Cordoba: “All’Inter senti subito qualcosa di diverso! Vi racconto Mourinho”

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9 Aprile 2020, 19:24
Ivan Ramiro Cordoba
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Cordoba è l’ospite di “Casa Sky Sport” su “Sky Sport 24”. L’ex difensore dell’Inter ha parlato del suo passato nerazzurro e raccontato la personalità di Mourinho

APPARTENENZA – Di seguito le parole di Ivan Ramiro Cordoba: «Essere dell’Inter è qualcosa che non si acquisisce subito. Bisogna capire molto bene la storia dell’Inter, ci vogliono un po’ di anni per capirla bene. Penso che già dall’inizio te la facciano sentire i tifosi quando metti piede a San Siro, è qualcosa di diverso da tutto quello che puoi sentire giocando per una squadra. Poi nei racconti dei vari compagni, i primi con cui ti confronti, senti un po’ di storia e aneddoti. Un po’ di personaggi all’interno della società che magari si vedono poco, dai magazzinieri alla proprietà, respiravano la storia dell’Inter. Quello ti faceva sentire più attaccato alla maglia, con più voglia di giocare per quei colori».

MOU – Cordoba poi ricorda José Mourinho: «Mio figlio non si chiama José in onore di Mourinho ma mi fa molto piacere che si chiami come il mister. Anche perché lui è nato prima che arrivasse in Italia. Lui è stato l’allenatore che ha potuto dare quella marcia in più di cui avevamo bisogno per raggiungere un obiettivo che cercavamo da tanto tempo. Ha sistemato delle cose con la sua intelligenza ed esperienza, è riuscito ad aggiustarle e così è stato. Ha sempre detto che i dettagli erano la cosa più importante per riuscire trofei come la Champions League. Non lasciava niente al caso, poche cose alla fortuna. Era la sua mentalità, la trasmetteva a tutti noi. Era un grande stratega, non passava tante ore in settimana a spiegare la tattica. Però faceva dei lavori in campo che ti portava alla fine a un obiettivo. Ogni piccolo allenamento ed esercizio era fatto in modo di raggiungere l’obiettivo in base alla squadra da affrontare. Tutte esercitazioni mirate per aggiungere quella parte di tattica che a noi calciatori non piace come teoria. Tutto quello te lo trasmetteva in un modo psicologico che pesava meno. Arrivava due ore prima all’allenamento e si metteva a disegnare tutto il campo, metteva paletti e coni disposti per fare il processo di allenamento in base alla squadra da affrontare quella settimana».


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