Malagò: “Serie A? Serve un piano alternativo. Playoff? Non tutti d’accordo”

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20 Maggio 2020, 08:26
Giovanni Malagò
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“La Gazzetta dello Sport” ha intervistato in esclusiva Giovanni Malagò, presidente del CONI. Si parla ovviamente della probabile ripartenza della Serie A, che sembra finalmente ad un punto di svolta. Ma in questa prima parte della sua intervista si parla anche di modello tedesco e dell’ipotesi playoff/playout

VIA LIIBERA? – L’apertura del ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, somiglia parecchio alla famosa luce in fondo al tunnel per la Serie A. Ma meglio essere cauti coi voli pindarici. D’altronde, come sottolinea il presidente del CONI Giovanni Malagò, siamo di fronte al periodo più complesso della carriera per molti dei vertici dello sport italiano: «Sì, senza ombra di dubbio. Stavolta non c’erano scadenze o competitor da affrontare per una elezione o qualche competizione da organizzare. Ci siamo svegliati una mattina e abbiamo trovato un nemico che ci ha cambiato la vita: senza sapere come afferrarlo, combatterlo, superarlo. Costretti a chiuderci in casa. Al disagio vissuto come tutti gli italiani, per ruolo ho aggiunto quello di chi ha cercato di tenere insieme e rassicurare presidenti federali, dirigenti di comitati regionali, atleti. In questi mesi di decreti del governo, ordinanze regionali, testi definitivi, conferenze stampa, ho scaricato ogni giorno trequattro batterie del cellulare. È stata dura. Adesso tutti spingono per ripartire: chi per interessi sportivi, chi per competizione, chi per ragioni economiche. C’è un’ansia, una esigenza che sta creando una fortissima pressione nei confronti del sistema e delle istituzioni sportive».

DECISIONE NETTA – Di certo, le carenze del sistema calcio (e del sistema Serie A) sono state messe in controluce dall’emergenza Covid-19. Gran parte degli altri sport si è mostrata più risoluta, assumendosi dal primo istante gravose responsabilità. Lo riconosce anche Malagò: «Ribadisco quanto vado dicendo dall’inizio del Covid 19. In Italia ci sono almeno 15 sport di squadra. A torto o a ragione tutti, nel giro di poche settimane, hanno chiuso i battenti e deciso di non assegnare gli scudetti. Il calcio, un po’ perché è un mondo a parte e un po’ per interessi economici, ha voluto continuare la sua partita e chiudere i campionati. È un suo diritto e un dovere. Conosco le carte, le deleghe, l’autonomia della FIGC e il rimando della Federazione alla Lega dell’organizzazione dei campionati. E dico, bene, benissimo: sono il primo a fare il tifo perché il calcio riprenda. Ma dopo pochi giorni alla parola calcio si è sostituita la parola Serie A. Dilettanti e Lega Pro hanno capito abbastanza presto che con certe dinamiche di protocollo non erano in condizioni di riprendere. La Serie B ha votato da poco per ricominciare. Da mesi insisto: puntiamo a ripartire ma non essendo possibile fare previsioni di lunga scadenza, viste tutte le variabili esistenti, deve esistere anche un piano B. Non averlo è un errore. All’estero i campionati o li hanno chiusi oppure chi ha deciso di riaprirli o intende farlo, nel frattempo, ha messo tutto in sicurezza nel caso di un nuovo stop. Parlo di accordi con le varie componenti e con i broadcaster. Come la Bundesliga».

APRIPISTA – La Bundesliga, appunto, ha tracciato la rotta per la Serie A, anche se il modello tedesco non può essere messo sullo stesso piano di quello italiano. Ma la notizia del ritorno in campo ha strappato un sorriso a molti: «Le dico la verità, era il weekend della nascita di mia nipote e non l’ho seguita. Ma mio padre, malato di calcio, che ha 88 anni e non perde una partita mi ha detto: “Giovanni mi vergogno a dirtelo ma dopo 10 minuti del secondo tempo di Borussia Dortmund-Schalke 04 ho cambiato canale e messo Verissimo”.Al di là di ogni valutazione, i tedeschi se si dovessero fermare di nuovo hanno nel cassetto già l’accordo con i broadcaster e i giocatori. Così facendo hanno messo il governo nelle condizioni di poter prendere una decisione rapida. Da noi non è stato così».

ABISSO – Appunto, il modello tedesco, che in alcuni tratti sembra convincere poco i vertici del calcio italiano, come sottolinea Malagò: «In Germania ci sono leggi diverse, un sistema sanitario diverso. I calciatori non hanno la nostra stessa dinamica giuslavoristica. Stesso discorso per i medici. Le componenti da noi fanno parte tutte del sistema federale, lì no. Un signore cinese o americano in Germania non può comprare il 51 per cento di un club. Non paragoniamo realtà diverse. Una data per la ripresa della Serie A? Se la curva dei contagi manterrà un indice basso, credo non ci sarà problema a partire un paio di giorni prima».

ACCELERARE – Nel frattempo, la Uefa sta cercando di venire incontro alle richieste della Serie A allungando le tempistiche. Dal canto suo, la FIGC pensa di guadagnare giorni preziosi: è tornata in auge l’idea playoff/playout. Cosa ne pensa Giovanni Malagò? «È come il discorso della barca e del mare in tempesta. Devi avere più piani. Sui playoff mi risulta che non tutti siano d’accordo. Voglio sia chiaro che il Coni ha solo interesse se il calcio, o meglio la Serie A, riesce a risolvere i problemi. Le mie non sono invasioni di campo come qualcuno le ha definite: ho un atteggiamento propositivo, non critico».

Fonte: La Gazzetta dello Sport – Andrea Di Caro


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