Zenga: “Pronti a ripartire ma vi spiego i problemi. A 23 anni nell’Inter…”

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28 Aprile 2020, 16:04
Walter Zenga
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Zenga – nel corso dell’intervento a “Casa Sky Sport” su Sky Sport 24 per festeggiare i suoi 60 anni (vedi articolo) – parla anche della situazione attuale della Serie A, bloccata dall’emergenza Coronavirus. Non manca un accenno al suo ex ruolo, quello di portiere dell’Inter

RIPRESA DEL CAMPIONATO – Giornata di festa per Walter Zenga, anche se scherzosamente i numeri fanno un po’ paura: «Dire 60 anni fa paura, diciamo 59.99 come al supermercato, in quel caso funziona (ride, ndr). Quando ero bambino bisognava avere 10 anni per giocare, ma io ne avevo 9 e per iniziare a giocare ho detto che ero nato un anno prima, nel ’59! Sulla fiducia mi hanno creduto, poi però intervenne mio padre (ride, ndr). Mi piacerebbe tornare a giocare perché significherebbe tornare a vivere, magari tra un mese e mezzo. Non ci sarebbe nessun problema da parte di nessuno a giocare anche in estate, ma ovviamente la preparazione andrebbe rivista. Tutto il processo è discretamente difficile da seguire, ma io sono pronto. I giocatori si possono allenare meglio su un campo di calcio anziché in un parco, questo lo posso dire senza problemi. Non posso entrare nel merito giuridico della questione, tipo la questione dei prestiti e dei contratti in scadenza. Ma da sportivo professionista dico che, se ci sono le condizioni, noi siamo a disposizione per terminare il campionato entro le date previste, quella del 2 agosto per ora. Giocare tante partite ogni due giorni, dopo questo lungo stop, mette a rischio infortuni i giocatori, che non vengono da una vacanza ma da un lungo periodo passato a casa. Servono 30-40 giorni per rimetterli in condizione di giocare. La voglia di tornare c’è. Sono certo che tutti hanno preso in considerazione che su un campo di calcio non debba esserci per forza lo scontro, ad esempio negli allenamenti, magari senza utilizzare gli spogliatoi e facendo la doccia a casa. Ad esempio, se Radja Nainggolan va al parco a correre, sarebbe meglio se lo facesse nel suo campo di allenamento. Noi a Cagliari ne abbiamo quattro!».

GENERAZIONI DI PORTIERI – Zenga spiega com’è cambiato il ruolo del numero 1 negli anni: «Io ho sempre temuto solo il pallone, perché ci sono stati tanti attaccanti che mi hanno fatto gol, ma anche tanti che non me ne hanno fatto! Si chiede sempre al portiere dell’attaccante più temuto e mai all’attaccante del portiere più temuto (sorride, ndr). La personalità in un portiere è una caratteristica fondamentale. Nel 1983 ero uno dei più giovani titolari in un grande club. Fare il titolare dell’Inter a 23 anni non era un condizione normale a quei tempi. Si diceva che i portieri maturassero intorno ai 30 anni. Oggi, uno come Gianluigi Donnarumma che ha poco più di 20 anni, ha già giocato 150 partite in un club come il Milan. Ti impressioni molto! Donnarumma non viene mai considerato tra i portieri giovani perché lo consideriamo tutti di un’altra categoria, ma ha poco più di 20 anni e gioca da 4-5 anni a questi livelli. Io ai tempi di Crotone mi ero segnato Alex Meret e Alessio Cragno, che mi avevano impressionato in campo. A parte Salvatore Sirigu, che veniva chiamato “Walterino” dopo averlo lanciato a Palermo, quello che mi ricordava di più era Mattia Perin. Tralasciando l’icona assoluta Gianluigi Buffon, che ha esordito giovanissimo a Parma e sta ancora giocando dopo milioni di partite (sorride, ndr). Buffon è un esempio!».


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