Inter, per Eriksen esperimenti finiti. Quale ruolo nei piani di Conte? – GdS

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23 Marzo 2020, 09:52
Eriksen
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“La Gazzetta dello Sport” fa il punto sull’inserimento tattico di Eriksen nell’Inter di Conte. Il tecnico salentino, dopo diversi esperimenti, dovrà cucire un abito su misura per il danese, consentendogli di esprimere al meglio la sua qualità

TIME OVER – Il tempo degli esperimenti è durato poco ed è già finito. Questa pausa dovrà servire a Christian Eriksen e all’Inter per tirare le somme e cominciare un nuovo percorso. Possibilmente, col danese al centro del progetto e del gioco. Quando si ripartirà è ancora un mistero, ma la missione è chiara: quel giorno, Antonio Conte dovrà aver ultimato l’inserimento di Christian nella sua idea di gioco. Sin dall’inizio il tecnico sapeva che Eriksen non era il giocatore da furore e dinamite tanto caro al suo credo calcistico. La società ha fiutato l’affare, sapendo che il danese potrebbe essere l’uomo giusto per portare il progetto nerazzurro su una nuova dimensione, internazionale e vincente.

DOPPIO REGISTA – Eriksen è probabilmente uno dei pochi trequartisti vecchia maniera del calcio moderno. Uomo da ultimo passaggio, da ricerca di corridoi sconosciuti ai più e di guizzi tra le linee. L’idea iniziale di Conte era quella di conservare il suo 3-5-2 e piazzarlo in mezzo al campo, alla sinistra di Marcelo Brozovic. Con due palleggiatori veri in mezzo c’è più possibilità di giocare subito in verticale una volta recuperata palla e di arrivare ad azionare le punte. Nell’ultimo periodo, i pochi rifornimenti sono arrivati dalle fasce, dove Ashley Young e Antonio Candreva non hanno fatto mancare il proprio supporto. Però è chiaro che bisogna trovare una nuova chiave per cercare di ottenere il meglio da Eriksen.

LINEE STRETTE – Ai tempi del Tottenham, in fase offensiva, Eriksen partiva largo (più a destra che a sinistra) e poi veniva dentro a cercare lo scambio stretto tra le linee con Harry Kane. Nella testa di Conte, Christian dovrà essere l’arma in più a rimorchio quando l’Inter riuscirà a sfondare dalle fasce. Il gioco di Conte prevede sempre di andare a chiudere l’azione con cinque giocatori, con esterni molto larghi e quasi in linea con le punte e un centrocampista pronto a inserirsi. Eriksen ha meno corsa per andare senza palla, ma ha la qualità per raccogliere lo scarico ed essere letale da fuori. Ecco, quella qualità si è vista molto di più in Europa League rispetto alla Serie A. Contro la Juventus è stato inserito per dare una scintilla alla squadra, ma alla fine si è scottato lui, in evidente imbarazzo rispetto al ritmo dei bianconeri.

LUCI E OMBRE – Il punto è che dopo otto presenze in tutte le competizioni, 348 minuti giocati, un gol realizzato e un assist, il ruolo di Christian nell’Inter non è ancora chiaro e questo è un lusso che alla lunga squadra e club non possono permettersi. Ma tra luci e ombre, qualcosa di nuovo ha fatto vedere: il tiro dalla distanza può essere letale e le punizioni devono diventare un’arma reale. Da queste parti manca un gol da fermo dall’aprile 2018: un’eternità per chi vuole tornare a guardare tutti dall’alto. Tocca a Chris invertire il trend e provare a prendersi in mano l’Inter.

Fonte: La Gazzetta dello Sport – Vincenzo D’Angelo


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