Gravina: “Danni irreparabili se non si torna a giocare. Ripartire…”

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27 Maggio 2020, 18:00
Gabriele Gravina
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Gabriele Gravina, presidente della FIGC, ha parlato ai microfoni del magazine “Riparte l’Italia” volendo spiegare i motivi per i quali la federazione sta spingendo per la ripresa del campionato il prima possibile, pena danni irreparabili.

RIPARTENZA NECESSARIA – È chiaro Gravina: ripartire il prima possibile è fondamentale per la salvezza del calcio italiano. Il presidente della FIGC lo ha ribadito ulteriormente con queste parole per il magazine “Riparte l’Italia”: “Se non si riparte subito sarà un danno irreparabile per il calcio italiano, abbiamo già perso 500 milioni di euro. Bisogna difendere 100 mila lavoratori, 1,4 milioni di tesserati, 4,7 miliardi di fatturato. Il calcio in Italia rappresenta uno straordinario fattore sociale ed economico ed è un generatore di entusiasmo. La sua capillare penetrazione in Italia lo ha reso, nel corso del tempo, un elemento di coesione e di sviluppo, un moltiplicatore di passione e uno straordinario volano per l’economia, in grado di affascinare la quotidianità di milioni di italiani molto più di altri settori produttivi del Paese.

NUMERI IMPORTANTI – Gravina ha poi voluto spiegare le ragioni per tornare a giocare, segnalando anche diversi numeri sugli indotti economici legati al calcio: “Le ragioni profonde dell’azione intrapresa dalla FIGC per la ripresa del calcio professionistico, oltre a garantire la conclusione regolare delle competizioni, sono da ricercare nell’impatto reale che questo sport ha sul nostro Paese. Ricordiamo infatti che è lo sport più rappresentativo. Il fatturato diretto generato dal settore calcio è stimabile in 4,7 miliardi di euro. Di questa cifra, il 23% viene prodotto dai campionati dilettantistici e giovanili, dalla FIGC e dalle leghe calcistiche, mentre il restante 77% dal settore professionistico, ovvero Serie A, Serie B e Serie C. Numeri che offrono un quadro chiaro sull’unicità del nostro sistema e sull’impatto positivo che ha sull’intero Paese. Analizzando ciò che il calcio italiano genera non è quindi così difficile capire come mai la federazione persegue la via della ripartenza. Ce lo abbiamo nel DNA e lo portiamo anche nel nostro nome: per noi ripartire vuol dire tornare a giocare”.


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