Mourinho: “Barcellona-Inter sconfitta fantastica! Fine perfetta. Cassano…”

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30 settembre 2019, 02:02
Mourinho

José Mourinho – ex allenatore dell’Inter -, intervistato dal giornalista Pierluigi Pardo in esclusiva per “Tiki Taka – Il calcio è il nostro gioco” su Italia 1, torna sul suo periodo nerazzurro e su alcune immagini del Triplete 2010 rimaste impresse nella sua mente. Parole al miele per Cassano. Futuro in Italia?

EMPATIA CON LA FAMIGLIA INTER – La persona italiana a cui è più legato José Mourinho non può che essere chi l’ha portato in Italia: «Massimo Moratti è il mio presidente, però è anche il mio amico. Quando dico Moratti dico famiglia, lo sento come la mia famiglia e sento la sua famiglia in maniera speciale perché è gente speciale. Io cerco sempre di creare questo tipo di empatia con la gente, dopo sono uno che non si protegge mai. Vado con tutto, un po’ come quando arrivi in un club, prendi la maglia, la vesti, vivi e dormi con la maglia. È un po’ questo, dopo crei empatia con la gente e antipatia con gli avversari, però questo ti aiuta a creare uno stato ideale e un rapporto speciale con la gente, poi la palla entra e tu vinci, i titoli arrivano e questa empatia si trasforma in tutto quello che è stato».

2010 AND THE PERFECT END – Lo storico Triplete dell’Inter ha tappe importanti, Mourinho si limita a citarne alcune: «Ricordo i momenti-chiave del 2010 nella corsa Scudetto, Coppa Italia e Champions League. Ci sono stati momenti-chiave, quella vittoria a Kiev praticamente è l’inizio di tutto. Dopo c’è la miglior sconfitta della mia carriera e della mia vita, la sconfitta a Barcellona è fantastica, una cosa assolutamente incredibile. Dopo quella settimana, in due settimane abbiamo giocato la finale di Coppa Italia, quella di Siena e quella di Madrid, sembrava quasi un film con “the perfect end” (“il finale perfetto”, ndr) per una storia che è stata fantastica per me».

ADDIO CON FUGA “PREMEDITATA” – Mourinho spiega perché il 22 maggio 2010 è rimasto a Madrid senza tornare a Milano con l’Inter: «Sapevo che sarebbe stato così, io sono stato in città nel primo anno dopo aver vinto lo scudetto, che era una cosa quasi normale per l’Inter, e ho capito lì quella che era l’emozione di un popolo. Potevo immaginarlo anche perché sono tornato a Milano dopo la semifinale contro il Barcellona e ho potuto immaginare quello che sarebbe stata la città di Milano dopo… Nel mio gruppo – tutti quelli dentro lo spogliatoio, non solamente i giocatori – eravamo veramente una famiglia, quando dici “arrivederci” a una famiglia è dura, io ho preferito andar via prima di tornare perché ho capito. Nello spogliatoio c’era già una situazione difficile, poi sono andato vicino al pullman era ancora più difficile, sapevo che tornando lì sarebbe stata la terza volta per dire di no Real Madrid. Avevo nella testa di vincere lo Scudetto, la Liga e la Premier League, non volevo perdere questa possibilità…».

FUTURO (IN ITALIA?) E CASSANO – Non si sbilancia sul suo futuro Mourinho: «Io non lavoro da sette-otto mesi, vediamo quello che succede, ma non credo che la mia prossima panchina sarà in Italia, però è un feeling (sensazione, ndr). Antonio Cassano mi piace, mi sono divertito con lui anche da avversario, di solito ci si diverte con i tuoi giocatori e non con gli avversari, ma Cassano era un gran talento, portatore di umore e fair play. Cassano è uno che fa bene alla gente – perché la fa divertire – e al calcio, mi ricordo dei bei momenti con lui. Ovviamente è un talento grande che poteva essere migliore di quello che è stato, ma lo dico sempre ai calciatori: se ti sei divertito tanto, non è importante che non sei riuscito a essere migliore di quello che potevi essere. Se sei stato bravo e ti sei divertivo, non conta il resto».

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