Moratti: “Inter, Triplete come fosse ieri. Mourinho? Speciale in una cosa”

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16 Maggio 2020, 08:39
Moratti Massimo Inter
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“La Stampa” intervista Massimo Moratti, ex presidente dell’Inter, nel giorno del suo settantacinquesimo compleanno. Si parla di Triplete, di Mourinho e non solo

COME FOSSE IERI – “Non so nemmeno io quante volte ho rivisto la finale. In questo periodo poi mi metto lì, guardo un’azione e poi mi dico “dai che ne vedo un’altra». Dieci anni fa oggi l’Inter di José Mourinho vinceva lo scudetto, seconda tappa di una stagione finora mai ripetuta da un club italiano. La Coppa Italia, prima, l’apoteosi di Madrid poi: il compleanno di quell’Inter è spalmato su tre date; quello di Massimo Moratti, padre di quella squadra, cade oggi. Settantacinque anni e la voglia di raccontare e raccontarsi. È passato tanto tempo dal Triplete nerazzurro, ma Moratti ne parla come se fosse ieri «Perché l’abbiamo vissuto tutti insieme molto intensamente. C’era competenza, senso di appartenenza e del dovere. E passione, valore aggiunto che ha fatto del 2010 un concerto perfetto».

ROAD MAP – La Coppa Italia è stata il primo mattoncino del Triplete dell’Inter, peraltro in una data scomoda come il 5 maggio, prontamente riscattata dal solito gol di Diego Milito: «Il primo traguardo, a Roma è una battaglia contro la rivale di quegli anni, vincere la Coppa Italia – sottolinea Moratti – diventa fondamentale per calibrare la nostra ambizione, la giochiamo come se in palio ci fosse già la coppa dei campioni. Scudetto il 16 maggio? Felicità e grande sicurezza. A Siena non è una gara facile e non è neanche il primo titolo di quella serie. Ma la vittoria ci porta molta serenità, determinante visto quello che ci apprestiamo a vivere». E poi, il 22 maggio, la Champions League: «Di Madrid ho dei ricordi fantastici. All’antivigilia vedo l’allenamento al centro del Real Madrid: grande concentrazione ma poca tensione, quella che ti rode dentro. Mourinho in questo è sempre stato formidabile. Capisco che siamo sulla strada giusta, oddio lo capisco ma ne sono sicuro solo dopo aver battuto il Bayern Monaco, in fondo la partita più facile».

STORIA – Quel Mourinho che non si è neppure dato il tempo di far scendere le lacrime, abbandonando l’Inter appena compiuto il suo dovere. Moratti risponde deciso: «Guardi è destino dell’Inter. Vinciamo lo scudetto a Parma con Roberto Mancini in panchina, io ho già preso Mourinho e non so come uscirne. Poi, appunto la notte di Madrid. E al Mondiale per club di Abu Dhabi lo sfogo di Rafa Benitez che fa capire di volersene andare. Diciamo che ci abbiamo sempre messo del nostro. Se l’ho mai rinfacciato a José? Se ci penso ora ha fatto una cosa davvero terribile (ride) però tra noi due c’era molta complicità, sapevo tutto ma intervenire avrebbe aumentato la tensione. Del resto prima di una finale dei 100 metri non chiedi a un atleta che scarpe usa, ma solo di vincere. Diciamo che lui non ha voluto correre anche i 200, ma poteva aspettare il mattino dopo per dirlo».

TRANSIZIONE – C’è tempo anche per i paragoni, ad esempio tra l’Inter del Triplete e la Juventus di oggi. Ma Moratti si tiene cauto: «Uuuh, grande sfida. Noi ce la giocheremmo alla grande, ma certe partite si possono fare solo al computer. E io ho già dato. Ora tocca agli altri divertirsi. Steven Zhang? È una persona di grande sensibilità. Quando ci capita di parlare ascolta sempre con molta attenzione. Consigli? Mah, era il momento del passaggio di proprietà tra lui e Thohir e questi, a differenza mia, non era convinto di tenere Marcelo Brozovic a causa del carattere. Credo che non cederlo sia stato un buon affare. Spesso poi si è parlato di Mauro Icardi e delle sue qualità, ma mi fermo qui…».

Fonte: La Stampa – Paolo Brusorio


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