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Marotta: “Cassano-Balotelli talenti, non campioni. Serie A? Una sfida”

Marotta, dopo aver parlato del Settore Giovanile, ripercorre la sua storia da dirigente e i rapporti con i calciatori, durante un evento organizzato dal CSI a Milano. L’Amministratore Delegato dell’Inter parla anche di Antonio Cassano e Mario Balotelli. Di seguito le sue dichiarazioi, raccolte dall’inviato di Inter-News.it, Francesco Sessa

RUOLI E TALENTIGiuseppe Marotta si è soffermato sui talenti con cui ha avuto a che fare in passato: «Ho iniziato quando nell’organigramma come voci c’erano solo presidente, ds e allenatore. Ora le società sono delle aziende, allora il DS faceva tutto. Conta molto la responsabilità che hai aldila del ruolo che si rappresenta. L’allenatore è il direttore d’orchestra, il dirigente deve trovare il teatro con l’acustica buona e gli interpreti bravi. Si va alla ricerca dei talenti, ma sono diversi da campioni: diventano campioni quando subentra una grande capacità umana, intelligenza, forza interiore. Nella mia carriera ho gestito alcuni campioni. Ho avuto a che fare con talenti che si sono persi, ragazzi come Cassano e Balotelli. Sono stati dei talenti e non dei campioni perché entrambi, accanto a qualità innate dal punto di vista calcistico, non sono riusciti ad accompagnare dei valori umani. Ma gli voglio un bene dell’anima».

LE SFIDE DEL CALCIO ITALIANOGiuseppe Marotta è chiaro sulle prossime sfide del calcio italiano: «Nel 1982 con il Varese non siamo passati dalla B alla A perché avevo 25 anni e ho fatto valutazioni sbagliate. Con l’esperienza di oggi non avrei fatto questi errori. Sfida del calcio italiano? Lo sport è un patrimonio dell’Italia, risposta notevolissima. La FIGC ha 1 milione di tesserati, di cui circa 2000 sono professionisti. La grande sfida è creare le strutture, bisogna trovare il modo per cui le società dedichino soldi per creare impianti. Dev’essere sia il governo che la Serie A nello stabilire delle regole precise: chi non ha impianti idonei non può partecipare alla Serie A. Ci vuole anche la formazione: chi insegna deve avere gli strumenti perché ha responsabilità forti».

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