Spalletti: “L’anno scorso promesse cose non mantenute. Obiettivi Inter…”

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24 maggio 2018, 17:26
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A partire dalle ore 16 Luciano Spalletti ha tenuto l’ultima conferenza stampa della stagione, durata circa settanta minuti, dopo aver lasciato le interviste ai giocatori nel post partita di Lazio-Inter domenica scorsa. Rileggi le parole dell’allenatore nerazzurro raccolte in diretta da Inter-News.it.

«Si ringrazia soprattutto la società per avermi dato la possibilità di vivere queste emozioni con questi colori, che mi stanno anche bene. La società e i miei collaboratori, che sono più bravi di me e mi fanno trovare tutto a posto per il lavoro settimanale, sono tutta gente forte da un punto di vista caratteriale. Noi ogni tanto scherziamo ma il contesto di dove siamo nati diventa fondamentale, per arrivare al livello che siamo adesso c’è stato da pedalare molto e da dover superare momenti difficili, che poi quando ti trovi ad aver realizzato danno molta soddisfazione. Tutti quelli che lavorano qui alla Pinetina, a cominciare dai giardinieri, quelli della cucina e i magazzinieri, tutto il settore giovanile che è sempre stato a disposizione, Stefano Vecchi mi ha messo sempre a disposizione i giocatori perché si potesse formare un numero che ci permettesse di sviluppare l’allenamento in maniera corretta e soprattutto simulare le condizioni di partita che avremo trovato dove saremo poi andati a giocare. Poi naturalmente mi sembra di non essermi scordato di nessuno, i tifosi: si mettono in fondo perché loro sono la base, senza di loro sarebbe stato difficile cominciare a costruire qualcosa. Sono delle fondamenta importanti, lì sopra ci si può costruire grattacieli pieni di vittorie perché la nostra base e lo zoccolo duro da cui ripartire. Anche a Roma è stata un’emozione bellissima, mi sono pentito di essere stato poco in campo e sono voluto riuscire, erano tanti e li ho visti veramente felici, se lo meritavano. Forse la forza della squadra che avevamo davanti rende probabilmente più importante il nostro risultato, perché poi loro sono rimasti fuori dalla Champions League, parlo della Lazio, ma sono quelli che si sarebbero meritati un extralarge nel numero in accesso. Siamo riusciti a mettere il naso davanti negli ultimi minuti, si è visto sia quando si è giocato in casa e fuori sia durante l’arco del campionato che c’è voluto soprattutto quel cuore e tutta quella fortuna e quello spirito e bravura di quest’equilibrio del campionato venuto fuori per riuscire ad arrivare lì e giocarci questa qualificazione nell’ultima partita. La Lazio è una squadra di valore e di rango, sono stati bravi a saperla lavorare in questi anni e a farla crescere in questo punto, rende merito a quello che è il valore del risultato che s iporta a casa. Volevo dire due cose su questo finale di campionato combattuto, dove si è vista la partecipazione di un pubblico numerosissimo vestito di tutti i colori, si sono viste delle grandissime partite giocate da Juventus e Roma in Champions League, si è vista la qualità assoluta del Napoli, squadre come Lazio e Atalanta che avrebbero meritato di andare in fondo in Europa League per le partite fatte, probabilmente il ritorno di Carlo Ancelotti nel nostro campionato è una certificazione della qualità e della crescita del calcio italiano che c’è stata, sarà un piacere riaverlo a fianco».

«Sono stati tanti i momenti. Quello più bello l’ultima partita, quello più difficile la sconfitta per la Juventus, per come è venuta e non perché sono gli avversari. Il momento più brutto che non avrei voluto vivere mai è quello che è successo alla famiglia Astori, gli sono vicino come tutto il calcio italiano».

«Sicuramente vogliamo essere ambiziosi e voler migliorare, perché qui vogliamo starci. Ci stiamo bene e probabilmente ci sono delle cose che sono avvenute e che abbiamo consumato che si possono fare anche un po’ meglio. Vogliamo continuare in questo ridurre la differenza che c’è fra noi e fra quelli che ci sono davanti in questa classifica finale, in questo è già stato fatto tanto perché poi se si vogliono prendere i numeri si trova conforto in quella che è stata la crescita della squadra. È chiaro che questa differenza diventa notevole e si percepiva anche dentro la squadra, riuscire a raggiungere questo risultato era un pianerottolo e non un gradino soltanto della scala, era andare un pianerottolo superiore senza passare dai gradini. Bisogna lavorare bene ed essere bravi, perché l’anno scorso all’inizio abbiamo sbagliato qualcosa, come ho ridetto altre volte non bisogna illudere i nostri tifosi. Chiaro che gli obiettivi dell’Inter sono importanti, perché ormai l’Inter ha quella storia, quella forza e quell’impatto lì, quindi bisogna essere all’altezza di quello che è l’emozione che danno questi cuori. Non bisogna raccontare delle cose sbagliate, poi diventa tutto più difficile».

«Conferma di Mauro Icardi? A me rimane difficile, con giocatori di questo livello, dire che faranno. Soprattutto è la sua volontà, da un punto di vista di ruoli tenere uno che non vuol rimanere è difficile: non è il suo caso, ma non si può andare a fare una richiesta del genere, bisogna vedere quello che può capitare sul mercato al giocatore e quello che può allettare il professionista a fare esperienze diverse. È chiaro che se vanno via calciatori importanti diminuisce la probabilità di crescita, a meno che non ne vengano più importanti. Dipende da questo, per il contratto ce l’ho e nell’Inter ci sto molto bene, non fingevo e non sarebbe cambiato niente se non avessimo raggiunto questo risultato, un contratto si costruisce con gli obiettivi e coi calciatori, con le risorse e ventisei ore di lavoro al giorno perché bisogna fare due ore di straordinario, tutte queste cose qui portano benefici importanti. La società ieri sera mi ha ribadito che il contratto lo vogliono fare, per me non sarebbe cambiato niente. Devo riprecisare che in funzione di come lo chiedete è un contratto firmato col lapis con la gomma dietro, ci vogliono delle caratteristiche e delle qualità. Per gli interisti firmare un contratto equivale ad aver sottoscritto il futuro dei prossimi anni dell’Inter, quando sei qui ti accorgi che è una grande responsabilità e non lo firmi per due anni di stipendi in più, non contano niente e se non fai risultati. Avere il contratto a vita che te ne fai? È soltanto per averci clamore. Ho il contratto fino all’anno prossimo, qual è la fretta? Se faccio un altro periodo senza risultati continuo a farmi offendere? In pratica funziona così. È un campionato bellissimo il nostro, sta venendo fuori un calcio più appassionato, succede meno casino e stadi sempre pieni. I tifosi di Inter e Milan sono un insegnamento importante, una tifoseria europea, quello che vivi a San Siro lo vivi in tanti altri stadi di dimensioni diverse ma nei derby c’è questa partecipazione e questo volersi divertire che fa più parte del calcio europeo. Secondo me ci si guadagna tutti però vedo che è dura, ma alla lunga la gente che ha passione e ama una cosa vincerà, va oltre il proprio sentimento».

«Il mercato? La società ha cominciato a muoversi bene, però poi bisogna far tornare dei conti e diventa fondamentale, ormai il calcio è cambiato in tutto. Prima se davano un calcio di rigore non potevi tornare indietro, ora te lo tolgono dopo un minuto, prima si poteva spendere quello che ci voleva e ora bisogna rendere conto a degli organi che ti controllano: è giusto, si chiama Settlement agreement e ci sono dei paletti. Bisogna fare chiarezza che questo Settlement agreement è stato firmato dalla proprietà precedente, alla quale noi avendolo ereditato bisogna continuare a mantenere le richieste. Dobbiamo fare un percorso dove ora, prima di fine mese, dobbiamo far tornare i conti sui bilanci, bisogna riuscire a risanare la società come fanno tutti. Poi ci sono degli specialisti che fanno questo lavoro e bisogna rimettere i numeri a posto, poi si possono reinvestire perché scatta un’altra stagione, mettendoci qualcosa di più sopra. Diventa difficile fare nomi altisonanti come l’anno scorso, non è detto che non ci si possa arrivare ma passa tutto attraverso le partite giocate, in tutto questo discorso qui ci si può mettere che João Cancelo e Rafinha Alcântara in questo momento non si possono riscattare, poi in un secondo momento vedremo. Sono stati dei giocatori eccezionali e hanno dato forza da un punto di vista calcistico in generale e forza, soprattutto Rafinha, da un punto di vista di convinzione mentale e di essere stato in quei club che sono abituati a vincere sempre, ha tolto qualche abitudine a lasciarsi andare per come è fatto caratterialmente. Funziona a questa maniera purtroppo, sennò si piglia uno striscione “bilancio dell’Inter sempre più bello con Ausilio, Gardini e Antonello” e si va avanti. È un altro modo di fare, dipende che strada si vuol seguire».

«Milan Škriniar? È stato un impatto importante, lui gli vedi sempre quella faccia lì del tranquillo che sembra quasi che ti dica “che vuoi fare? Fammi vedere e vediamo chi arriva prima”. È un ragazzo di una integrità fisica, educazione, moralità, qualità e personalità di calciatore, carattere forte. Lui, siccome ha sempre detto che gli fa piacere rimanere all’Inter, se venisse messo in discussione il fatto di rimanere qui mi dispiacerebbe, come altri calciatori ma al massimo livello di dispiacere. La svolta col Benevento? Sembrava che ci fosse una congiunzione astrale di quelle poco favorevoli, dove non si riusciva o perlomeno che i giocatori pensavano ci fossero dei motivi esterni insuperabili che non avessero a che fare niente col calcio giocato, come se ci fosse qualcosa che ti veniva a togliere energie. Io ho trovato questa cosa qui, ci ho pensato come dirvelo meglio ma non ho trovato parole, è difficile. Si vedeva che loro pensavano che era un conto che dovevi pagare e riguardava quest’ambiente, come si è detto altre volte, però dopo un episodio ben preciso c’è stato e allora in quei momenti bisogna tu pigli qualcosa che sia definito: è quello, si è vinta una partita male ma si è vinta. Non so come dirvelo però è vero, è successo così e vi ho raccontato la verità, si vedeva che i calciatori temevano che il cambiamento non dipendesse da quello che avrebbero fatto sul campo, invece poi si è cominciato a ripartire, qualche volta si scivolava e si andava a fare dei tempi o dei mezzi tempi un po’ differenti dove perdevi i connotati che dovevi avere, mentre poi nell’ultima partita negli ultimi venti minuti si sono avuti, spettacolari. Anche il secondo tempo, non perché si è vinto, ma guarda la gente anche in panchina come si atteggiava: non hanno avuto quelle debolezze viste spesso di pensare che non ce la facciamo, oppure che non siamo fortunati. Ci sono quelli che non riescono ad acchiappare le qualità che si ha dentro, tutte possono portare all’obiettivo da raggiungere sia fisiche sia mentali o caratteriali, ci sono delle forze che riescono a sopperire alle altre se riesci a prenderle e sembrava non ci riuscissero, invece all’ultima partita ho visto gente fortissima che ha ritrovato quella qualità. Contro la Lazio si è visto bene che ci sono la somma di due forze il cui valore finale rimane immutato, perché funziona così, poi però è la distruzione fra esse che fa la differenza, perché la Lazio ha cominciato a pigiare forte e ha avuto la prevalenza del momento della partita, però quello che noi abbiamo fatto bene e mantenere i nostri connotati, perché questi due forze qui hanno lo stesso livello e mano mano che una cresce l’altra concede, invece loro sono cresciuti ma noi siamo rimasti lì e non abbiamo alimentato niente. Sono stati bravi a prendere il loro campo e fare le azioni forti, dove hanno avuto il comando del momento della partita, però noi siamo sempre rimasti lì e piano piano siamo andati a rispostare l’ago della bilancia per avere la possibilità di montare addosso e vedere se cedevano, mi è sembrato che da ultimo si sia preso qualcosa negli ultimi minuti. Loro hanno forzato e non gli abbiamo concesso, poi invece da ultimo ci siamo forniti della loro forza, questo diventerà fondamentale nella ripartenza della prossima stagione perché quei venti minuti devono essere il riscaldamento di ogni partita della prossima stagione. Andrea Ranocchia, che me l’avete offeso il primo minuto che ero qui, l’avete visto come è entrato? Io lo conosco bene da anni, l’avete tritato, non si muove finché resto io perché è un giocatore fortissimo dal punto di vista mentale. Su Ranocchia posso dire che dentro lo spogliatoio è la coscienza per gli altri, ci si passa davanti e ci  si confronta con Ranocchia, ti piglia tutto lui. Lì c’è veramente il metodo di misura per essere puri al 100% dell’Inter, è interista al 100%».

«Mi hanno detto di non farle vedere, sennò io tiravo fuori le lavagne che si sono fatte in ritiro. Io non ho condiviso niente, perché se mi vieni a dire che l’obiettivo è questo perché le caratteristiche sono queste non ho condiviso niente. Dopo che siamo partiti loro non mi hanno messo a disposizione quello che avevamo detto prima e non va bene, tu dici l’obiettivo in base a quello a disposizione. Tu hai fatto tutto l’anno i nomi non arrivati mai, perché li facevi se sapevi che non arrivavano mai? Dici che te li facevano, chi ti risponde al telefono? Dillo, sennò così diventa troppo facile (se la prende col giornalista che ha fatto la domanda sugli obiettivi di mercato, ndr). Io mi fermo qui, questo è il nocciolo della questione: bisogna arrivare in Champions con squadre venticinque punti davanti, si è fatto un mercato per sopperire dando via otto giocatori e prendendone sei. Si è fatta confusione perché si poteva far diversamente, si è fatto un ragionamento e un movimento a braccio, grossolano, senza fare scelte precise. Poi a un certo punto si è detto basta e si era detto che non si poteva andare avanti, non è stato determinato da nessuno ma delle novità (il blocco degli investimenti fuori dalla Cina, ndr) hanno detto basta. Io posso dire che non accetto più di entrare in Champions perché si era detto cose differenti. Poi inizio a essere quello che si era detto essere un riferimento importante, criticare dove si lavora è il peggior nemico e allora ho tirato e sono andato dritto, però il mercato fatto è simile a quello che si aveva come valori di squadra e via dicendo, se vai a vedere via uno arriva un altro. Geoffrey Kondogbia era un grandissimo giocatore, hanno messo la clausola a ottanta milioni, io venivo la sera ad allenarlo da solo per farlo rimanere, qui si tende a sciupare i giocatori anziché a proteggerli se da un’altra parte danno questo valore, noi se l’hanno riscattato subito abbiamo dato un valore leggero. Gary Medel? Mi fermavano dicendo che carattere ha, poi si è dato via Stevan Jovetić o giocatori come Jeison Murillo, poi prendi Škriniar e diventa questo qui ma veniva da un anno solo alla Sampdoria. Non hai fatto un mercato confermando quello che dicevano loro, io potevo tornare indietro. Ora che mi accrediti di aver sottoscritto che c’è da guadagnare venti punti sopra, per me non è un fallimento ma per voi sì perché si va a letto con un po’ di acidità e ci si risveglia e parte il braccio. In Italia moltissime squadre hanno fatto benissimo, le presenze agli stadi lo dicono, io non avevo sottoscritto nulla. Secondo me i giocatori sono stati bravi a portarci lì, altre società potevano competere con noi, mi sembra di leggere una piccola differenza su come sono state trattate a livello giornalistico delle società che riguardano l’alta classifica, se vuoi li rifaccio leggere i titoli. Hai mai scritto che Suning ha deciso che sarà Spalletti a spendere centocinquanta milioni? Il giornale è lì attaccato in bacheca dove scrivi che spendo il tesoro di Suning, non è andata così e non mi accreditare di non aver detto cose (anche qui si riferisce allo stesso giornalista, ndr). Che garbi o no è la verità, anche lì dipende da che taglio si vuol dare alla cosa, questi giocatori sono stati bravissimi. A un certo punto siamo stati in difficoltà numerica, poi abbiamo preso Lisandro López ma siamo stati risicati e qualche volta poteva fare la differenza, non lo so perché non si possono rigiocare le partite. Che tipo di miglioramenti? Dal piazzamento si deve restare dentro, è chiaro che bisogna ridurre il distacco dagli altri però ci si è arrivati mettendo al fotofinish il braccio o la spalla, poi bisogna rimanere qui. Il Milan, quando siamo partiti, dove me lo collocavi col mercato fatto? Qual era il motivo del perché bisognava arrivare davanti per forza? Era arrivato davanti, col mercato fatto hai da giocarci. L’Atalanta e la Lazio erano davanti, la Roma non la vedevi. Dici che siamo convinti di aver giocatori forti ma tu sei quello che esibisci: tu sei vestito di grigio con la cravatta fucsia e sei le parole che dici professionalmente, sei i titoli e le domande che fai, non un altro. Noi siamo quelli che hanno questa classifica, ognuno è quello che fa durante il giorno. Io sono quello che faccio vedere durante i giorni che sono qui, a tutti quelli che lavorano con me, è così».

«Marcelo Brozović mi sembrava uno allenato da qualche anno e mi sembrava di aver preso una cantonata. Nella prima parte, pur andandogli a dire cose belle, era in un settore di campo dove lo limitavo, nell’altro settore di campo mi sembrava che fosse importante presidiarlo sempre durante le partite e lui invece, attraverso la sua disponibilità, me lo lasciasse vuoto qualche volta. Poi, siccome si è persistito nel non trovare quel giocatore lì nelle qualità di altri, nelle prove bisogna stare attenti perché si rischia di sciupare quello di buono, ed effettivamente era un giocatore perfetto in quel ruolo. È sempre stato abituato a giocare soprattutto mezzala, ha giocato anche qualche volta mediano però quando uno ci gioca poco è abituato a riprendere il verso precedente. Invece tutto un altro giocatore, nell’ultima partita è andato due volte a recuperare palla in scivolata. Si pensava fosse un debole e un leggero dal punto di vista di lotta pura, invece ha fatto vedere che è quello che ci ha dato una mano importante a essere per lunghi tratti una squadra forte. Non gli succede più di avere alternanza, è un giocatore fortissimo. Si sente coinvolto, è contento e si riparte da lì».

«Scudetto? Serve un mercato dove vanno spesi soldi al livello di quelle che lo vincono, perché diventa difficile sennò. Noi come aspirazioni abbiamo il massimo delle soddisfazioni da ridare ai nostri tifosi e loro sono stati felici veri, il massimo vuol dire lì però in questo programma e progetto ci hanno messo un lasso di anni che non riguarda la prossima stagione, perché sennò si inizia a illudere i tifosi e non è corretto. Va fatto come hanno fatto nei momenti difficili, quando la squadra si è ribellata e il pubblico ha avuto un ruolo fondamentale anche quando abbiamo perso, che siamo usciti da San Siro dove erano amareggiati ma avevano visto che la squadra ci aveva messo tutto, è il mio lavoro e ho visto bene. Ero tranquillo, dopo la partita col Sassuolo sono andato a dire nello spogliatoio, prima della partita di Crotone, che volevo dire prima quello che penso di voi: oggi non so dove vado a finire ma il discorso finale sarà questo qui, c’era anche la dirigenza, loro avevano fatto uno sforzo e avevo visto la buona fede di magari non essere riusciti ad acchiappare tutto però grande impegno e professionalità, grandi qualità umane e appartenenza a questi colori».

«Piero Ausilio con Alessandro Beltrami? Oggi doveva venire prima, aveva un appuntamento ed è arrivato ora, capita di continuo ed è il suo momento ora, deve far vedere la sua qualità assieme a Giovanni Gardini e Alessandro Antonello, avranno da spartire le cose da fare. Sanno benissimo le cose da fare, poi è chiaro che ci sono sempre i numeri da mettere a posto e non sai dove prenderli per ributtarli da altre parti. Nicolò Barella è un buon calciatore, Radja Nainggolan anche. Lautaro Martínez l’ho visto solo in cassetta ma abbiamo gente che l’ha visto bene e ci possiamo fidare, tipo Javier Zanetti e Diego Milito. È un calciatore forte che può essere uno importantissimo in prospettiva, è chiaro che ci sono quei passaggi da fare dove conteranno anche le sue reazioni. Ci siamo informati bene e dal punto di vista tecnico e fisico è forte, è anche sano mentalmente e siamo contenti. Arbitri? Nell’ultima partita c’è stata una qualità quasi impossibile per l’importanza, uno degli arbitri più importanti a livello italiano che da un punto di vista mio gli auguro di essere arbitro della finale ai Mondiali. Si rimane lì, noi siamo convinti di doverci comportare in un certo modo e dover dare rispetto ma allo stesso tempo di doverlo ricevere. In passato c’era stato qualche confronto che era rimasto senza soluzion, allora abbiamo deciso di essere quelli che facevano il primo passo e non mettere in difficoltà. Abbiamo avuto due ammoniti per proteste in tutta la stagione e un espulso, sono Ivan Perišić sul fallo di Leonardo Bonucci nel derby sulla linea di fondo che era una occasione da gol, e Danilo D’Ambrosio sulla mancata espulsione di Miralem Pjanić dove c’è stata anche l’occasione di Matías Vecino, unico espulso. Non devono andare attorno all’arbitro a esercitare il proprio pensiero, che nei momenti di fatica è anche sbagliato, noi si riparte qui».

«Devo stare attento a come parlo o si creano anche dei problemi, però la società ora deve essere brava a far quadrare questi conti e poi si reinveste questi soldi. Si fa in base alle possibilità dei conti il mercato e l’obiettivo, poi di volta in volta si fanno le valutazioni. Sono state promesse delle cose poi non mantenute, io ho firmato su quello che mi era stato detto, ora si riparte e si vede. Se si parla di scudetto ne vai a rendere conto, non è detto che non si facciano risultati importanti ma mettersi in debito subito non capisco come mai, perché quello diventa lo zoccolo duro delle discussioni di tutte le settimane con voi, lo scudetto lo vince una e se ne danno sette quindi sei fallite per voi. Ci sono delle limitazioni anche sportive, non solo economiche. Io non cambio idea, vengo e dico quello che mi sembra giusto dire, non faccio come l’anno scorso e dico la verità che l’anno scorso non ho detto. Quest’anno siamo tutti e due contenti di lavorare insieme, poi si parte e si comincia. Con chiarezza? Secondo me sì, bisogna averla. I riscatti? C’è una scadenza, poi è chiaro che in un secondo momento si può rifare. Siamo abbastanza coperti come rosa in generale per i numeri che dobbiamo avere, però poi bisogna completare. Si comincia a lavorare e si guarda di tenere aperte tutte le porte, anche se la vedo dura per i soldi che ci vogliono e che hanno richiesto per riscattare questi due giocatori. Poi verrà risposto anche da Ausilio e da direttori».

16.13 È arrivato Luciano Spalletti.

16.01 Tra pochi minuti in arrivo Luciano Spalletti nella sala stampa del Suning Training Centre.

15.45 Un quarto d’ora circa all’inizio della conferenza di Luciano Spalletti. Nell’attesa qui le sue parole rilasciate ieri sera all’uscita dalla sede dell’Inter a Milano.






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