Spalletti: “A fine stagione tirerò mie somme! Icardi e Perisic…”

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2 febbraio 2018, 17:37
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Luciano Spalletti ha parlato in conferenza stampa alla vigilia di Inter-Crotone, sfida in programma domani sera a San Siro alle ore 20.45: di seguito le dichiarazioni del tecnico nerazzurro, riprese in diretta da Inter-News.it

Si userà cautela con Mauro Icardi. Al suo posto ci sarà Eder?

Icardi non è convocato, per cui da casa non può giocare domani (ride, ndr). Ha questo risentimento muscolare che si poteva anche cercare un recupero fatto di incertezza quindi abbiamo optato per il sicuro, per non creargli ulteriori problemi. Emmers è convocato.

Si aspettata un rinforzo in più a centrocampo?

Si possono riprendere le interviste dall’inizio dell’anno su questo discorso qui, soprattutto le risposte. O si fa finta di non capire oppure c’è un’altra volontà. Per quanto mi riguarda, il vero smacco del mercato è non essere riuscito a proteggere i nostri tifosi dalle false aspettative perché poi vengono trasformate in grandi delusioni e di questo poi ne risentono gli sportivi e si crea un malessere tra gli sportivi e il mondo in cui si lavora e che si ha a cuore, oltre ad aggiungere confusione nella testa dei calciatori che da tutti i nomi che si è fatto ne percepiscono poi un’idea che molti di questi dovranno essere sostituiti. Io ve l’ho detto prima di cominciare la stagione questo discorso, ora mi avete fatto dire di aver chiesto calciatori e che non sono contento. Non so come usano fare gli altri allenatori, con me non parlate per cui non mi raccontate perché come sono io non lo sapete. Voi raccontate quello che immaginate e quello che vi pare perché poi questo discorso dell’irresistibile fascino del “gli ha creato casini” è una cosa che vi garba molto. Con me non parlate al telefono la sera, per cui fatemi il piacere di non raccontarmi alla gente che mi guarda perché non sapete come sono io. Non ho mai detto che mi mancano calciatori, ho solo detto che se si fanno male Ranocchia, D’Ambrosio e Miranda tutti insieme devo far giocare un altro. Non mi aspettavo nulla. I direttori sono stati bravi a inserirsi dentro questi equilibri che bisogna avere per il mercato. Io sono in disaccordo con me stesso perché devo fare di più e penso a quello che devo fare io. Noi da qui in avanti giochiamo nella dimensione in cui siamo, non in quella in cui ci piacerebbe essere, parlo soprattutto del momento perché il discorso in generale è diverso. Il momento non è a posto e non va bene, ma ora dei calciatori e di tutte queste situazioni a me non tiratemi in ballo. Ora la prossima volta porto la registrazione di quello che ho detto, perché non c’è peggior sordo di quello che non vuole sentire. Ho solo precisato quello che ho detto, è chiaro che i nostri tifosi ora subiscono una delusione da quello che gli si è fatto credere. Io non ho detto che è colpa dei giornalisti, ho detto che questo discorso qui non viene da me. Io non mi aspettavo nessuno e non voglio nessuno. Non è che ci parla qualcun altro con voi… Questa è una cosa di cui parleremo con i direttori a fine stagione. Per ora è importante fare risultati, è importante per noi capire che dobbiamo lavorare in questo momento che stiamo attraversando. Si può cambiare solo con un modo, vale a dire fare un lavoro duro giorno dopo giorno che non crei turbative alla testa, che è la cosa più difficile poi da fare perché ai calciatori piace più parlare di gol e belle giocate, di divise portate in un certo modo e invece ora bisogna parlare di che qualità abbiamo esibito, di mettersi in discussione nei momenti difficili, però bisogna andare a sporcarsi le mani: l’attenzione è solo in quella direzione lì.

Era ovvio che per come stanno alcuni elementi forse sarebbe servita qualcosina in mezzo al campo. Come pensi di ovviare per ritrovare quel dinamismo e quello sprint che adesso manca?

Secondo me le differenze sono sottili, noi in questo momento siamo caratterizzati da quello che è il nostro peggior giocare a calcio, sembra che l’Inter sia diventata la squadra che ha preso la forma del peggior giocatore che ha a disposizione, si può poi riprendere la forma del calciatore migliore attraverso il lavoro quotidiano. Faccio un esempio, non c’è peggiore o migliore ma non è detto che tutta la squadra debba farsi caratterizzare da quell’elemento lì che al momento non è brillante. Si può andare a cercare di somigliare a tutte quelle qualità che ci hanno permesso di essere calciatori e allenatori dell’Inter. Io ho parlato di Ramires in alcuni momenti perché è un calciatore completo, poi da quando il Presidente mi ha detto che era una cosa che non si poteva fare – perché poi anche lui è una persona coerente e corretta -, perché io quando ho detto che abbiamo dei limiti che non possiamo oltrepassare ho detto la verità perché me l’ha detto lui e non me la sono inventata io per dire qualcosa in conferenza. È tutto abbastanza normale in generale, poi questo momento qui lo dobbiamo spazzare via e attraversare e quindi a centrocampo dobbiamo tornare a far meglio con gli elementi che abbiamo avendo qualcosa di nuovo come Rafinha che ha qualità. Quando l’altra settimana ho detto che l’ho trovato meglio di quello che pensavo mi riferivo al fatto che ogni tanto andasse gestito per via del ginocchio e invece aveva fatto degli allenamenti duri da reggere nell’altra settimana. Abbiamo fatto un paio di punte sotto lo stress articolare importante e pensavo che ne avesse risentito e invece è andato tutto bene. Poi questa settimana lo abbiamo dovuto gestire perché ha avuto quel sentore che invece non aveva avuto prima, per cui è normale ed è uno di quelli che ci può dare qualità.

Gli screzi social tra alcuni giocatori possono mirare l’armonia dello spogliatoio?

I social funzionano così, in questo mi sono fatto anche un appunto perché pensavo fosse la prima domanda e volevo arrivarci pronto: viste da dentro per come le raccontate queste cose qui paradossalmente oltre che farci divertire ci uniscono anche, perché si ride dato che i giornali li leggono tutti. Però anche su questo poi c’è da tener conto, ed è la cosa pericolosa, dell’effetto che fa sui tifosi perché si trovano a pensare che la loro fede calcistica, che la loro passione sia nelle mani di bambini e non di professionisti perché questi discorsi qui fanno pensare questo al tifoso che sta a casa. Anche domani son 50.000 e son tanti per il momento che stiamo attraversando, a loro posso assicurare che hanno a che fare con professionisti veri che tengono al lavoro che fanno e che vogliono dare la più bella soddisfazione ai propri tifosi, cioè riportali in Champions League. Poi naturalmente c’è da fare anche una riflessione intelligente su quello che comporti trattare queste cavolate a finestre aperte, ci sono delle cose che non vanno portate dentro lo spogliatoio e sono delle cose personali. I social sono importanti ma qui si fa un lavoro dove non si possono portare le cose personali e bisogna non provocare inutili preoccupazioni ai nostri tifosi perché questi ci seguono e sostengono tutte le domeniche e sono lì a soffrire per la propria squadra, per cui questa riflessione la dobbiamo fare io compreso perché ogni tanto scrivo e devo fare attenzione di non andare poi a creare questi dubbi nei nostri tifosi. È chiaro che ora al tifoso, dopo che gli si dice tutti questi nomi, l’entusiasmo gli viene a calare nei nostri confronti e l’equilibrio del nostro campionato è sottile. Spero non abbassino il loro entusiasmo, anzi li ringrazio perché dimostrano una grandissima maturazione, hanno carattere forte e testa solida nel continuare a credere perché poi credere non è per forza applaudire o ridere come uno plastificato, vuol dire anche fischiare, essere dispiaciuto per un’azione andata male. Insomma, qualcosa che a vedersi non fa tanto figo. Quello che diventa importante è che loro siano alla stadio, questo fa vedere che loro ci credono veramente, c’è gente che ritorna a meta notte a casa per venire a vedere le partite e di questo noi ne dobbiamo tener di conto, diventa fondamentale. Ci deve essere in generale un rispetto per queste persone qui.

Dandole atto che lei è sempre il primo a metterci la faccia ed è la persona che ha cercato di ricompattare l’ambiente che in passato ha vissuto difficoltà, è ovvio che se anche una persona come Enrico Mentana arriva a dire che se non si è in grado di gestire un club si deve pensare un po’ su sarebbe bello capire che cosa ci si deve aspettare da questa gestione, perché l’Inter è sempre stata abituata a competere per grandi traguardi. Sara ancora così?

Per quello che è stato detto ognuno faccia riferimento poi al soggetto dal quale si è ricevuto nomi, cognomi e situazioni. Per quanto riguarda l’Inter io dico che noi abbiamo tutti gli ingredienti per poter competere e arrivare al traguardo che è importantissimo ma allo stesso tempo difficilissimo, perché i tifosi prendono coscienza che è difficile e bisogna esserci sempre per dargli mano, perché noi abbiamo le qualità per poterci stare e anche i numeri lo dicono. i numeri in generale, non solo quelli di vittorie e sconfitte. È chiaro che in questo senso bisogna fare chiarezza perché i traguardi si possono raggiungere in tanti modi: lavorando, spendendo soldi anche più di quelli che abbiamo e magari poi non fare risultati lo stesso. Per cui cosa ci dobbiamo aspettare? Dobbiamo lavorare in maniera seria e corretta, dire le cose vere e non trarli in inganno, per quanto riguarda me a fine anno si tireranno le somme di ogni cosa, si hanno tanti dati a fine anno e si farà veramente il confronto su quello che è stato il rapporto: se è stato vero, intero o parziale. Sempre per quanto mi riguarda, allo specchio bisogna andarci a volto scoperto perché serve vedere l’espressione vera delle persone, è quella che fa la differenza. A noi non spetta niente di diritto, che si abbia quella storia lì è vero ma non ci spetta niente. Noi dobbiamo ricostruire per stare in quella dimensione lì ma la cosa fondamentale è quella di non creare quelle false aspettative perché poi si rimane delusi involontariamente. Noi ci nutriamo del sentimento e del modo di essere dei tifosi e quindi assorbiamo anche la loro delusione. Su Ramires mi è stata data la spiegazione, per Pastore non dovete parlare con me ma con chi ve l’ha detto. Io ho solo fatto una battuta e quindi vuol dire che la vedevo in modo improbabile perché poi ci sono numeri e stipendi, noi non si può aumentare budget sugli stipendi per cui è un fatto fondamentale. Pastore sicuramente guadagna più dei nostri calciatori, per cui devi fare un’uscita e mettere a posto i numeri. Poi avendo già preso Rafinha che ha simili caratteristiche io dico che i direttori hanno apportato sicuramente qualcosa di positivo e qualitativo che è simile a quel giocatore lì. A proposito di numeri, quando voi dite che Icardi ha segnato 14 gol senza rigori, 5 palloni glieli ha passati Perisic cioè la stragrande maggioranza degli assist e quelli li sapete ma a voi interessa far casino adesso. Comunque, 5 glieli ha passati lui poi il flusso dei passaggi è fondamentale e quelli che passano più palla a Icardi sono Perisic e Vecino: la percentuale dei passaggi fatti è questa qui. Poi quello poco sotto è Brozovic e gli passa metà palloni perché ha giocato metà partite. I numeri uno li fa apparire come più gli fa comodo.

A due mesi dall’ultima vittoria, come si batte la squadra di Walter Zenga domani?

È vero, a due mesi dall’ultima vittoria bisogna essere forti, essere convinti che ci sono anche altre cose che ci hanno accompagnato a questa classifica che andavano bene per cui bisogna andare a riprenderle in mano, quindi usare di più quelle condizioni lì perché quella è la storia vera. Poi c’è anche questo momento qui dove troveremo un Crotone con un ritrovato entusiasmo perché Zenga l’ho conosciuto bene ed è un grande professionista e un buon tecnico. Dobbiamo riuscire a tenere bene il pallino in mano, dobbiamo costruire bene con qualità da dietro, riuscire a stanargli questo fortino che cercheranno di fare. Bisogna stare attenti a non subire la loro veloce ripartenza perché quando riconquistiamo loro avranno il comportamento dell’animaletto che esce dalla tana. Io vedo dei segnali positivi sotto l’aspetto dell’allenamento, dell’interesse di quello che facciamo ma lo avevo visto anche nelle altre settimane quindi bisogna fare qualcosa di più. Simo vogliosi di determinare qualcosa.

Quando le cose andavano meglio e si parlava di scudetto mettevi tutti in guardia sul fatto che il momento difficile sarebbe arrivato. Se lo aspettava così lungo? In queste settimane senza vittoria ha visto riaffiorare problemi del passato?

È chiaro che poi ho giocato altri campionati e so quando le cose non sono a postissimo, si può avere il momento dove viaggi sulle ali dell’entusiasmo e con il vento in poppa e poi si può avere un momento più delicato e se non siamo fortissimi e con la testa solida il cervello ragiona con la tendenza di eliminarci delle alternative e si assume la forma del momento che si sta attraversando. Dunque me lo aspettavo il momento negativo, ma non così lungo. Non mi aspettavo che durasse tanto. Non lo temevo il crollo del passato, pensavo fosse una cosa superata tanto da metterla sul gioco. Pensavo che la mia squadra avesse raggiunto un livello di solidità e forza mentale che mi permettesse di stare al gioco, invece bisogna raschiare sul fondo del barile delle nostre risorse e non c’entra niente la mancanza di un giocatore o di un altro perché bisogna far bene. Soffri e hai il timore che ti succeda il peggio e ti succede. C’è da raschiare e spaccarti le unghiette dei piedi soprattutto per riportare in superficie la qualità che abbiamo.

Quando parla di fare chiarezza a fine campionato, farà la somma rispetto a quello che le era stato detto o rispetto a cosa?

La somma dell’intero decorso e di quello che è stato l’essere interista, il vivere dentro la Pinetina otto/dieci ore al giorno di media minimo. Standoci dentro e vivendo le persone, perché io non mi soffermo solo al fatto estetico ma mi comporto da amico e infatti di amici ne ho tanti, quando si arriva in fondo si ha una conoscenza superiore e le analisi si fanno complete perché ora siamo a meta stagione e quindi si parla di parzialità. Su calciatori e allenatore fino a due mesi fa si aveva un’idea, ora invece se ne ha un’altra: le cose i modificano perché bisogna andare nella direzione delle cose altrimenti rimani emarginato dal contesto in generale e allora ora c’è questo percorso per cui in fondo si tirano le somme. Ora non ci sono le preoccupazioni per tirare delle somme, noi siamo quarti in classifica per il momento e insieme a noi ci sono squadre importanti. L’anno scorso di posti in Champions League ce n’erano solo 3, ora ce n’è uno in più però poi le squadre crescono, lavorano, creano ambizioni continue perché cosi bisogna fare. Se tu la costruisci bella chiara l’ambizione ne diventi partecipe, per cui è questo discorso qui in generale. È tutto sotto controllo, tutto tranquillo: bisogna uscire da questo momento qui e da questa serie di risultati brutti, dove poi non c’è la prestazione che ti fa pensare di essere allo sbando. Anche domenica scorsa non abbiamo subito tiri in porta però c’è sostanza diversa tra gol presi e gol fatti, abbiamo bellissimi numeri sotto l’aspetto generale ma il momento adesso è questo qui.

Questo raschiare il fondo del barile da cosa passa? Qual è il percorso?

È il livello di sforzo, la persistenza, l’energia che si mette in un lavoro continuativo nel tempo, poi chiaro che vanno fatti discorsi corretti. Per esempio, va messo davanti a ogni decisione, a ogni comportamento il bene dell’Inter. Qualsiasi pensiero tu fa devi mettere davanti l’Inter. Ed è quel discorso del quotidiano, di come lavori, di come ti presenti e poi c’è questo fatto che i giocatori non gli piace stare dentro questo condizionamento e reagiscono in maniera più difficile proprio perché siamo all’Inter ed è abituata a stare lì, pero ora bisogna calarsi nella realtà in cui siamo, perché siamo in difficoltà.

Lei prima ha detto che dato che siete l’Inter non dovete guardare a chi c’è o non c’è, ma non avere Icardi e avere Eder cosa significa nell’impostazione tecnica?

Significa che ti viene a mancare il capocannoniere, uno che è bravissimo a finalizzaare nell’area di rigore e hai a disposizione invece uno che sa palleggiare e muoversi di più. Eder è uno che lega di più quello che può essere un fraseggio con i centrocampisti e il mandare dentro un altro giocatore. Noi domani non sappiamo chi sarà a concludere l’azione nell’area di rigore, perché quando c’è Icardi è sempre puntuale ma in questi momenti ci si accorgerà che ce ne sono 2 o 3 che non ci si aspettava.

In vista del Crotone Rafinha è pronto a giocare una porzione di partita più consistente oppure c’è bisogno di cautela?

Rafinha un pezzo di partita lo gioca, o prima o dopo.

In base alla battuta dell’altra volta su tenere unito il gregge, adesso è l’Inter tutta che deve tenersi unita?

Perché se no chi ce la teneva? Con me non funziona il fatto che se si prende lui (Pastore, ndr), non deve essere lo zoccolo duro della squadra a trovare una soluzione. Abbiamo gente come Miranda, Handanovic, Gagliardini, che poi alcune volte non l’ho fatto giocare ma è una persona serissima e un professionista eccezionale. Ogni giorno timbra e mette il marchio sul lavoro. Gli stessi Perisic e Candeva, che ha entusiasmo nel lavoro quotidiano. Poi arriva la domenica e non riparte, però questa settimana ha dato quattro sassate che magari vi farò vedere. Viene uno da fuori e piglia in mano la situazione? Bisogna che sia davvero uno di quelli top e che poi abbia un ruolo strategico all’interno della squadra, uno che la fa girare, un trequartista/mediano basso che abbia le mani in più fasi di gioco. Ma poi bisogna che sia davvero un top player, altrimenti è questa squadra qui che deve prendere in mano la situazione. Non mi aspettavo niente che mi modificasse la vita, me la modifica la squadra che ho conosciuto qui. Di noi racconterà il futuro, vedremo cosa farò io o cosa faranno i giocatori. Si vedrà tutto.







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