Spalletti: “La Juve vincerà ancora, Mourinho un leone! Radja forse fuori”

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10 novembre 2018, 11:50
Spalletti Conferenza Stampa

Le parole di Luciano Spalletti in conferenza stampa alla vigilia di Atalanta-Inter, gara valida per la dodicesima giornata di Serie A, riprese in diretta da Inter-News.it

Chi è più stanco a centrocampo e ha più bisogno di riposarsi? La caviglia di Radja Nainggolan come sta? Si allenerà in gruppo?

«Quelli più stanchi sono quelli che hanno giocato di più. Marcelo Brozovic come minutaggio e come extra è quello che ha fatto più strada però è anche quello che lega il gioco dalla metà campo alla Curva Nord. Va valutato bene oggi se ha recuperato. Borja Valero ha fatto un pezzo di partita con qualità importante, è completamente a posto. Nainggolan ha tentato, si è messo a disposizione per le sue possibilità ma è tornato un po’ indietro in condizione e sarà difficile che sia della partita. Va apprezzato il suo esserci stato per la squadra».

Coefficiente di difficoltà di domani?

«Non so quale sia il massimo, a che numero assomiglia? 10? Allora può essere anche il massimo se non andiamo a considerare che l’ultima partita della sosta è quella di domani, non quella di martedì. Farsi trovare nella condizione mentale di considerare la prossima partita un’estensione della Champions League è fondamentale. Basta avere davanti i numeri dell’Atalanta, soltanto la classifica non la fa essere tra le prime del campionato. Paga il fatto che a inizio stagione non sia riuscita a capitalizzare la mole di gioco prodotta. Come gol fatti, subiti, palleggio, tiri in porta, occasioni da gol, hanno più di noi in tutte le voci. In quello stadio ti monta addosso con la forza fisica e mentale che hanno, in tutto questo c’è di mezzo Gian Piero Gasperini che fa del bene al mondo del calcio rendendolo più bello e più moderno. Ai calciatori si presentano i numeri dell’avversario di domani. Non c’è da falsare niente, tutto vero».

Un parere sul gesto di José Mourinho dopo la partita contro la Juventus?

«Mi sembra che Mourinho stesso abbia detto che a freddo non lo rifarebbe. Però poi ci sono pressioni emotive in determinate partite che vanno a sommarsi e il rischio di cadere in qualche reazione c’è, io lo so bene. Finché si resta su fatti di questo livello fa parte tutto dello spettacolo. Se vai a stuzzicare un leone, il leone ruggisce!».

Come sta Lautaro Martinez?

«Sta bene, sta vivendo bene come Keita, Antonio Candreva, Andrea Ranocchia, Joao Mario, Matteo Politano in alcune partite, Joao Miranda in alcune partite, come me in alcune partite. Basta o devo andare avanti?».

Hai cambiato qualcosa a centrocampo con il 4-3-3. Soluzione alla lunga? Ti saresti aspettato una maturazione così veloce dopo la partenza?

«Si possono usare entrambe le cose senza rischiare di fare suddivisioni. Vertice alto e basso sono scambiabili nelle fasi di gioco. Sia nel centrocampo a 3 che con i 2 mediani e l’uomo avanzato si modifica da solo nello scorrimento della partita. Quello che può fare la differenza è se la squadra avversaria ha un play di qualità che detta i tempi alla partita. Quando si ha palla si imposta con un centrocampista basso e due mezzali per avere più soluzioni offensive anche se un po’ meno equilibrio. E qui vengono chiamati in causa anche i terzini. Sulla striscia positiva? Dovevamo farla dopo quella partenza. Se per un periodo decidi di prendertela comoda, per un altro devi galoppare più forte. Non c’è nessuna novità, me l’aspettavo così la reazione. Queste strisce riempiono il serbatoio di convinzione ma stiamo attenti a non riempirlo anche di presunzione, le due cose sono molto vicine. Uno sempre pieno, l’altro sempre vuoto. I risultati non danno il diritto di mollare di un centimetro nella partita successiva, tanto più se l’avversario si chiama Atalanta».

Ha cambiato ruolo e carriera a tanti giocatori: David Pizarro, Simone Perrotta, Francesco Totti, Radja Nainggolan. Con Brozovic sta succedendo lo stesso?

«A Torino le hanno detto che Miralem Pjanic non si può nominare? (Il giornalista è di “Tuttosport”, ndr) Essendo di lì, pensavo… Benissimo. Secondo me lui è uno di quelli che rende bene l’idea. Quando fu invertita la sua posizione con quella di Nainggolan si è scatenato il putiferio. Ora sono diventati in continuità di quel ruolo lì. Ma non sono io che l’ho fatto, sono loro che hanno quelle qualità e quelle caratteristiche. Si potrebbero anche invertire di nuovo, sono calciatori di qualità e di primissimo livello che fanno il bene della squadra. Abbinano convinzione e forza di carattere che vanno a determinare i risultati delle partite. Brozovic è su questa strada. Ha il piede con la bussola direzionante. Sa dove va portata la palla, prende notizie durante la partita e le usa in maniera corretta ed è diventato importante per noi. Ritengo che ce ne vogliano tanti di giocatori importanti in una squadra, quasi tutti, per arrivare in cima alla classifica del campionato italiano e lui è uno di questi».

La vittoria del Manchester United contro la Juventus può essere un segnale che i bianconeri non sono imbattibili. C’è spazio per Inter e Napoli per tentare di avvicinarsi?

«Loro sono i più forti di tutti e lo vinceranno il campionato probabilmente. Però ci sono squadre e difficoltà durante il campionato che possono minare queste certezze e qualità. Tutte le altre squadre dovranno essere impeccabili e cercare di fare l’impossibile. A volte si è verificato anche l’impossibile e spesso ci hanno messo mano le persone e la convinzione di poter cambiare un momento e un percorso».

Più difficile preparare la partita col Barcellona o con l’Atalanta?

«Conta la maturità dei calciatori. Ci sono occasioni per vedere che livello di maturità abbiamo raggiunto. Una striscia di buoni risultati è stata fatta anche l’anno scorso e nei campionati precedenti, però conta il rimanere costanti nel comportamento per fare sempre meglio. I contratti ti fanno essere dell’Inter ma sono i risultati e le vittorie che ti fanno entrare nella sua storia. La reazione dei tifosi al gesto di José Mourinho lo spiega: è una conseguenza dell’amore infinito per i risultati che hanno fatto insieme a lui. Deve essere da stimolo anche per lui poter vivere un sentimento di quel genere lì. Ci vogliono cadenze, risultati continuati, movimento continuo per dare sempre più soddisfazioni al popolo interista che lo merita tutto».

A Roma divenne famoso per la frase “famo lo stadio”. Si sente affezionato a San Siro o sarebbe favorevole a giocare in un nuovo impianto?

«Io sono prima di tutto contento che sia stato trovato un accordo per una collaborazione tra Inter e Milan. A me San Siro piace già com’è adesso e dopo essere diventato allenatore dell’Inter e tutti quelli che conosco hanno speso parole cariche di entusiasmo per la qualità dello stadio. Ci sono ingredienti e qualità. Io sono per andare avanti, se due colossi come queste due società si mettono d’accordo lo faranno sempre migliore per far sentire le persone dentro il salotto di casa e portarle sempre più dentro il campo».

In che momento è Ivan Perisic? Dopo il Mondiale ha segnato 2 gol e fatto due assist, si aspetta qualcosa di più?

«Si trova dentro tutti quei numeri che hanno fatto la classifica dell’Inter. Andiamo a vedere sempre gol e assist come cosa fondamentale, ma non ci sarebbero senza portare a casa una completezza di numeri e comportamenti. Uno come Milan Skriniar è fondamentale, come anche Samir Handanovic. Noi siamo contenti di avere scelto spesso Perisic, lui riesce con le sue galoppate e vampate a portare un contributo per le segnature degli altri. Io lo metto dentro la qualità della squadra, è uno di quelli che ha fatto molto bene per avere questa classifica».

Quanto sono stati importanti giocatori come Kwadwo Asamoah e Nainggolan nel processo di crescita? A che punto è Dalbert in questo processo?

«Quando si fanno nomi individuali si rischia di perdere di vista il lavoro di gente come Matias Vecino e Roberto Gagliardini quando hanno giocato. Si è dato la risposta nella domanda perché Dalbert ha fatto benissimo ma anche Asamoah nello stesso ruolo. Il suo collega prima diceva che Mauro Icardi e Lautaro Martinez devono giocare insieme, l’ha detto in un’altra maniera ma voleva dire quello. Una squadra di questo livello con queste competizioni abbiamo imparato che necessitiamo di un gruppo di calciatori forti. Se Icardi e Lautaro giocassero insieme costantemente ci vorrebbero due Lautaro e due Icardi. E il suo collega mi chiederebbe perché non giocano tutti e quattro. Siamo dentro una situazione pensata e organizzata, corretta per arrivare fino in fondo. Poi ci sono momenti di condizione e momenti in cui bisogna rifiatare. Quelli penalizzati e a cui va fatto un plauso sono quelli esclusi dalla Champions: Gagliardini, Joao Mario e Dalbert. Hanno il merito di essere professionisti con la P maiuscola per l’autostima e la qualità della persona quando sono in palestra ad allenarsi da soli mentre i compagni giocano la Champions. Loro tre sono una cosa particolare per me, gli altri fanno quello che debbono fare».







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