Marotta: “Inter, obiettivo sempre chiaro. No dualismo con Conte, mercato…”

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25 Settembre 2020, 15:33
Giuseppe Marotta Inter Giuseppe Marotta Inter
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Marotta ha parlato in conferenza stampa assieme a Conte, per presentare la nuova stagione dell’Inter. Così come il tecnico (vedi articolo) anche l’Amministratore Delegato Sport ha spiegato le strategie per il 2020-2021, sul mercato ma non soltanto. Queste le parole di Marotta riprese in diretta da Inter-News.it.

CONFERENZA MAROTTAGiuseppe Marotta inizia con un suo intervento: «Quest’incontro sancisce l’inizio della nuova stagione, che definirei anomala per il calendario che andiamo ad affrontare. L’inizio è molto diverso, anche in relazione alla scorsa. Il ringraziamento va a tutti i medici e gli operatori sanitari, che con la loro professionalità hanno aiutato a rendere meno difficile questa pandemia, che ha condizionato sicuramente tutte le attività imprenditoriali e messo a repentaglio la salute delle nostre famiglie. Ha lasciato un segno veramente drammatico, il calcio stava per cadere ma si è rialzato e dobbiamo prenderne atto e coscienza. La stagione inizia poco dopo la fine della passata: ringrazio squadra e staff per l’impegno della scorsa. Accanto agli impegni c’è stato un sudore che loro hanno dispensato per svolgere le attività in un clima particolare, di isolamento, veramente difficile. Ringrazio tutti e dico che il calcio può essere l’elemento che dispensa leggerezza».

A pochi giorni dalla fine del mercato è possibile fare un bilancio sulla campagna acquisti? Dobbiamo aspettarci ancora qualcosa in entrata?

Più che addentrarmi nel calciomercato, che finisce il 5 ottobre, il compito del management è costruire la squadra più forte possibile sempre nel rispetto degli equilibri economici, finanziari e patrimoniali, in base agli obiettivi della società. La pandemia ha portato tanti lutti, ma anche dal punto di vista del nostro settore industriale, perché così bisogna definire le società professionistiche, ci sono stati problemi economici. Tutte le società puntano alla sostenibilità finanziaria: normale che nessuna squadra europea abbia fatto investimenti particolari. Anche noi, in modo molto oculato, agiamo in questo modo.

Dobbiamo aspettarci ancora qualcosa in entrata?

Cogliamo le opportunità, ma è chiaro che faremo tutto con oculatezza. La politica di rafforzamento ha avuto un attimo di rallentamento, dovuto a queste logiche. Cercheremo di cogliere delle opportunità, ma non ci saranno grandi operazioni. Oggi, per gli azionisti e i presidenti, è difficile cercare un equilibrio: i costi sono invariati, diminuendo i ricavi.

Nel giorno del patto di Villa Bellini, quando ci si è resi conto della strategia societaria, come avete reagito? C’è la consapevolezza da parte della società che l’anno scorso si è fatto un grandissimo risultato, considerato tutto quello che c’è stato?

L’anno scorso è stato fatto un lavoro straordinario, grande merito è di Conte. Conoscevamo la sua competenza, soprattutto le caratteristiche: ne ha tante positive. Conte dedica tantissimo delle sue giornate a questa attività, non può che essere premiante. È inaspettato arrivare a una finale di Europa League e una posizione di classifica, al di là della statistica poco indicativa, perché conta la performance. C’è stata una crescita di tutti i settori: niente è stato trascurato. Il concetto di credibilità, che ha portato avanti, ci dà un’unità di intenti: vogliamo essere vicini all’allenatore, aiutarlo dal punto di vista organizzativo per migliorare le infrastrutture. Mi fa molto piacere quando, la scorsa settimana, Conte si è dedicato ad analizzare l’erba della Pinetina. Con questi presupposti migliorando possiamo arrivare all’obiettivo.

Qual è l’obiettivo stagionale, secondo Marotta?

Che una società come l’Inter deve sempre, per garantire sostenibilità, partecipare alla Champions League, arrivando nei primi quattro posti.

Adesso, al di là di tutto, il popolo nerazzurro può essere tranquillo che si sapranno affrontare meglio e insieme le tensioni?

Conte ha ripetuto più volte il concetto di credibilità, che significa anche professionalità. Queste qualità nell’Inter non verranno mai meno. Durante l’anno l’Inter ha dato dimostrazione dei comportamenti tenuti dai suoi professionisti: il confronto nell’area tecnica è stato fatto sempre col fine di migliorarci. Auspico e spero che questo si possa verificare anche in questa stagione: significa che c’è amore, voglia di migliorare e crescere. Che poi questi confronti siano duri fa parte delle dinamiche del gioco: siamo sportivi, abituati al confronto. Tutto è stato chiarito e ha avuto dei risultati positivi, di questo bisogna darne atto. Mi sorprenderei se dovessi trovare un Conte diverso da quello che ho visto io: lo apprezzo per i fatti che ha dimostrato, non per i confronti. Sono cinque anni che abbiamo lavorato insieme: non c’è un dualismo fra me e lui, lavoriamo per l’Inter per portare a casa risultati importanti.

Questo percorso, fermo restando i problemi che ci potranno essere, secondo Marotta potrà essere completato?

La scorsa annata è stata importante non solo per i risultati conseguiti, ma anche per la crescita. Anche quest’anno ci saranno momenti di tensione, ma fa parte del gioco: se ci fosse rilassamento non ci sarebbe più quell’adrenalina che porta ad avere una competitività che porta ad avere valore. Ribadisco: tutte le componenti societarie lavorano per lo stesso obiettivo, che è far crescere l’Inter.

Un anno fa la società era stata molto chiara per chi non doveva rientrare nel progetto. A distanza di un anno è cambiato qualcosa per Perisic e Nainggolan?

L’anno scorso c’era la necessità di imporre delle linee guida. L’abbiamo fatto senza timore, Conte e io, nella conferenza stampa fatta un anno fa: abbiamo spiegato questa nostra intenzione, dandone delle motivazioni. Quest’anno le cose sono cambiate, perché tante cose sono migliorate: è normale che non ci siano dei casi particolarmente eclatanti. Non ci troviamo come nella scorsa stagione: oggi siamo davanti a una rosa numerosa, che deve ancora subire le dinamiche del calciomercato. Può essere che qualche calciatore chieda di essere trasferito, e in genere si accontenta. Siamo ancora nel vivo, con delle situazioni che oggi non trovano risposta. Quello che conta sono i concetti chiave che ci seguiranno durante la stagione.

Sulle cessioni si potranno accettare formule diverse dal titolo definitivo?

Quando parlavo di stagione anomala è perché ci sarà una compressione del calendario, in dieci mesi. C’è la deroga anche quest’anno dei cinque cambi: è capitato purtroppo che l’anno scorso Conte doveva fare delle sostituzioni, si girava verso la panchina e non c’erano dei centrocampisti. La rosa è numerosa, gli infortuni sono fisiologici e le competizioni pure: questo ci porta ad allestire una rosa numerosa. Considerato che i cambi sono cinque, e sono tanti, personalmente ritengo che anche la panchina possa svolgere un ruolo prioritario rispetto alle passate stagioni. È normale che, da questo punto di vista, con l’esperienza dell’anno scorso staremo più attenti di tenere comunque una rosa che possa rispondere a questi imprevisti.

Quali sono le strategie dell’Inter?

L’ho detto in premessa, ma ribadisco volentieri le linee guida della nostra società. Siamo davanti a una situazione dove c’è una contrazione dei ricavi. La stima prevista dalla FIFA e dall’ECA parla nei prossimi anni di un mancato introito per circa quattro miliardi a livello mondiale. Questo si ripercuote all’interno dei club e delle leghe: tutti ci troviamo a far fronte con dei budget previsti e non rispettati, perché purtroppo sono venuti meno dei ricavi. Le voci più importanti sono matchday e contenziosi coi broadcaster: oggi il grande obiettivo è rispettare la sostenibilità finanziaria, nel rispetto della gestione costi e ricavi. Ci troviamo con degli impegni di costi sicuramente certi e dei ricavi incerti: è qui che dobbiamo lavorare. Dobbiamo controllare i costi e far fronte agli impegni, perché la proprietà è molto decisa nel far fronte ai suoi impegni ed essere vicina alla squadra.

La pandemia sembra stia peggiorando, qual è la posizione del club e di Marotta sull’apertura degli stadi?

Suning ha fatto grossi investimenti e lo farà ancora, ma il rallentamento non è vero e proprio: è affrontare una situazione di emergenza nella quale ci troviamo tutti. Questo è un senso di grande responsabilità e di oculatezza nella gestione. Oggi siamo davanti a una pandemia, che sembrava debellata ma ancora non lo è. La dimostrazione lo sono i casi che Italia, Francia, Germania e Inghilterra devono affrontare ogni sera. Quale sarà lo scenario? Non lo so, spero si possa tornare a calcio avendo la gente. Senza è come avere qualcosa pari allo zero: non c’è emozione, si fa una fatica incredibile. La gente ha bisogno del calcio tanto quanto il calcio ha bisogno della gente. Non dipende da noi, ma dal senso di maturità e responsabilità che i tifosi e i cittadini hanno nei confronti della vita sociale.

Domanda di Inter-News.it a Marotta: il discorso sul centrocampo più lungo del solito si può fare anche per la difesa? Dietro si parla soprattutto di cessioni.

Non entro nell’analisi dei ruoli dei giocatori. Dico solo che, come abbiamo sottolineato più volte, tutto avviene in un’unità d’intenti. Il confronto fra allenatore e società è quotidiano, attraverso la figura del DS. Quando parliamo di concetti sono generali: avere una rosa numerosa significa avere oculatezza e prevenire problemi nel percorso. Che ci sia un difensore in più o un centrocampista in meno è prematuro analizzarlo, lo si farà a fine mercato. Siamo davanti a una professionalità elevata, tutte le scelte saranno mirate.



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