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Mancini: “Inter del Triplete, ciclo inaugurato da me. 2014? Poca attenzione”

Intervenuto in una diretta “Instagram” sul canale ufficiale della “Gazzetta dello Sport” insieme al giornalista Andrea Elefante, Roberto Mancini  – ex tecnico dell’Inter e attuale Commissario Tecnico della Nazionale italiana – ha parlato delle sue due avventure in nerazzurro e della questione Coronavirus.

LOCKDOWN – Roberto Mancini parla schiettamente, rivelando quanto il lockdown imposto dall’emergenza Coronavirus stia diventando insopportabile: «Mi sono rotto di stare a casa, lo ammetto. Sta diventando una cosa insopportabile, diciamolo francamente. C’è da impazzire dopo tutto questo tempo chiuso. Cerco di allenarmi la mattina e il pomeriggio godermi il terrazzo, se c’è bel tempo. Il lato peggiore di questo virus sono ovviamente le vittime. E soprattutto non aver potuto dare un ultimo abbraccio a chi stava morendo. Penso sia davvero terribile».

CICLO VINCENTE – Mancini ha poi anche ricordato come il ciclo vincente dell’Inter che si concluse con il Triplete del 2010 sia stato inaugurato proprio da lui: «Quell’anno lì loro sono stati bravi, è chiaro che noi abbiamo costruita una squadra molto forte e negli anni siamo migliorati. Poi sono cambiati 3 o 4 giocatori fondamentali per vincere la Champions League. Anche se penso che poi che anche se fossimo rimasti noi l’Inter ci ci sarebbe arrivata ugualmente. Era un ciclo destinato ad arrivare lì, a vincere tutto. Perché era una squadra talmente forte e piena di giocatori bravi. Però poi io ho costruito, ho vinto quello che dovevo vincere, come al Manchester City. Poi dopo il merito è dell’allenatore che è lì in quel momento lì (José Mourinho, ndr)».

MANCINI BIS – Mancini viene chiesto se abbia ripensato alla scelta di tornare in nerazzurro nel 2014: «Il ritorno all’Inter? Comunque era sempre l’Inter. Io ho creduto in quello che mi avevano detto, purtroppo avrei dovuto fare un po’ più di attenzione. Però sono stato felice, dopo i primi sei mesi siamo stati in testa alla classifica per 23 o 24 giornate. Quindi avevamo costruito qualcosa e saremmo sicuramente arrivati a dama nel giro di un anno, due massimo, è stato un po’ un peccato. Però questa è la vita e il calcio».

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