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Bellugi: “Ora la riabilitazione, ma reagisco. I dolori non li auguro a nessuno”

Bellugi è intervenuto durante “Campioni del Mondo” su “Rai Radio 2”. L’ex difensore dell’Inter, che ha subito l’amputazione di entrambe le gambe a seguito di complicazioni dal Coronavirus (vedi articolo), ha parlato della sua nuova realtà.

NON MOLLA NULLAMauro Bellugi racconta come ha reagito: «La forza verrebbe a chiunque, soprattutto a chi ha fatto dello sport. Quando sei in vantaggio non vuoi perdere, e a me è successa la stessa cosa. I dieci giorni dopo l’amputazione non li voglio augurare nemmeno al peggior nemico, per i dolori… Mi hanno riempito di morfina, non capivo più niente. Io adesso non sono in un momento fortunato, di sicuro, ma ho avuto tanta fortuna e adesso posso avere pure un po’ di sfiga. Bisogna reagire, perché non ci sono altre soluzioni: ci vuole tempo e pazienza, il dolore inestimabile è già passato. Adesso sto aspettando un po’ di riabilitazione, per le mie due “gambe corte”. Poi vediamo che non si creino problemi con le protesi».

LA TESTIMONIANZA – Bellugi va avanti: «Ho ricevuto tante manifestazioni di affetto, da tutta Italia. Ho detto: “Ma la gente mi vuole così bene?” È stato bello, mi è piaciuto. Sono in ospedale, se uno vedesse la situazione qua non andrebbe con una mascherina ma con due. Qui c’è la sofferenza, e dico una cosa brutta: ho preso il COVID-19, che insieme a un’altra malattia del sangue ha scatenato questa cosa unica al mondo. Una sera ero con un ragazzo di trent’anni, non respirava più: l’ho sentito al telefono che salutava la famiglia e diceva addio… I negazionisti? Come cazzo si fa! Ognuno pensi alla propria vita: io sono stato in casa dal 27 febbraio fino a ottobre. Poi sono andato una sera fuori e ho beccato questa cosa: ho paura».

IL RACCONTO – Bellugi prosegue con un aneddoto, legato a quando nel 1974 lasciò l’Inter: «Quando sono arrivato a Bologna ho rischiato di diventare “juventino” anche io. Non era così facile passare da una squadra all’altra di alto livello: Bologna sarebbe stato un tramite, perché l’acquisto l’aveva fatto Giampiero Boniperti e l’anno dopo dovevo passare alla Juventus. Poi mi sono rotto il ginocchio, sono rimasto lì, ho fatto cinque anni il capitano e due Mondiali».

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