la lingua. Quello che mi dà fastidio dei miei colleghi delle categorie inferiori è che si lamentano di molte mancanze, persone come Carlo Ancelotti e Fabio Capello hanno le stesse difficoltà di inizio percorso, se si fa questo lavoro ci si prova a imporsi, a essere un punto di riferimento, ti devono riconoscere come uno che ha il comportamento per percorrere la strada che si vuole. Andiamo a prendere le cose più semplici, in cui hai un riscontro corretto, si parte dalle cose più semplici per poi caricarci quella successiva. In Russia ci sono arrivato non conoscendo niente, neanche la lingua, i calciatori mi sembravano tutti uguali, ma già lì si capiva che sono disposti a togliersi qualcosa a livello personale per il collettivo, e per me era una qualità fondamentale perché cercavo il risultato di squadra, cosa che in Italia si fa un po’ più di difficoltà. La lingua, il freddo, le distanze sono problematiche cui non era abituato e che ho trovato in Russia. In allenamento si faceva una piccola riunione in palestra in cui ci si diceva che risultati volevamo raggiungere in allenamento. Devi usare il traduttore per esprimere bene i concetti, ci sono momenti in cui non riesci a tenere gli occhi aperti dal freddo. Anche lì c’è però la tecnologia, riprendevamo gli allenamenti per portare qualcosa di concreto, la sera si riguardavano e il giorno dopo si andava a migliorare dove volevamo. Loro hanno la loro storia, le loro usanze, ti devi adeguare: una volta dovevamo andare a giocare in Cecenia, mi chiesero di non andare in ritiro, io venivo dalla nostra mentalità e imposi la mia idea perché dovevamo giocare a 3 ore di volo da San Pietroburgo (Spalletti allenava lo Zenit, ndr), non si poteva fare tutto in un giorno. Queste esperienze ti danno degli insegnamenti, infatti ho capito perché non volevano fare ritiri e da allora non ne abbiamo più fatti. Pian piano siamo riusciti a creare un rapporto di stima e fiducia reciproca perché io ero andato lì per restarci, e infatti 4-5 anni ci sono rimasto. All’inizio era difficile anche andare a prendere da mangiare perché non capivo nulla. Ma ho trovato una disponibilità anche tattica, apertura totale, abbiamo cominciato un discorso lungo ed è stato un bagaglio importante che mi sono portato dietro e che ho ancora addosso. Secondo me abbiamo fatto dei passi avanti importanti nel modo di allenare, quando ho cominciato a fare l’allenatore si faceva toccare poco la palla con i piedi ai portieri, ora i due centrali difensivi sono dei veri registi della squadra, ora ci sono zone di campo in cui non puoi neanche sostare o vengono a pressarti subito. C’è questa alternanza che ci è successa anche ieri che non ti fa mantenere sempre una concentrazione alta, non è facile perché quando chiedi ai calciatori di essere sempre attenti su alcune cose, perdono un po’ di creatività. Quelli che sentono la musica, che sembrano prendere le cose con leggerezza, ci mettono poi più creatività in campo. Quando ho detto che il Barcellona si scalda solo pochi minuti mentre se lo facessimo noi perderemmo, è perché loro sono più veloci a prendere subito quello che serve per la partita, dobbiamo abituarci anche noi a questo doppio salto dall’essere più scanzonati e leggeri al metterci il ghigno e mettersi di traverso per non far passare l’avversario. Noi facciamo una o l’altra fase, dobbiamo farle entrambe: rilassarsi con la musica ma poi entrare in campo con il massimo della concentrazione».







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