Zenga: “Volevo iniziare e finire all’Inter. Sabato facile preparare”

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6 febbraio 2018, 00:53

Walter Zenga è intervenuto in collegamento per “Tiki Taka – Il calcio è il nostro gioco” su Italia 1. L’allenatore del Crotone ha parlato della partita pareggiata 1-1 contro l’Inter sabato, della sua lunghissima carriera nerazzurra e del campionato di Serie A in corso, senza voler entrare sulle attuali difficoltà interiste.

EMOZIONI FORTISSIME«Non solo c’è la gratitudine, c’è il vantaggio che ho rispetto ad altri che io sono nato, ho vissuto e sono cresciuto facendo la trafila delle giovanili e andando in curva. È un percorso che pochi possono dire di aver fatto, credo Paolo Maldini e Francesco Totti, perché sono nati, cresciuti e hanno finito la loro carriera nella società che amano e per la quale hanno speso tutto il resto della loro vita. A me nel 1994 purtroppo un presidente (Ernesto Pellegrini, ndr) decise di mandarmi via, giustamente o no ormai è inutile ritornarci sopra, perché il mio sogno era iniziare e finire la carriera in quel club. Mi piace molto quello che sto facendo, è una cosa sulla quale ho lavorato tanto perché le ultime due esperienze erano stati due non risultatip revisti, parlo di Sampdoria e Wolverhampton, ma mi hanno permesso di crescere molto perché dagli errori bisogna imparare. Ho lavorato su me stesso per migliorare alcuni atteggiamenti, penso di essere sulla strada giusta. Chi vince la Serie A? A inizio campionato ho detto Napoli, perché la Juventus ne aveva già vinti sei ed ero convinto che avesse più attenzione alla Champions League, nonostante vincere il settimo campionato di fila resti un’impresa fantastica, e perché Maurizio Sarri aveva un gruppo di giocatori che da tre anni giocano nella stessa maniera. Adesso bisogna vedere tra un mese, con le prime partite di Europa League o Champions League che ci sono adesso, calcolare e vedere dove sono le squadre. Il VAR? Nelle ultime domeniche abbiamo avuto un dialogo aperto con la terna arbitrale, si riesce a capire e accettare anche un errore di uno o dell’altro. È molto facile preparare la partita contro l’Inter, perché non hai la necessità di andare a toccare corde strane. Giochi a San Siro davanti a cinquantamila persone ed è abbastanza semplice prepararla, poi non è semplice attuare quello che pensi di fare ma devo dire che la mia fortuna è allenare un gruppo di ragazzi che hanno dato una disponibilità enorme. Io non sono subentrato perché un allenatore è stato allontanato o esonerato, perché Davide Nicola che aveva fatto un lavoro straordinario ha dato le dimissioni, sennò la società non l’avrebbe mai mandato via. Ho trovato un gruppo scioccato, non malato. Inter prevedibile? Non mi permetto di affrontare questo argomento, non ci casco. Io ho preparato la partita sulle caratteristiche dei miei giocatori per cercare di metterli in difficoltà, sono contento perché la squadra si è comportata da squadra e abbiamo fatto il nostro, in tutto questo abbiamo la SPAL a soli tre punti da noi. Non conosco le problematiche che ci sono all’interno della squadra, onestamente posso garantire che ho talmente tanto rispetto per Luciano Spalletti che non mi permetterei di dire una virgola. L’altro giorno ero concentrato solo sulla mia squadra, è difficile che io riesca a valutare le altre durante la partita. Dopo che l’ho rivista potrei guardare determinati dettagli, ma nei novanta minuti non guardo l’altra squdra. Mauro Icardi capitano? Il mio capitano è Alex Cordaz che è qui da tanti anni, di problemi ne ho creati anche io. Ho lavorato tantissimo sui miei difetti, perché quando una persona non ottiene risultati deve guardare soprattutto dove ha sbagliato e non aver paura di fallire o prendere il fallimento come se fosse la fine del mondo, ma come momento per ripartire. È importante capire dove aver sbagliato e migliorare certe cose».







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