Spalletti: “Felici se arriviamo secondi. Inter gioca anche senza Rafinha”

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5 novembre 2018, 12:20
Spalletti Conferenza Stampa

Luciano Spalletti ha appena terminato la conferenza stampa alla vigilia di Inter-Barcellona, quarta giornata del Gruppo B della UEFA Champions League 2018/19 in programma domani sera, dopo Keita e Borja Valero. Ecco il contenuto della sua conferenza ripreso in diretta da Inter-News.it

Quanta fiducia vi danno le ultime partite per il tipo di gara che dovete fare domani contro il Barcellona?
«Abbiamo sempre detto che possiamo giocare contro tutti e siamo ancora quelli lì. Che poi la squadra stia facendo bene come gioco e risultati rafforza il fatto che questa è veramente l’occasione per vedere se possiamo giocare alla pari contro chiunque. Quando si parla di Barcellona si parla del livello più alto di difficoltà che si può avere andando a fare questo gioco».

Il suo primo pensiero quando ha visto la convocazione di Lionel Messi?
«Come hanno fatto vedere nelle partite in cui è mancato, loro hanno una mentalità di squadra e un modo di ragionare e di essere sempre dentro le massime potenzialità di sviluppo del gioco che fa la differenza. Poi è chiaro che Messi mette la ciliegina sulla torta, Messi è la maglietta che chiedono tutti i bambini che sognano di diventare calciatori. Quando nel mirino dei bambini c’è questo, è segno che è il migliore, che fa vedere tutte le qualità che ci vogliono per fare questo gioco. Lui tocca la palla quattro volte per aspettare gli altri, perché va il doppio a frequenza, velocità d’esecuzione e di pensiero. Però è tutta la scuola che hanno dietro e il ragionamento che portano avanti da anni che dà forza a questo club e lo fa essere uno dei club più forti al mondo».

Ha detto che rimandate indietro le raccomandate relative all’Inter del Triplete, Borja Valero ha detto che col Barcellona sarà difficile perché siete abituati a tenere palla mentre con loro è complicato. Si può trarre ispirazione da quell’Inter, almeno dal punto di vista tattico, visto che il Barça giocava in questo modo anche in quella semifinale e quindi saper aspettare e ripartire velocemente con l’arma del contropiede?
«Secondo me no. Il calcio è sempre uguale quando si vuol trovare qualcosa che accomuni tutto, però poi devi avere un’idea, devi andare dentro gli spogliatoi, la devi proporre, costruire, preparare degli allenamenti. Il modo di ragionare e comportarsi dev’essere quello. Noi siamo partiti un anno e mezzo fa, secondo me stiamo andando nella direzione giusta perché poi quella cosa la devi mettere in pratica. Io posso avere un’idea sensazionale ma c’è da andarla a costruire, appoggiarla sul campo e sviluppare. Non è come schiacciare un interruttore per cui si accende una luce in spogliatoio e si fa così, ma è l’abitudine, il modo di lavorare e di parlare negli spogliatoi ha un valore, è la qualità della professionalità che sposta poi le cose. Sì, il calcio è uguale, undici contro undici. Anche i palloni sono uguali, sono tondi, cambia solo il materiale. Per cui noi, quando loro costruiscono, dobbiamo avere dei comportamenti per andarli a prendere e togliere loro questo spazio e questa scelta dei tempi di costruzione dell’azione, altrimenti ti schiacciano, ti chiudono e ti portano ad ammucchiarti vicino alla tua area di rigore, poi per ripartire ci vogliono giocatori con gamba di cento metri facile! Ci vogliono giocatori con resistenza nel non prenderla mai e andare a destra e a sinistra, poi ci vuole la qualità di sviluppare tutte in gol quelle poche volte che ti presenti da loro. Quando sei costretto a giocare nella tua area è un vantaggio enorme per gli avversari, perché lì dentro succedono le cose più importanti per il risultato della partita. Più distante si sta dall’area di rigore e meglio è. Per cui non è la stessa cosa per me».

Ha detto che se l’Inter preparasse le partite come le prepara il Barça perderebbe sempre 18-0, qualcuno lo ha interpretato come una critica, lo era o era un elogio?
«Bisogna che rifaccia un’altra domanda io a lei: perché una critica? Dove si può prendere come critica? Sono usciti in campo all’ultimo momento, hanno talmente la qualità di condizionarsi da soli che non hanno bisogno di una preparazione di due giorni precedenti per una partita. Loro sono già a quel livello che noi stiamo cercando di preparare da giorni, per cui non mi permetto assolutamente di criticare nessuno per l’educazione che mi hanno dato. E poi se si parla di andare a criticare qualcuno, prendo il Barça? Non vedo dove stia questo tentativo, io penso che quella sia la strada da seguire, mi piace e vorrei trasferirla dentro la mia squadra come mentalità e modo di approcciarsi alle partite. Significherebbe poi avere un modo di lavorare più veloce per agli obiettivi. Il Barça è stato il riferimento di tutti gli allenatori non solo di calcio ma in generale anche in altri sport, per cui complimenti».

Dopo l’andata ha chiesto ai suoi un atteggiamento diverso, da Inter. Domani cosa dovrà cambiare anche sotto l’aspetto tecnico e tattico?
«Non siamo riusciti a tenere palla, quando l’abbiamo riconquistata, per il tempo che ci avrebbe permesso di invertire la tendenza dello sviluppo della partita. Dovremo essere più bravi perché a loro non piace quando la palla ce l’hanno gli avversari e tentano di venirla a strappare subito. Si comportano da squadra, gli spazi saranno stretti e i tempi di ragionamento corti. Lì c’è da esibire personalità, qualità, dopo aver fatto qualche tocco di palla e averla spostata in due o tre elementi. Allora si riesce a trovare poi un po’ di largo, difficile trovare spazi ampi per giocare. Ci vogliono qualità elevate, di palleggio e personalità, per riuscire a vedere ciò che non guardo prima con la testa che con gli occhi».

Nelle ultime due partite avete giocato bene con un modulo un po’ diverso a centrocampo. Con il rientro di Radja Nainggolan questa cosa è ripetibile o si tornerà al 4-2-3-1?
«Ripetibile. Nainggolan è un giocatore completo nella metà campo, ma va valutato nell’allenamento di oggi perché viene da quel problema e avendo giocato 10 minuti contro il Genoa possiamo avere un’ulteriore risposta dalla difficoltà del problema nell’ultima partita. Però lui sa fare anche il mediano, è partito da mediano. Quando lo abbiamo invertito di posizione nella Roma, dove Miralem Pjanic era trequartista e l’abbiamo portato a giocare mediano e viceversa è successa la fine del mondo. Si sono scomodate le penne più appuntite del giornalismo sportivo. Poi dopo molte gomme, cancella qui e là e non si ha più traccia, ma Nainggolan parte da mediano, può fare il trequartista e stare nella via di mezzo a fare il centrocampista. Anzi, forse è la cosa più corretta, perché non è quel trequartista che palla sui piedi salta due avversari spalle alla porta, lo fa di vampate e ha questa qualità di montarti addosso con impeto, entusiasmo e forza nel non darti tempo di ragionare e ti crea la difficoltà di costruire comodo».

Troppo avventato pensare alla prima posizione nel girone? Cambia tanto tra primo e secondo posto?
«In questo gioco non dobbiamo mai essere presuntuosi, anche se lo facciamo per stimolarci. Noi dobbiamo ancora guadagnarcela tutta la qualificazione, abbiamo partite difficilissime. Quando c’è stato il sorteggio abbiamo detto che il conto del nostro posizionamento lo avevamo pagato tutto partendo dalla quarta fascia. Essere ora nelle condizioni di poter passare il turno e dipendere da noi perché abbiamo fatto passi importanti dev’essere la cosa fondamentale che ci dà il massimo d’attenzione. Noi saremmo felici di passare il turno da secondi qualificati».

L’Inter sta andando bene anche se peggio rispetto a un anno fa quando c’erano quattro punti in più, il dato dei dodici giocatori in gol e la miglior difesa sono dati che la inorgogliscono?
«Sono dati che riescono a dare più valore di quei quattro punti che mancano. C’è la considerazione che il nostro è un campionato di livello, verso l’alto. Ci sono squadre costruite bene che hanno avuto momenti di difficoltà ma che renderanno un’alta classifica composta da diverse società. Bisogna stare attenti a fare sempre i confronti, sono sempre i contesti che contano, è una crescita continua nell’andare a proporre un calcio migliore in qualità di sviluppo in funzione ai punti e alla classifica».

Ernesto Valverde, con Messi infortunato, ha scelto Rafinha nelle ultime partite. Come lo ha visto? Si pente di non averlo preso in estate?
«Non so come rispondere su di lui. Mi sembra di aver già detto tutto. Ripeto che è stato un calciatore importante affinché fossimo qui a giocare queste partite, ha determinato. Poi, arrivati in fondo, c’erano delle scadenze e dei prezzi in base ai quali non potevamo fare l’operazione. L’avevo già detto l’altra volta, lei era attento o disattento? Era disattento. Non potevamo prenderlo in quel momento, il Barça voleva quei soldi e non si poteva fare. Avremmo tenuto anche Joao Cancelo se avessimo potuto, ma non abbiamo potuto farlo perché c’erano vincoli e paletti da rispettare, e la società ha fatto bene. Se poi vogliamo metterla che sia stato io a non averlo voluto è uguale, sono 25 anni che dalla mia posizione devo fare delle scelte. Rafinha è un gran calciatore e persona spettacolare, può diventare elemento forte di una squadra ma si può giocare a pallone anche senza di lui. Funziona così nel calcio, conta la squadra che dà risalto all’elemento e non è mai al contrario. Lo ritroverò volentieri e lo allenerei di nuovo volentieri. Ma lui ora gioca nel Barça e tenterò di rifarci gol come ha fatto nella partita precedente».

Valore dell’avversario a parte, la mentalità giusta è quella di cercare di vincere oppure anche di accontentarsi di un altro risultato?
«Altra cosa da non fare. Quando c’è una palla che torna verso il portiere bisogna andare a guadagnare campo, non si sta nella nostra metà campo a dargli palla. Bisogna guadagnare metri, posizionarsi guadagnando campo e portando una pressione. Se non siamo stati bravi a farlo in maniera corretta si girano le spalle si scappa indietro un’altra volta. Dipende sempre dal tipo di conduzione che hanno avversari se scappare o rimanere lì».

Cambia il vostro atteggiamento in base alla presenza o meno di Messi? La sua presenza è una preoccupazione?
«Lo è per tutti. Però poi l’atteggiamento non cambia, bisogna aumentare le letture e l’imprevedibilità. Non andiamo a marcare uomini ma spazi, prendere posizioni di coperture di spazi. Consideriamo prima la posizione del compagno di squadra, poi dell’avversario. Però con Messi è un’altra cosa, è chiaro».

Per il lavoro che state facendo c’è la possibilità che lasci un’impronta come Johan Cruijff o Pep Guardiola?
«Quello è il discorso, andare a lavorare in maniera profonda e portare il messaggio ai componenti di quello che deve essere il calcio che si vuol giocare. Però poi per confrontarsi con queste squadre ci vuole un tempo di esecuzione. Non si può fare in un attimo e ci vogliono degli elementi giusti, degli esecutori con quelle qualità e caratteristiche. E’ chiaro che è fondamentale trovarle negli elementi di cui disponi. Un elogio che faccio a calciatori e società è che se si va a vedere quanto tempo ci hanno messo quelle squadre del livello contro cui giochiamo e con cui ora siamo alla pari. Maurizio Sarri ci aveva lavorato due o tre anni per arrivare a quel livello. Carlo Ancelotti lo ha modificato, ma giocano un calcio bellissimo. Noi siamo arrivati a trenta punti. Ora si comincia a ragionare che siamo meglio del Napoli. Secondo me si scavalla nella presunzione. Il Napoli è forte e ha una mentalità così da anni. Noi lo scorso anno abbiamo fatto un bel campionato ma abbiamo perso i nostri connotati in alcune occasioni e questo non deve succedere. Poi puoi perdere ma nello sviluppo trovi sempre la base del lavoro che stai facendo. Noi siamo cresciuti. C’è da rimanere in questo livello di calcio. L’anno scorso siamo partiti forte e poi abbiamo avuto delle difficoltà, il vampiro della Pinetina ha risucchiato il sangue a tutti. Ora dobbiamo tenere il livello. Sono tutte cose a cui ti abitui lavorandoci».

Massimiliano Allegri il Barcellona è favorito per la Champions, l’Inter è costruita per vincere lo scudetto. Come si pone di fronte a queste due affermazioni?
«Mi ci pongo facile (ride, ndr). Dico quello che pare a me, si tenta di creare più attenzione possibile verso gli altri. E’ un giochino che si fa in questa professione. Loro sono più forti di tutti e probabilmente il campionato lo rivinceranno loro se non trovano una squadra che fa cose incredibili. La vittoria del Barcellona in Champions è possibile, anche nel confronto con loro. Il Barça è attrezzato per arrivare prima. La Juventus ha delle potenzialità, ma il Barça è fortissimo».







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