Coronavirus, Serie A: bilanci horror. Se non si riprende sono guai – GdS

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26 Marzo 2020, 08:35
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“La Gazzetta dello Sport” ha pubblicato la sua analisi, a cadenza annuale, sui conti delle squadre di Serie A 2018-2019. Numeri da brividi, che l’epidemia coronavirus potrebbe enfatizzare qualora il campionato dovesse restare al palo. Proviamo a vederci chiaro

TEMPESTA – L’impatto del coronavirus, sul nostro paese, è stato sottovalutato sotto tutti i punti di vista. Per quanto riguarda il mondo del calcio, il discorso non cambia più di tanto. Nessuno poteva dirsi pronto ad un tornado simile. Il danno, soprattutto economico, rischia di mandare in cortocircuito gli ingranaggi della macchina Serie A. Ma a guardarli  bene, i bilanci delle 20 squadre, i brividi risalgono lungo la schiena ben prima del coronavirus. La pandemia potrebbe essere semplicemente il dito che muove la prima tessera di un domino inarrestabile.

NUMERI – Nel 2018-19 i costi della Serie A sono schizzati in alto di mezzo miliardo in 12 mesi, da 3 a 3,5 miliardi. Essi sono cresciuti molto di più del fatturato, salito da 2,4 a 2,7 miliardi al netto delle plusvalenze, ed è peggiorata la perdita aggregata, pari a 292 milioni contro gli 88 del 2017- 18. L’appesantimento della gestione contabile ha prodotto difficoltà di cassa generalizzate, come testimonia il preoccupante incremento dei debiti ,che sfiorano ormai i 2,5 miliardi, con un balzo annuale di circa 300 milioni di cui un centinaio abbondante nei confronti delle banche e degli istituti di factoring. Quegli stessi istituti di factoring dai quali i club hanno già ottenuto (e bruciato) gli anticipi dei proventi televisivi.

EMORRAGIA – Con un indebitamento così elevato si moltiplica il rischio di implosione se l’attività, e quindi il flusso di cassa, non riprende. Come già accaduto in passato, le squadre si sono fatte annebbiare dai nuovi contratti tv allargando i cordoni della borsa. La scorsa stagione, infatti, è stata la prima del nuovo ciclo che ha regalato incrementi per tutti, specie per le medio-piccole. Così le entrate della Serie A da diritti tv, comprensive dei proventi delle coppe europee, sono passate da 1,3 a 1,44 miliardi. Altri 100 milioni in più sono arrivati dai ricavi commerciali, attorno ai 650 milioni grazie principalmente al boom della Juventus di Cristiano Ronaldo e dell’Inter. Gli incassi da stadio, invece, rimangono sostanzialmente stabili, sotto i 300 milioni. Se escludiamo la voce “altri ricavi” (più di 300 milioni), il fatturato strutturale della Serie A sfiora ormai i 2,4 miliardi.

PECCATO DI GOLA – Il tesoretto aggiuntivo è stato tutto consumato dalle spese sportive. Con buona pace degli investimenti virtuosi in settori giovanili, infrastrutture, risorse umane. Per la verità, si è andati oltre spendendo in deficit. Sì perché gli stipendi (di tutto il personale, non solo calciatori) sono cresciuti di quasi 300 milioni (da 1.482 a 1.756 milioni) e gli ammortamenti per i “cartellini” dei giocatori di oltre 100 (da 628 a 787 milioni). Una gestione sballata a cui si è posto rimedio con le solite plusvalenze, mantenutesi sullo stesso livello dell’anno precedente: 727 milioni, al netto delle minusvalenze. Utili per evitare la voragine ma non il buco. La Serie A è un’azienda in rosso per quasi 300 milioni, che spende e spande, fa sempre più leva sull’indebitamento e vanta scarsi capitali propri.

LE SQUADRE – Nella prospettiva di un’inevitabile riduzione dei fatturati, resisterà meglio chi avrà i bilanci in ordine e il supporto degli azionisti. In A hanno chiuso in utile gli ultimi esercizi 5 club su 20 (più le retrocesse Chievo ed Empoli). Si tratta di Napoli, a +29,2 milioni, Atalanta (+24), Sampdoria (+12,1), Sassuolo (+8,1) e Udinese (+1,2). Sono soltanto tre i club che non hanno debiti bancari: Cagliari, Napoli e Torino. Se i prezzi del calciomercato dovessero crollare, soffrirebbero di più quelle società che dipendono maggiormente dalle plusvalenze e che presentano la gestione caratteristica meno equilibrata: le genovesi, per esempio.

LE BIG – Discorso a parte per le grandi. Bisognerà capire quali misure verranno adottate a livello internazionale. Juventus e Inter, che erano nel pieno della loro fase espansiva, temono di subire una battuta d’arresto ma possono contare su proprietà solide. Exor era già intervenuta nell’aumento di capitale da 300 milioni per ridurre il debito e liberare nuove risorse. Suning non ha mai smesso di supportare i nerazzurri e la recente riapertura dei negozi testimonia la voglia di ripartire della Cina. Più complicata la risalita del Milan che nell’ultimo quinquennio ha accumulato oltre mezzo miliardo (528milioni per la precisione) di perdite. Cosa farà il fondo Elliott, impegnato a destreggiarsi nella tempesta dei mercati? Il coronavirus ha già provocato un effetto immediato: la vendita della Roma da Pallotta a Friedkin è stata congelata. E i giallorossi, sempre più bisognosi di soldi freschi, fanno ora gli scongiuri. Ma non solo loro.

Fonte: La Gazzetta dello Sport – Marco Iaria


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