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Barella: “Avevo dei sogni, ora avverati. Per l’Inter rifiutate altre proposte”

Barella è stato intervistato da DAZN alla vigilia di Torino-Inter. Il centrocampista, arrivato in estate dal Cagliari e decisivo prima della sosta col Verona, parla della sua carriera e di come si sta inserendo in nerazzurro.

OBIETTIVI RAGGIUNTINicolò Barella inizia parlando dei suoi obiettivi da piccolo: «Sicuramente erano dei sogni, che poi piano piano ho capito che potevano essere obiettivi. Cioè quello di diventare calciatore, di esordire in Serie A con la maglia del Cagliari e giocare cento partite, un giorno di indossare la fascia da capitano. Poi c’era anche di giocare in una grande squadra, in una delle squadre top del mondo, penso che adesso ci sono arrivato. Avrò avuto dodici anni, forse quindici. La Nazionale forse c’era, ma ancora non pensavo così tanto in grande. Prima di essere un lavoro è una passione, contagiata da mio padre e tramandata dalla famiglia. Dirò (alle figlie, ndr) che sarà difficile, poi quando si avvera il tuo sogno è il lavoro più bello al mondo. Più impegnativo è, più sarà più bello andare avanti».

PREFERENZE – Barella parla di cosa gli piace di più nel calcio: «Sicuramente l’emozione di entrare in uno stadio, prima a Cagliari e ora a San Siro, sentire l’affetto della gente e il pubblico che intona il tuo nome quella è la cosa più bella del calcio, per me. Dopo il gol che ho fatto (al Verona, ndr) mi è piaciuto, però quando sento il boato che recupero il pallone mi piace. La scivolata mi rimarrà sempre nel cuore: devi sempre tenere il braccio appoggiato quando scivoli, per essere pronto a rialzarti, e metterci la cattiveria giusta. Senza prendere ammonizioni (ride, ndr). Come si entra in scivolata? Penso sempre di farlo con la gamba esterna per raggiungere il pallone, sempre con la punta. Se prendi l’avversario questo è il calcio, lo capirà (sorride, ndr)».

LIBERAZIONE – Barella torna sulla prodezza di due settimane fa in Inter-Verona: «Era un gol che aspettavo da tanto, perché il gol in Champions League (allo Slavia Praga, ndr) non ho potuto esultare come volevo, perché è stata una partita difficile per noi. È stato un gol sì importante ma non importantissimo, invece questo è stato importantissimo quindi secondo me è stata una liberazione. Stavo aspettando che arrivasse, non per la gioia personale ma perché volevo dare il più possibile una mano alla squadra. Le parole di Antonio Conte? Forse è partita qualche parolaccia, ma è stato col sorriso. Non me lo ricordo, stavo esultando coi compagni e ho salutato Lautaro Martinez prima. Mi voleva dare il giubbotto perché ero senza maglia, ma è stato un momento felice».

LA CRESCITA – A Barella viene chiesto se è più istinto o razionalità: «Sicuramente c’è tanto istinto, però il mister e i compagni ti aiutano tanti giorni. Hanno grande esperienza, comunque di campioni, cerchi di imparare anche da loro determinate cose. Sto continuando ancora a migliorare. Io ho giocato a Cagliari, comunque era casa mia e tutti mi volevano bene. È stato uno step importante per me andare via da casa e allontanarmi da tutto e da tutti. All’inizio è stato non più difficile ma più complicato, sono tutti campioni e si volevano guadagnare il posto. Poi sono contento che, piano piano, ho dimostrato quello che valgo».

L’ADDIO – Barella torna sul suo trasferimento dal Cagliari all’Inter, con alcuni tifosi che non hanno risparmiato delle critiche: «Ce ne sono state tante, sono onesto. Perché comunque avevo un bel rapporto con loro, tuttora con qualcuno c’è un bel rapporto. Magari qualche tifoso c’è rimasto male perché non mi sono esposto, ma questo è il calcio e il calciomercato. Le cose si fanno sempre con una società, con un giocatore di mezzo, con dei procuratori e con le altre società, non potevo espormi o parlare. Ho rifiutato proposte dove probabilmente avrei guadagnato anche di più, ma la gente questo non lo sa. Non mi interessa».

IL PRESENTE – Barella chiude parlando della sua nuova realtà: «So come sono fatto e perché sono venuto all’Inter. Perché? Volevo crescere, è una società importante, c’è un allenatore penso fra i più forti al mondo che mi può far crescere. Ci sono dei campioni, vogliamo costruire qualcosa di importante. Sicuramente ora non è il momento di guardare la classifica, dobbiamo solo continuare il nostro ruolino di marcia, come ci chiede il mister, e fare ancora meglio. Poi vedremo alla fine se la classifica era veritiera o era solo l’inizio. Due nuovi obiettivi? Ne ho scritti due. Uno a breve termine, si spera (vincere lo scudetto con l’Inter, ndr), e uno a lungo termine (vincere i Mondiali, ndr)».

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