Moratti: “A Barcellona un’Inter fantastica, avevamo una carica incredibile”

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28 Aprile 2020, 14:35
Moratti Massimo Inter
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Massimo Moratti, ex proprietario e presidente dell’Inter, è stato l’ospite speciale di oggi ai microfoni di “Tutti Convocati” sulle frequenze di Radio 24. Ovviamente l’ex patron nerazzurro ha dato largo spazio ai ricordi della sua esperienza da massimo dirigente nerazzurro nel decimo anniversario della storica semifinale di Champions League contro il Barcellona

LA PARTITA DI BARCELLONA – Non si può cominciare con la semifinale di Champions di Barcellona, di cui oggi ricorre il decimo anniversario: «Senza dubbio è stata la partita più emozionante, la più valorosa. Il fatto di essere in dieci abbastanza ingiustamente aveva dato una carica incredibile ai giocatori. Per tutti è stata una partita fantastica».

ETO’O UN SIMBOLO – Uno dei simboli di quella partita e di quella stagione fu la grande disponibilità di un campione come Samuel Eto’o a sacrificarsi per la squadra. Moratti ricorda così la grande stagione dell’attaccante camerunense: «Eto’o è stato speciale. Se uno pensa alla sua classe e al suo livello, al suo stile e lo vedi poi fare una partita di fatica come quella sera e come in tante altre partite è proprio un grandissimo professionista. E’ un ragazzo orgoglioso che vuole far vedere di essere un simbolo, l’idea che fosse così umile professionalmente è un grande merito, quella sera è stato grandissimo».

IL RICORDO DI QUELLA SERATA – Moratti ricorda come fu vissuta quella semifinale col Barcellona e il clima della vigilia: «Era un clima normale di una partita importante. Avevano perso 3-1 a Milano e volevano fare la remuntada, c’era il desiderio che nei tifosi si trasforma nell’idea di una grande battaglia che si respirava nell’aria. Il presidente del Barcellona era un amico, una persona perbene, gli ero riconoscente per l’operazione Ibrahimovic e vedere la partita assieme era una cosa normale in Spagna, ma noi non siamo abituati. C’era l’imbarazzo di esagerare col tifo, ma poi ci siamo comportati con molta attenzione pur essendoci una tensione finale. Quando l’arbitro aveva fischiato la fine io non avevo visto il cartello del recupero, per me mancava ancora tanto. Quando ho visto mio figlio che mi guardava con un sorriso infinito ho pensato che era finita e mi sono fatto prendere dalla felicità. Poi mi sono ricordato di essere affianco a un pover’uomo che aveva un altro sentimento e mi sono scusato con una carezza».

LA CONSAPEVOLEZZA DI VINCERE – Moratti ammette che dopo quella partita l’Inter ebbe la consapevolezza di poter veramente vincere la Champions League: «Direi di sì, proprio quella sera noi abbiamo avuto non la presunzione, quella non c’era, ma abbiamo avuto l’idea dentro che ormai era andata. Conoscendo Mourinho che era stato allievo dell’allenatore del Bayern avevo la sicurezza che lo conoscesse, lui sapeva conoscere gli avversari. Quella partita è stata difficile e importante, ma la cosa difficile per noi era superare quella serata a Barcellona».

LO SCAMBIO COL BARCELLONA – Quella stagione iniziò con lo scambio Ibrahimovic-Eto’o col Barcellona: «Quando succedono queste cose è un caso voluto, lì c’era uno scambio. Ibrahimovic si è comportato sempre bene con noi e con il Barcellona. Il primo messaggio di congratulazioni dopo aver vinto, negli spogliatoi, l’ho ricevuto da lui. Non era una cosa semplicissima per lui. L’ho sempre trovato un professionista serissimo che ha fatto quello che aveva in mente di fare, ma ha sposato anche le nostre intenzioni e ci è andata bene. Eto’o ha reso molto di più, è stato molto più utile di quanto ci aspettassimo».

L’ADDIO DI MOURINHO – Mourinho diede l’addio all’Inter dopo la Champions, Moratti rivive così quei momenti: «Fu decisamente stonato, l’ho visto la sera dopo che è venuto a Milano e abbiamo cenato assieme. Mourinho l’aveva pensata e nessuno ha voluto disturbarsi per non rompere l’incantesimo che stavamo vivendo, abbiamo lasciato che tutto andasse. Poi ci sono stati i sentimenti e ripensamenti che se fossero arrivati prima magari Mourinho rimaneva, lasciamo che le cose siano andate così».

APPAGATI DOPO IL TRIPLETE? – Moratti nega che ci sia stato appagamento dopo il Triplete: «Può anche essere che ti senti molto soddisfatto, ma i presidenti hanno altri problemi che sono anche economici e puoi reggere il livello. Subito dopo abbiamo fatto l’operazione Benitez che non è stato un matrimonio ben fatto, mentre poi con Leonardo abbiamo avuto dei bellissimi successi, se fosse arrivato prima forse avremmo portato a casa qualcosa di più. Siamo arrivati secondi a pochi punti dal Milan. Per i presidenti c’è sempre e comunque un dovere, quella dei presidenti non è solo passione o interesse, è il senso del dovere che ti deve sempre far lavorare per la società».

IDEA PER IL FIGLIO? – A Milano con la Champions tornò il figlio insieme alla squadra, ma Moratti nega che fu un passaggio di consegne come ipotizzato all’epoca: «Ho pensato che fu tutto un insieme, mi seccava andare a Milano e mettermi in vista, non mi sembrava la cosa più simpatica. Mourinho avrebbe meritato la passerella. Poi mi rilassavo, l’idea di starmene a Madrid e svegliarmi pensando di aver vinto la Coppa non era una cattiva idea. Ho pensato a mio figlio, ma non per metterlo in questa condizione. Mio figlio era molto felice di tornare a Milano e pensavo fosse bello rappresentasse la famiglia in una continuità che non voleva dire che doveva diventare presidente. Pensavo fosse giusto rappresentasse questa vittoria, ha sofferto insieme a me. Dire che quello fosse un incarico per il futuro è un’eredità un po’ pesantina».

RONALDO IL PIU’ GRANDE – Mourinho ha incoronato Ronaldo come il più grande di sempre, Moratti concorda con la visione sul “Fenomeno” brasiliano: «Sono d’accordo con lui. Lui non ha mai avuto la fortuna di allenarlo, Ronaldo era veramente fuori dal normale. Era eccezionale, una classe immensa. Sinceramente gli infortuni sono stati un’ingiustizia spaventosa, avrebbe avuto una carriera ancora più splendente e senza quegli infortuni sarebbe rimasto all’Inter».

CHE FUTURO PER MILANO E IL PAESE – Moratti parla di che futuro attendono il paese e la città di Milano, particolarmente colpita dalla pandemia in atto: «Un futuro ci sarà. Ancora oggi sembra che la gente o qualcuno parli di un futuro negato. Il futuro c’è, attraversando con una pazienza infinita e uno spirito di sacrificio questo bruttissimo periodo di cui conosciamo poco e ci ha preso di sorpresa, non possiamo permetterci di essere col petto in fuori ricominciando domani. Purtroppo è un nemico invisibile che non sai come colpire, bisognerà affidarsi ai consigli dei medici ma fare le scelte più intelligenti. La cosa principale sono le qualità, le qualità di Milano rimane come quella di tutto il Paese. Nel momento in cui sarà possibile andare avanti questa qualità verrà dimostrata, il futuro sarà ancora positivo per questa città. E’ un peccato che sia stata colpita in un momento in cui era al massimo della gloria, è una lezione di vita non da poco».

CHE FUTURO PER LA MILANO DEL CALCIO – Inter e Milan stanno provando a riemergere da anni negativi, l’opinione di Moratti: «Il Milan ha avuto successi notevoli e l’Inter ha avuto dei successi che non sono facilissimi da ripetere in poco tempo. Devi guardare a chi ha in mano le squadre, l’Inter credo sia capitata bene. Il gruppo che ha in mano l’Inter ha la voglia e i mezzi per spedire la squadra ad alti livelli. Un tifoso cerca di capire e sentire e quello gli basta per avere la pazienza per raggiungere gli obiettivi».

IL FUTURO DEL CALCIO – Moratti parla di come il calcio potrà riprendere dopo l’emergenza: «Il mio pensiero sul campionato è molto semplice, ma non sono più un addetto ai lavori e non ho presente le condizioni. Per conto mio dobbiamo prepararci al nuovo campionato, rincorrere ancora il campionato andato è una perdita di tempo. Questa crisi obbliga tutto il mondo a ripensare quello che stava facendo, tutti i progetti e i budget di cui eravamo pieni vengono rivisti. Bisogna capire quali sono i nuovi obiettivi. Poi come la distribuzione della forza nel mondo, in questo momento abbiamo paesi come gli Stati Uniti che hanno preso colpi non da poco, la Russia non è in splendide condizioni, la Cina si sta riprendendo. Bisognerà capire chi si riprenderà prima e per un paese come il nostro senza materie prime bisognerà stare attenti. Stando nelle istituzioni si potrà ritornare vicini a prima, servono obiettivi diversi, questa situazione ci costringe ad adeguarci a un nuovo stile. Il calcio rimane un sogno e nel sogno fai qualcosa in più, magari non ci saranno le stesse cifre, ma sarà sempre oltre alla normalità della vita. Il calcio è un sogno e la pazzia di prenderti un giocatore a caro prezzo la farai sempre».

CHE FUTURO PER L’ECONOMIA – Moratti chiude infine con una considerazione su come la crisi sta colpendo il suo settore, quello petrolifero: «Confrontando questa crisi con altre non c’è paragone, questa ha colpito tutto il Mondo, non solo una parte. Anche il mio mestiere che ha una crisi che è esattamente quella del consumo, non c’è domanda, quindi anche questo subisce una differenza di valore. Il petrolio ha sempre avuto un prezzo molto flessibile, però ci sono costi alti di ricerca. Questo crea disequilibri, possiamo aver capito cosa è il guaio attuale, ma non abbiamo ancora capito bene come andrà avanti. Il futuro è certamente da guardare con occhi diversi, c’è di mezzo la questione climatica che può avere la stessa problematica di questo virale».


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