Lukaku: “Inter, abbiamo obiettivi da raggiungere. Conte speciale”

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28 Gennaio 2020, 21:12
Romelu Lukaku Napoli-Inter
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Romelu Lukaku, attaccante dell’Inter, ha rilasciato una lunga intervista all’emittente Sky Sports UK, negli studi di “Inter TV”. Ecco uno stralcio delle sue parole. 

RINASCERE – Romelu Lukaku sta andando oltre ogni più rosea aspettativa, in maglia nerazzurra. All’Inter si è da subito sentito a casa. «Io il re di Milano? Sono contento di come stanno andando le cose, ma dobbiamo continuare a lavorare giorno per giorno. Utile. La mia casa qui? È molto comoda e spaziosa, per far correre mio figlio. La performance canora di Ashley Young? Molto meglio di tanti altri, direi il migliore, gli do un nove. Cosa scelsi io? Una canzone in spagnolo con Lautaro Martinez, per farmi aiutare. Quante lingue parli in tutto? Sette. L’inglese è internazionale, il francese e poi lo spagnolo che mi ha aiutato col portoghese. Cos’ha di speciale questa stagione rispetto alla scorsa? Dovevo ricostruire me stesso, è stato un anno difficile da un punto di vista professionale. È stato l’anno in cui le cose non andavano come volevo, volevo solo che finisse e sapevo che fosse tempo di cambiare. Ho preso la mia decisione a marzo e l’ho detto a Ole Gunnar Solskjaer in ufficio. Non stavo giocando e per entrambi era meglio separarci. Ho preso la decisione migliore, ora il Manchester United ha dato spazio e scoperto giocatori più giovani. Ma sapevo di poter fare meglio».

ON FIRE – Sulle sue peculiarità da calciatore: «Posso segnare con entrambi i piedi, in area so sfruttare i cross, soprattutto ora che c’è molto movimento intorno a me, posso creare occasioni e finalizzarle. Con l’Inter giochiamo 3-5-2 e in Nazionale 3-4-3, ma ho sempre molti calciatori vicino a me. Io poi riesco a trovarmi sempre nella giusta posizione, e se sei al posto giusto hai più possibilità di segnare. In Nazionale c’è più libertà rispetto all’Inter, ma entrambi i sistemi mi danno benefici. Devo comunque continuare a lavorare. Ho obiettivi da raggiungere sia con l’Inter sia con il Belgio. Allenatori migliori? Roberto Martinez, Ronald Koeman, ora Antonio Conte, ma anche José Mourinho se avesse avuto i giocatori chiesti avrebbe fatto meglio. Steve Clarke mi ha dato l’opportunità di giocare in Premerier League. E anche il mio allenatore all’Anderlecht, che mi ha fatto giocare quando avevo 19 anni. Non ho mai avuto problemi con gli allenatori che ho avuto».

DETERMINANTE – Sul rapporto con Antonio Conte: «Credo che sia l’ambiente intorno a noi a creare entusiasmo, ma lui è molto focalizzato sul lavoro da fare. Ricordo i miei primi allenamenti, non ero abituato a questo lavoro fisico. In Premier League  comunque c’è grande intensità, ma nessuno si allena così duramente come in Italia. Le prime due settimane ho parlato col mio agente, stavo faticando, non avevo mai fatto questo tipo di lavoro. Ma il mister era sempre lì a bordocampo, incoraggiando tutti i calciatori nel lavoro quotidiano. Tutti quanti stavano lavorando quando alzavi la testa durante le sessioni ed è qualcosa di speciale. Lui è lì e ti incoraggia a finire il lavoro e a fare di più. Nessun giocatore molla perché l’allenatore ci dà la carica. Così siamo in grado di difenderci benissimo e di creare tante occasioni. È fantastico da vedere».

 


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