Serena: “Inter squadra della vita, che rapporto con Trapattoni e Berti”

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1 Aprile 2020, 10:50
Aldo Serena
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“Tuttosport” ha intervistato Aldo Serena. L’ex centravanti ha ripercorso varie tappe della sua carriera, con l’Inter al centro.

PRIMO RICORDO – «La prima immagine che mi viene in mente? Il flash è la sorpresa che mi venne quando il Montebelluna, la mia città natale e la squadra dove iniziai a giocare, mi cedette all’Inter nel 1978. Ricordo mia madre che mi comprò una borsa nuova e una tuta per andare a Milano. Il viaggio in treno, il cambio a Padova dove mi ritrovai seduto nello stesso scompartimento di Adriano Fedele, all’epoca terzino titolare dell’Inter. Lui stava raggiungendo Milano per andare in ritiro, ma io ero timido e non mi presentai. Poi ci rivedemmo in sede e mi disse: «Ma tu sei il ragazzo del treno».

INIZIO ALL’INTER – «Chi mi ha scoperto? Nessuno in particolare. Venivano tanti osservatori a seguire le gare della Serie D, ma alla fine la spuntò l’Inter che mi prese insieme al Como. Divisero i 150 milioni di lire del mio cartellino, all’epoca non pochi per un 18enne. Avrei dovuto fare il primo anno al Como, ma la squadra retrocedette dalla B alla C e l’Inter, che mi aveva provato in una tournée a fine maggio in Spagna, decise di tenermi».

SCREZI DA DERBY – «Quando tornai all’Inter nel 1983 dopo una stagione al Milan i misi un po’ a riconquistare la fiducia dei tifosi nerazzurri perché a luglio, prima di rientrare, ci fu il Mundialito e segnai una doppietta nel derby con la Curva Sud che mi salutò calorosamente. Però poi con Radice le cose andarono bene, mi supportò perché io facevo quello che mi chiedeva, tant’è che a fine stagione fece di tutto per portarmi con sé al Torino».

TRAPATTONI E L’INTER – «I tecnici che mi hanno segnato di più? Trapattoni insieme a Radice e Rossi, l’allenatore delle giovanili del Montebelluna. Erano diversi, ma capirono quello che potevo dare, sfruttando le mie doti e la mia generosità. Col Trap ebbi un grande rapporto, così come con compagni come Berti, Bergomi, Ferri o Marini: l’Inter rimane la squadra della mia vita, quella che ha segnato i miei anni migliori».

I GOL NEI DERBY – «Ogni derby è un’iniezione di adrenalina che ritorna tuttora se ci penso. Se devo scegliere, opto per due gol: quello in tuffo con la maglia dell’Inter in un derby vinto 1-0 contro il Milan di Sacchi. Un’azione bellissima, finalizzata da me dopo un cross di Bergomi. Venivamo dalla sconfitta col Bayern in Uefa, se avessimo perso avremmo subito un duro colpo. E poi dico il 2-1 segnato all’89’ alla Juventus con la maglia del Torino: perdevamo 1-0 nel primo tempo e rimontammo».

AMICO BERTI – «A Berti sono rimasto legato. Ed era anche il più matto. Senza dubbio. Nicola era una bomba, il contrario rispetto a me, più tranquillo e riflessivo. Ma fra di noi c’era sintonia, un’istintiva simpatia per la diversità di caratteri. Io lo rasserenavo, lui tirava fuori un po’ di pepe da me».

Fonte: Federico Masini – Tuttosport


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