Moggi senza vergogna: “Calciopoli? Mi difendevo dalla lobby di Facchetti”

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29 agosto 2018, 11:26
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L’ex dirigente della Juventus Luciano Moggi, radiato dopo lo scandalo Calciopoli, ha concesso una lunga intervista al “Corriere dello Sport” in cui, come già fatto più volte in passato, ha cercato di riversare le sue responsabilità sull’Inter e su Giacinto Facchetti

Fai il bravo ragazzo, pentiti, confessa le tue colpe. Se non per me, fallo per Padre Pio che ti guarda ed è pronto ad assolverti dal fondo del giardino- “Dovevo difendermi. Alla Juve avevo due occhi davanti e due dietro. Subodoravo le cose. Carraro e Galliani presidenti di Federazione e di Lega, facevano gli interessi del Milan e Facchetti faceva lobbing con gli arbitri a favore dell’Inter”.

Eviterei di parlare di Facchetti. Eccesso di legittima difesa. Almeno questo vogliamo ammetterlo?- “Parlavo con i designatori arbitrali, è vero. Ma allora era consentito e nessuno può dire che ho mai chiesto di vincere una partita. Chiedevo solo arbitri all’altezza. E’ un illecito questo? Il problema vero è che dietro la Juventus c’era una resa dei conti per farci fuori”.

Racconta- «Quella famiglia Agnelli è sempre stata un Far West e avevano paura che Giraudo, delfino di Umberto Agnelli, prendesse troppo potere”.

La storia delle schede svizzere…- “Le ho fatte per proteggere il mio lavoro. Io, Stankovic, lo avevo preso per la Juve. Me l’ha soffiato l’Inter con le intercettazioni di Telecom”.

Le hai regalate agli arbitri- “Per altri motivi. Gli inquirenti dissero che erano mute, che non potevano essere intercettate, ma non era così. Solo che si sentivano gli arbitri parlare con le loro amanti e puttane”.







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