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Conte: “Inter, difesa a tre non dogma! Allineato su Icardi, Juventus…”

Antonio Conte ha appena terminato la sua prima conferenza stampa da allenatore dell’Inter. Queste le parole integrali del nuovo tecnico nerazzurro nella presentazione appena avvenuta nella nuova sede del club, raccolte in diretta da Inter-News.it.

CONTE E L’INTER, LA PRIMA VOLTA – Ecco la conferenza stampa di presentazione di Antonio Conte, con le prime parole del nuovo allenatore dell’Inter a poco più di un mese dall’annuncio ufficiale.

Le richieste verso di te erano tante, molti club erano interessati. Hai scelto l’Inter, puoi spiegare il motivo di questa scelta? Per come state costruendo l’Inter può vincere subito?

«Alla prima domanda rispondo che è stato semplice scegliere l’Inter, perché ci siamo trovati ad avere la stessa visione. Questo è stato molto importante per me, quando ho parlato prima col direttore e poi col presidente, a condividere la stessa ambizione e la stessa voglia di costruire qualcosa di importante, ben sapendo che dovremo passare da un percorso fatto sicuramente di fatica e di sudore. Ho riscontrato la stessa voglia, la stessa ambizione e la stessa visione mia da parte loro. Sicuramente la presenza del direttore Marotta è stato un incentivo: mi conosce bene, conosce pregi e difetti così come conosco i suoi. È stato questo il motivo che mi ha spinto ad accettare l’Inter, una società con grande tradizione e una delle più importanti al mondo. Per me è stato semplice accettare. Io sono una persona che comunque non si pone limiti, e non vogliono che altri si pongano dei limiti o dei freni a inizio stagione. Dovessi farlo io porrei subito degli alibi a tutto l’ambiente, non voglio che questo accada. Noi sappiamo benissimo che negli ultimi anni si è creato un gap enorme nei confronti di due squadre, soprattutto la Juventus ma anche il Napoli ha dimostrato, con grande lavoro e serietà, di competere e stare ad alti livelli. Noi sappiamo di dover lavorare meglio degli altri per colmare questo gap, ma dobbiamo partire con l’ambizione di dare il meglio di noi stessi. Se noi diamo il meglio non ci saranno recriminazioni, poi vedremo quello che succederà alla fine».

Marotta ti ha definito il top player dell’Inter. Senti questa responsabilità? Come cercherai di fare la differenza, visto che sono tanti anni che qui non si vince?

«Io ringrazio il direttore, penso che i top player noi li dobbiamo avere in campo. Penso che l’Inter abbia una buona base di partenza, dove poter costruire qualcosa di importante. Sicuramente io dovrò dare un apporto importante, come penso di aver sempre fatto nelle mie precedenti gestioni. So di avere una grande responsabilità, me la sento addosso, nei confronti delle persone che mi hanno scelto, del nuovo capo e dei tifosi. Sono pronto a prendermi questa responsabilità, a dividerla sicuramente con i miei calciatori che scenderanno in campo. Io penso che questo periodo delle chiacchiere noi dobbiamo parlare poco e lavorare tanto, mi piace ricordare “Testa bassa e pedalare” perché questo dovrà essere il nostro motto. Dovremo essere molto bravi, feroci e concentrati sul nostro obiettivo, quello di avere e dare stabilità, anche perché se vogliamo fare una stagione importante e da protagonisti, che è il nostro obiettivo, bisogna avere queste caratteristiche: ferocia, grande voglia di lavorare, grande voglia di mettersi in discussione, grande spirito di sacrificio, avere la voglia e l’obbligo di uscire ogni domenica con la famosa maglia sudata. Questa è una cosa che io pretenderò da ogni calciatore, e sono convinto che possano fare questo».

Hai parlato di questo gap con le prime del campionato. Si dice che Antonio Conte può valere da solo dieci-quindici punti, è vero? Che emozione hai provato nel vedere la sala dei trofei?

«Io parto sempre dal presupposto che con l’io non si va da nessuna parte, quindi assolutamente non ho la presunzione di pensare di poter portare dieci punti in più alla mia squadra. Ragioniamo col noi, è per questo motivo che lavoriamo come gruppo unito e coeso: così possiamo ottenere venti o trenta punti in più rispetto ai precedenti campionati. Sicuramente dovrò indicare la strada, questo mi compete ed è la mia responsabilità. Dovrò essere molto attento affinché i miei giocatori seguano questa strada: per arrivare alla vittoria non è una strada semplice, è fatta di fatica, passione, sofferenza e sudore però è il mio compito. I giocatori, e siamo d’accordo col club, dovranno seguire questa strada, se abbiamo l’ambizione di pensare da vincenti. Altrimenti, se qualcuno non ha quest’ambizione e non abbia lo scopo della vittoria, è giusto che in maniera molto onesta si faccia da parte. Da questo punto di vista dovrò essere molto chiaro e indicare la squadra, poi confido molto nella nostra rosa e nella capacità dei giocatori. Sono convinto che potremo costruire qualcosa di importante, ma non sarà facile perché bisogna lavorare tanto. Quando si lavora non sempre si è contenti, noi invece dovremo essere contenti di sudare per arrivare all’obiettivo, che è l’eccellenza. Questa è una bellissima avventura, sono molto emozionato anche perché riprendo dopo un anno di inattività, in un nuovo club e con una nuova struttura. È un club con grandi tradizioni, i cui trofei ti fanno capire la storia del club nel mondo. Sicuramente i trofei devono essere un incentivo e un motivo in più per cercare di tornare dove si era un bel po’ di tempo fa».

Ha ricordato di avere un problema con la vittoria, di dover avere la percezione di battere chiunque. Ha scelto l’Inter, in passato c’è riuscito a farcela al primo colpo: rispetto a Chelsea e Juventus questo compito di vincere il campionato al primo colpo sembra più difficile o no?

«Sì, mi ricordo benissimo dell’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport. Ho detto che devo avere la percezione di avere anche solo l’1% della possibilità di poter vincere. Significa che hai il 99% di possibilità di poter perdere, però a me piace lavorare su quell’1%. Oggi, ribadisco un concetto che non penso di essere uno scienziato se lo esprimo, comunque c’è una squadra che da otto anni a questa parte sta facendo un campionato a parte, non penso di dire una cosa nuova. In più ribadisco che c’è il Napoli, che negli anni si è assestato: sono squadre collaudate. Noi dobbiamo essere bravi a cercare di costruire qualcosa, a cercare di non chiedere neanche tanto tempo, perché io dico sempre che chi ha tempo non aspetti tempo. Però c’è un dato di fatto: c’è questa situazione in Italia, non dimentichiamoci che l’Inter per due anni di seguito si è qualificata in Champions League all’ultima giornata. Nessuno ha la bacchetta magica, nessuno si considera un mago, io quello che posso dire è che noi lavoreremo tanto e bene, ma non solo: dovremo lavorare meglio degli anni, se vogliamo avere la speranza di colmare questo gap quanto prima. Esiste, ma come ho detto prima non dev’essere un alibi o un qualcosa che ci fa diventare arrendevoli, assolutamente. Nelle mie passate esperienze, come detto, con la Juventus partimmo dopo due settimi posti e vincemmo il campionato, c’era il Milan che era davanti a noi ma anche l’Inter e il Napoli stesso. Con il Chelsea arrivai dopo un decimo posto e vincemmo il campionato, con la Nazionale penso di aver fatto un percorso importante e potevamo fare meglio se avessimo battuto la Germania, dopo aver vinto con la Spagna. Nulla è impossibile, dobbiamo pensare che l’impossibile diventi possibile. Dobbiamo lavorare tanto: sul mercato, in campo, sulla mentalità. Noi dovremo fare questo, io quello che posso promettere ai tifosi è che daremo tutto noi stessi affinché si possa costruire qualcosa di importante».

Quando sei arrivato alla Juventus era una fase embrionale, veniva prima da un settimo posto e vinse lo scudetto. Vedi delle analogie con questa Inter, anche se è arrivata quarta? Poi che obiettivo ti poni per la Champions League di quest’anno?

«Io penso che non sia giusto, a prescindere, fare dei paragoni col passato, che possano essere gli inizi con la Juventus o col Chelsea. Sono situazioni molto diverse, è inevitabile che da domani inizieremo a lavorare e sarà molto importante per me avere il contatto e la quotidianità coi calciatori, cercare di recepire le giuste sensazioni e cercare di trasferire quello che devo trasferire. Oggi noi partiamo da una buona base di calciatori, di una squadra che si è qualificata per due volte in Champions League da quarta in classifica. Noi sappiamo che da questa base dobbiamo lavorare, per cercare di migliorare questa base eliminando i problemi che ci sono stati in precedenza, cercando di aggiungere quei profili che pensiamo facciano al caso nostro, sia dal punto di vista calcistico sia dal punto di vista umano. Penso che questa sia la strada da percorrere, oggi fare delle previsioni penso sia molto difficile ma come ho detto prima non dobbiamo porci dei limiti. Per quanto riguarda la Champions League noi dobbiamo fare il massimo, in ogni competizione che ci vedrà protagonisti noi dovremo cercare di fare il massimo, partendo con l’obiettivo che niente è impossibile. Questo dev’essere chiaro nella nostra mente, poi sappiamo che ci sono delle difficoltà enormi ma dobbiamo lavorare con voglia e desiderio di fare qualcosa di straordinario. Per farlo hai bisogno di buoni giocatori, ma hai bisogno soprattutto di uomini straordinari, e noi stiamo cercando questo».

Hai firmato fino al 2022 con l’Inter, che obiettivo ti sei dato entro quella data?

«L’obiettivo è comune, che ho io e che ha il club: è quello di costruire qualcosa di importante, di mettere le basi per tornare a essere competitivi come l’Inter era un bel po’ di tempo fa. Questo è l’obiettivo: io, il club, i dirigenti e i calciatori come obiettivo abbiamo di lavorare tanto, poi alla data di scadenza dobbiamo lasciare un’eredità importante a chi, eventualmente, verrà».

Nel 2014 a Coverciano aveva fatto una lezione coi giornalisti per parlare di tattica. Lo farà anche all’Inter?

«Veramente furono due (sorride, ndr), poi quando mi resi conto che qualcuno mi stava superando come idee decisi di stoppare. Penso siano due situazioni diverse, con la Nazionale hai poco tempo a disposizione, c’era la volontà di cercare di coinvolgere tutti per far capire in che direzione volevamo andare. Devo dire che rimasi sorpreso favorevolmente, perché non pensavo di trovare più persone così preparate. Proprio per questo motivo dovetti sospendere questo tipo di meeting, mi ritrovavo le spiegazioni sul giornale. Il cuoco non svela mai la ricetta, ho pensato di portare i giornalisti nella mia cucina e fargliela vedere, sperando che non recepissero tanto. All’Inter sarà diverso, ma perché è diversa la situazione: stiamo parlando di club e non di nazionale».

In questa stagione ovviamente ci sarà questa situazione emozionale di Conte che sfida la Juventus. Che accoglienza ti aspetterai al tuo rientro a Torino?

«Sicuramente sarà una partita importantissima, perché andremo a sfidare i detentori del titolo da otto anni, quindi di base saranno due partite importanti, a San Siro e all’Allianz Stadium, fermo restando che non saranno le uniche partite perché ce ne saranno altre trentasei. Se devi essere ambizioso non devi essere focalizzato su due partite all’anno. Per quello che mi riguarda personalmente sicuramente ci sarà emozione nell’entrare all’Allianz Stadium, conoscete benissimo la mia storia e non vorrei tediarvi raccontandola, conoscete il mio passato e quindi ci sarà sicuramente emozione, fin quando non ci sarà il fischio d’inizio. Lì so benissimo di essere un avversario, so benissimo che la Juventus sarà un avversario per noi per tutto il campionato, quindi dovremo essere pronti a combattere cercando di prevalere l’uno sull’altro».

Perisic, come l’Eto’o del Triplete, può essere l’uomo di svolta?

«Penso che Eto’o era un attaccante, non penso che sia proprio giusto questo tipo di paragone. È giusto il tipo di paragone, nel senso che Eto’o è entrato in un tipo di idea di pensare con noi, di sacrificare l’io in favore della squadra. Mi sembra molto più appropriato quello che fece questo grande calciatore dal punto di vista mentale, mettersi a disposizione. Io cerco disponibilità da parte dei miei calciatori, cerco calciatori che pensano col noi e non con l’io. Questo lo pensa anche il club, abbiamo la stessa visione e ci siamo trovati su tante situazioni, quindi non vedo grossi problemi. Avremo tempo per conoscerci e per fare percorso, il mercato dura fino all’inizio di settembre. Chiedo disponibilità da parte di tutti e pensare col noi, non con l’io: se qualcuno non dovesse essere su questa lunghezza d’onda amici come prima, si faranno altre scelte».

Che tipo di gioco vuole fare la sua Inter? Negli ultimi due anni è entrata in Champions League all’ultima giornata, ha già pensato a come renderla regolare e non pazza?

«Qui è giusto sottolineare i meriti di Spalletti in questi due anni all’Inter. Luciano è arrivato all’Inter dopo anni in cui non si è entrati in Champions League, gli è stato chiesto di entrare in Champions League e ha fatto questo. Mi lascia una buona base, lo ringrazio per il lavoro svolto e lo ringrazio perché abbiamo l’opportunità di giocare in Champions League e non in Europa League. L’obiettivo è avere più stabilità, cercare di arrivare a essere più regolari e più stabili. L’Inter negli ultimi due anni si è qualificata all’ultima giornata con grande pathos, noi dovremo cercare di alzare l’asticella e cercare di avvicinarci a chi oggi c’è davanti, non guardare chi c’è dietro, trovando il modo di colmare questa distanza. Il gioco che vorremmo fare è cercare di rendere felici i nostri tifosi, di convincerli col nostro gioco, trasmettendo passione attraverso lo sforzo e la partita per qualcosa che rispecchi l’Inter. Questo per noi sarà molto importante, noi lavoreremo molto dal punto di vista tattico per cercare di dare un’identità alla squadra, per far sì che l’Inter sia riconosciuta e abbia un proprio marchio di fabbrica. Su questo lavoreremo per rendere orgogliosi i nostri tifosi, questo è un punto su cui tengo ed è giusto permettere a chi la domenica fa sacrifici per venire a vederci sia orgogliosa, vedendo una squadra che dà tutto per questi colori».

Vuoi approcciare subito alla difesa a tre, visto l’arrivo di Godin, o partire con la difesa a quattro? Lautaro Martinez può avere una chance dopo la Copa América?

«Tantissime volte mi è capitato di partire con un’idea e poi, apprezzando le caratteristiche dei giocatori, andare su un altro sistema di gioco. Sicuramente, guardando la rosa dell’Inter, quello che salta maggiormente agli occhi è che il reparto difensivo è molto forte. Non intendo l’arrivo di Godin o la presenza di Skriniar e de Vrij, parlo anche di D’Ambrosio, Bastoni e Ranocchia che giocherebbero titolari in qualsiasi altra squadra di Serie A. Partiremo da una base di giocatori forti in quel settore per una difesa a tre, poi vedremo che situazioni andremo ad affrontare. Non ho un dogma fisso, sono partito tante volte con un pensiero e arrivato a un altro, l’importante è la volontà di fare un calcio propositivo, ad alta intensità e che appassioni i nostri tifosi. Lautaro Martinez è un giocatore forte, che l’anno scorso ha fatto un anno di ambientamento importante. Ha fatto un’ottima Copa América, non vedo l’ora di scoprirlo anche perché ogni allenatore deve avere la soddisfazione di tastare le qualità professionali e umane di un calciatore per migliorarlo. L’obiettivo di un allenatore bravo è migliorare i suoi calciatori».

Questa è la sua sfida più difficile? Il no a Icardi e Nainggolan è stato anche una scelta tecnica?

«Sicuramente è una grande avventura questa. È un’avventura difficile, ma al tempo stesso molto intrigante. Io penso che ognuno di noi viva la propria vita per questo tipo di sfide, dove comunque c’è un tasso di difficoltà importante all’inizio. Io vivo di questo, mi nutro di questo, per me è una sfida difficile ma ripeto al tempo stesso molto affascinante, sotto tutti i punti di vista. C’è la possibilità di costruire qualcosa di importante, insieme ai dirigenti e al presidente, è una cosa che a me piace fare e quindi non la considero la sfida più difficile. Sicuramente la considero una tra le più difficili. Per quello che riguarda il discorso di Icardi e Nainggolan penso che il club abbia avuto il tempo necessario per valutare bene la situazione, per prendere le decisioni e poi per agire. Io quello che ho fatto è essermi totalmente allineato alla volontà del club, dobbiamo essere un’unica cosa e ripeto che sono totalmente allineato alla linea del club».

Le squadre inglesi hanno dominato le competizioni europee. C’è qualcosa che pensa che manchi nel calcio italiano e possa essere importato dalla Premier League?

«Io penso che il campionato italiano si stia muovendo nella giusta direzione, nel fatto che si stia capendo di investire nelle infrastrutture e avere degli stadi di qualità. Si sta lavorando anche sul discorso del marketing, cosa che fanno tantissimo in Inghilterra. Sono stati bravi a portare il campionato inglese a essere il più ambito anche come diritti TV, questo ha portato tanti soldi. Penso che in Inghilterra sono stati bravi a unire la forza economica alle competenze tecniche, perché l’avvento di tanti allenatori stranieri li ha portati a migliorare anche dal punto di vista tecnico. Oggi ci fanno paura, c’è poco da dire, perché hanno affiancato la competenza tecnica alla forza economica. Penso che noi in Italia ci stiamo muovendo nella giusta direzione, con calma ma ci stiamo muovendo. Non è più solo intensità, prima era tanta intensità ma non c’era tanta disciplina tattica. Oggi l’avvento di tantissimi allenatori stranieri alla guida di squadre inglesi ha portato un miglioramento sotto il punto di vista tecnico-tattico, ma mantenendo l’intensità. Noi dovremo essere bravi ad alzare l’intensità mantenendo l’idea tecnico-tattica che c’è».

Ha sempre parlato di testa, cuore e gambe. Dopo l’esperienza al Chelsea aggiungerà un quarto elemento?

«Possiamo aggiungere la passione per questo sport, perché secondo me un po’ la stiamo perdendo. Si guardano altri interessi, invece secondo me noi dovremmo avere più passione nei confronti dello sport che facciamo, e dimostrare questa passione quotidianamente».

© Inter-News.it - Il presente contenuto è riproducibile solo in parte, non integralmente, inserendo la citazione della fonte (Inter-News.it) e il link al contenuto originale
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