Skriniar: “Inter top club, non ho fretta di andare via! Ringrazio i tifosi”

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1 marzo 2019, 23:58
Skriniar

Al termine Cagliari-Inter Sky Sport ha mandato in onda l’intervista integrale a Milan Skriniar realizzata da Matteo Barzaghi in vista della puntata de I Signori della Serie A dedicata proprio al difensore dell’Inter.

«Con i tifosi nerazzurri secondo me ho un grande rapporto. Forse all’inizio non era così quando l’Inter mi ha comprato secondo me era un po’ diverso, forse non ero conosciuto come giocatore e forse pure per il mio nome (ride ndr) e poi piano piano è cambiato e l’applauso che mi ha fatto tutto San Siro quando mi hanno sostituito nell’ultima partita di Europa League mi ha lasciato tante emozioni e quindi voglio ringraziare i tifosi anche per questo perché significa tanto per un giocatore. Legame speciale? Non lo so se c’è, forse mi vogliono bene i tifosi… forse più di altri giocatori. Credo per le mie prestazioni, io cerco sempre di dare il massimo sul campo e questo i tifosi lo vedono e forse per questo mi applaudono. Il mio sogno da bambino era sempre di diventare un giocatore, diventare un top player e giocare per una grande squadra come l’Inter che per me è una squadra grande. Io sono nato da una famiglia che seguiva il calcio, mio papà, mio nonno e mio fratello hanno giocato e quindi anche volevo diventare un calciatore. Il mio idolo da bambino era Ronaldo il fenomeno, lo ricordo bene sopratutto nel Mondiale del 2002 quando è diventato capocannoniere. Come tutti i bambini volevo fare gol e assist, anche io da bambino volevo stare in attacco e forse per quello mi piaceva lui. Il mio ruolo era centrocampista, fino a cinque anni fa ci giocavo ancora e anche in nazionale forse un anno fa ho giocato una partita lì. Da bambino ho giocato in attacco e piano piano sto arretrando… speriamo di non finire in porta (ndr). Adesso questo credo che sia il mio ruolo preferito. Non è facile marcare questi grandi calciatori che giocano in Europa e sopratutto in Italia, secondo me un difensore deve essere preparato per diversi tipi di calciatori. Quando sono diventato difensore e giocavo ancora in Slovacchia per lo Zilina a me ha aiutato sopratutto un allenatore che adesso allena l’Under 21 slovacca. Lui mi ha fatto diventare un difensore centrale, ricordo che era un’amichevole estiva: è mancato un centrale e mi chiese di giocare lì solo per quella partita. Non ero convinto ma dissi di sì perché era solo una partita e io volevo stare a centrocampo ma dopo mi disse che gli ero piaciuto, che mi vedeva lì e che in quel ruolo potevo diventare un grande giocatore e da lì ho iniziato a giocare lì. I difensori più forti al mondo sono Sergio Ramos, sopratutto per la sua personalità, e poi in Italia di sicuro c’è Koulibaly e poi mi piace Virgil van Dijk perché quando guardi il Liverpool vedi subito che è uno che comanda quindi questo mi piace. Secondo me loro tre sono i più forti. De Vrij? Abbiamo un grande rapporto anche fuori dal campo, siamo in stanza insieme pure ad Appiano quindi parliamo tanto anche fuori ma l’importante è sul campo dove stiamo bene insieme e ci aiutiamo e questo è importante per una coppia difensiva. Secondo me è un giocatore forte, è anche un professionista e questo è una cosa che mi piace di lui. Io posso dirgli ogni cosa e lui lo stesso, possiamo dirci tutto anche quando non giochiamo bene. I nuovi Lucio e Samuel? Non lo so, questo possono dirlo i tifosi ma noi non ci mettiamo e quindi non so dirlo. I miei primi mesi in Italia non sono stati facili perché non conoscevo la lingua e non ho giocato quasi niente e ogni tanto non mi sono allenato con la squadra ma piano piano ho cominciato a giocare debuttando nel finale di una partita in casa contro la Lazio. Poi perdemmo in trasferta contro la trasferta ma mi sentivo bene. Poi non ho giocato quella dopo e contro la Juve venni espulso dopo 14-15 minuti… non era un periodo fortunato e ho pensato anche di andare via in prestito per giocare di più perché non ero abituato a giocare poco ma poi ho deciso di rimanere insieme alla Samp. Poi è arrivato Giampaolo e non so perché ma dopo le prime partite, dove avevo fatto degli errori che hanno fatto perdere la squadra, ha continuato a darmi fiducia e devo chiedergli perché lo ha fatto e ringraziarlo se sono qui nell’Inter è anche perché con lui ci si allena tanto tatticamente come linea difensiva e questo mi ha aiutato tanto nella mia crescita. Devo ringraziare la Sampdoria perché mi ha aperto la porta per andare in un club come l’Inter. I primi contatti? Durante l’Europeo Under 21 mi chiamò un mio caro amico, che fa pure il procuratore italiano, per dirmi che c’era la possibilità di andare all’Inter e che avevano già iniziato a parlare con la Sampdoria e io ho subito detto sì e così è nata la cosa. Dopo l’arrivo a Milano e le visite mediche arrivammo in sede per parlare di cifre ma io volevo subito firmare (ride ndr) però si devono sempre fare le cose per bene e alla fine abbiamo trovato l’accordo… io stavo solamente aspettando di firmare il contratto. Ero ancora in vacanza e il giorno dopo sono tornato in Slovacchia, ero contentissimo e non vedevo l’ora di iniziare. Siamo andati subito a Brunico in ritiro e poi in Cina. Ero molto contento, per me erano grandi partite e grandi emozioni. Spalletti mi ha chiamò quando firmai il contratto per dirmi che era molto contento e non vedeva l’ora di iniziare e questo mi ha dato ancora più fiducia. Anche lui mi ha fatto giocare subito dalla prima amichevole. Secondo me è un allenatore che vuole avere tutte le cose a posto e chiaro e questo mi piace. Vuole sapere come lavoriamo come lavorano i reparti singolarmente per avere tutto chiaro e secondo me è un allenatore forte forte. Il derby? Quello che mi ricordo di più è il primo, vinto 3-2 con tripletta di Mauro (Icardi ndr). Il derby si sentiva già nel riscaldamento e nella settimana precedente e questo mi piace e mi dà emozioni. La Juventus? Il derby d’Italia e anche questo si sente, anche quando ero alla Samp la Juve era sempre prima e sapevo che era una partita speciale per tutti e quindi anche per me. La prima l’abbiamo pareggiata e la seconda in casa purtroppo l’abbiamo persa, è stata una partita sfortunata ma è sempre speciale. Sono grandi partite e nuove esperienze per me e mi fa tanto piacere. Il mio primo giorno ero in stanza con Perisic che mi ha spiegato come funziona tutto, anche lui è un grande professionista ma sono in tanti che fanno queste cose e anche io sono così. L’attaccante che mi ha messo più in difficoltà? Devo essere pronto per tutti e devo essere preparato per tutti, in tanti mi hanno messo in difficoltà ma cerco di recuperare più cose possibili… adesso non riesco a dire un nome. Io volevo giocare in un top club sin da bambino e già adesso sono in un top club e come tutti voglio vincere qualcosa di grande e anche più cose perché alla fine si ricorda quello che hai vinto e non quante partite hai giocato. Per tanti il sogno è vincere la Champions League e anche per me però si deve iniziare piano piano. Io personalmente non ho vinto quasi niente ancora e voglio iniziare. Hamsik mi sembra che abbia giocato dodici anni al Napoli e se io dovessi riuscire a farlo qui sicuramente sarei contento. Io non ho fretta di andare via e anche se dovessi rimare qui per altri quindici anni sarei contento perché l’Inter è un grande club e lo può diventare ancora di più visto che negli ultimi non lo è stato come prima. Perché il numero 37? Lo avevo anche nella Sampdoria e siccome ho fatto bene con questo numero l’ho lasciato anche all’Inter ma il mio numero preferito è il 17. In nazionale usavo anche il 3 ma siccome alla Samp erano entrambi occupati ho mischiato e ho fatto 37 e ora continuo ad indossarlo anche all’Inter».

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