Inter, il gruppo prima di tutto! Ecco come Conte ha vinto la guerra all’ego

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23 Dicembre 2019, 15:01
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Una delle prime volontà di Conte al suo arrivo all’Inter fu quella di allontanare i giocatori più problematici dello spogliatoio. A costo di pagare dazio dal punto di vista tecnico, il neo allenatore ha epurato l’ambiente da chi lo contaminò nei mesi precedenti. Nainggolan, Perisic e Icardi sono stati sacrificati sull’altare del bene comune, e gli effetti sono evidenti.

Com’eravamo un anno fa

Il 23 dicembre 2018 l’Inter pubblica un comunicato che fa serpeggiare il panico tra i tifosi. Radja Nainggolan sospeso fino a data indefinita. Tra i motivi, l’accumulo di diversi ritardi agli allenamenti e le condizioni non sempre perfette (eufemismo…) del belga. Fortemente voluto da Luciano Spalletti, il contributo del Ninja fino a quel punto della stagione è scarso. A questo, poche settimane dopo si aggiunge lo strappo tra la società e Ivan Perisic. Palesemente demotivato con il nerazzurro addosso, il croato chiede ufficialmente la cessione, possibilmente in Premier League. Infine, il 13 febbraio esplode la bomba che sembra compromettere la già difficile stagione dell’Inter. La società toglie la fascia di capitano a Mauro Icardi, e la consegna a Samir Handanovic. Tre dei giocatori con l’ego più straripante sembrano, volenti o nolenti, minare dall’interno la sanità del gruppo Inter, il lavoro del tecnico Spalletti e i successi della squadra.

Visione chiara: c’è solo l’Inter

Ognuno di questi tre casi crea fratture ben delineate tra i tifosi dell’Inter. Da una parte, coloro che prendono le difese del giocatore, additando il neo arrivato Giuseppe Marotta come vero colpevole di questi malumori. Dall’altra, i tifosi per cui l’Inter viene prima di tutto e di tutti, ego compresi. A giugno, quando Antonio Conte diventa ufficialmente il nuovo allenatore dell’Inter, queste fazioni si polarizzano ancor di più. Ma il nuovo tecnico è perfettamente allineato con la dirigenza, e adotta il pugno di ferro: via Nainggolan, via Perisic, via Icardi. I tre giocatori più tecnici vengono sacrificati sull’altare del bene comune. Nell’Inter non c’è spazio per chi pone se stesso al di sopra degli altri, e Conte preferisce un gruppo unito e solido ad un’accozzaglia di primi violini.

I risultati dalla parte di Conte

Questa precisa visione condivisa da società e allenatore sta producendo risultati evidenti. L’Inter è in testa al campionato, a parimerito con la Juventus. L’uscita dalla Champions League viene tutto sommato stigmatizzata: l’obiettivo è consolidarsi innanzitutto in Italia. Ma al di là di questi risultati aggregati, analizzando nel profondo gli ultimi mesi, emerge un’Inter costruita ad immagine e somiglianza di Antonio Conte. Più che sulla tecnica, l’allenatore sta lavorando egregiamente sulla mentalità, e sulla capacità di controllare anche psicologicamente le partite attraverso una furente intensità. Questo attraverso un gruppo forte, unito e coeso, dove tutti possono dare il loro contributo: il lavoro più eccezionale di Conte è quello sui rincalzi, come il redivivo Antonio Candreva. Ma anche su Borja Valero e Roberto Gagliardini, che si fanno trovare pronti in ogni occasione. Infine, il gesto più significativo viene dal giocatore che Conte ha voluto più di tutti. Romelu Lukaku consegna il pallone a Sebastiano Esposito, cancellando definitivamente la parola “ego” dal dizionario nerazzurro.



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