Eto’o: “Triplete-Inter, che gioia! Trasformai ingaggio in bonus Champions”

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17 Maggio 2020, 08:18
Eto'o
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Sono i giorni del ricordo per quel maginifico Triplete che dieci anni fa portò l’Inter in cima all’Olimpo del pallone. La “Gazzetta dello Sport” intervista Samuel Eto’o, che in quell’annata ha fatto di tutto per guadagnarsi la fiducia dei tifosi nerazzurri. Anche segnare, certo. Ma la sua capacità di far gol sembrava diventata una dote accessoria 

DESTINO – Qualcuno potrebbe essersene dimenticato, ma Samuel Eto’o, nell’estate del 2009, aveva appena messo un Triplete già in bacheca. Il Barcellona di Josep Guardiola aveva fatto man bassa con lui, Lionel Messi e una squadra che avrebbe dominato l’immaginario europeo per molto tempo. Eto’o arriva all’Inter in virtù del celebre scambio con Zlatan Ibrahimovic, portando in dote anche un cospicuo conguaglio economico. Dieci mesi dopo, è storia: «Alzo la coppa verso il cielo e non ci sono solo le mie mani a tenerla. È un flash, ci vedo anche le mani di milioni di tifosi dell’Inter, che la tirano su assieme a me».

IMPRESA – Il Triplete in due anni consecutivi, con Barcellona e Inter: vittorie estremamente diverse per un campione come Eto’o: «Molto diverse: l’Inter cercava la coppa dei campioni da 45 anni: arrivare in una piazza così speciale e così affamata e vincerla subito mi sembrò un’impresa unica, un sogno. Primo contatto con l’Inter? Fu con quello che sarebbe diventato mio fratello Marco. La storia del suo sms si conosce: un certo Materazzi mi scrive “Se vieni tu all’Inter vinciamo tutto”, non ho quel numero in rubrica e chiedo a Demetrio Albertini: “E’ suo?”. Era il suo. Una cosa del genere non mi era mai successa in tutta la carriera: quel messaggio ha avuto un grande peso nella mia decisione e ha fatto nascere una grande amicizia».

UOMINI FORTI – Anche il presidente Massimo Moratti, che ha compiuto 75 anni proprio ieri ricordando il Triplete e non solo, deve aver avuto un grande impatto nella scelta di Eto’o: «Il presidente mi chiamò poco dopo e in un francese perfetto mi disse: “Eto’o, si fidi: lei all’Inter si troverà benissimo, diventerà come casa sua”. Aveva ragione. Dissi che Moratti Moratti è un Dio terra? Chi mette il rapporto umano davanti a qualsiasi altra cosa per me è come un dio. In terra, appunto».

TRIPLETE – C’è anche un terzo attore in questa sceneggiatura perfetta sin dagli albori: José Mourinho, ovviamente: «Mi mandò una foto della maglia dell’Inter – sottolinea Eto’o – con il numero 9: «E’ la tua: ti aspetta. Il mio ingaggio all’Inter? Per me l’idea di partecipare alla sfida di un ambiente pieno di aspettative faceva la differenza, ma c’era anche una differenza importante fra la proposta dell’Inter e quello che chiedevo io. Quando incontrai Moratti, Marco Branca e i dirigenti che parteciparono alla trattativa, ad un certo punto stupii tutti: “Trasformiamo questa differenza in bonus di squadra, se vinciamo la Champions nei prossimi due anni”. Dieci mesi dopo eravamo campioni d’Europa».

DISTANTI – Un passo indietro: Eto’o decide di lasciare il Barcellona, dopo il Triplete coi blaugrana. Deluso da Guardiola?: «Sì, ma in realtà mi ero già lasciato tutto alle spalle: sapevo che avrei dovuto andarmene, stavo già parlando con diversi club, ma quel messaggio di Materazzi rallentò qualsiasi altra trattativa in corso. Sentii che era l’Inter la strada giusta. Guardiola e Mourinho? L’unico punto in comune che hanno questi due allenatori è la voglia di vincere: personalità completamente differenti e differente visione di calcio».

Fonte: La Gazzetta dello Sport – Andrea Elefante


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