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Zenga: “Eriksen? Mi dispiace una cosa. Handanovic e Padelli? La verità…”

Walter Zenga, ex giocatore dell’Inter oggi allenatore, ospite sulle frequenza di “Radio Sportiva” ha detto la sua di Inter-Milan in programma domenica sera, dell’impiego di Christian Eriksen e della situazione legata a Samir Handanovic e Daniele Padelli.

DERBY ED ERIKSEN Walter Zenga parla di Inter-Milan con riferimento all’acquisto di Christian Eriksen e il possibile poco impiego di Stefano Sensi: «Derby non hanno un senso logico, sono un po’ cambiati rispetto a prima, c’erano più giocatori nati e cresciuti in quelle squadre. Christian Eriksen gioca nella posizione che occupava Sensi, mi spiace che tolga posto ad un italiano che era in crescita ma le partite sono tante».

SU HANDANOVIC – Zenga parla del portiere dell’Inter facendo riferimento all’espulsione di Berni e l’infortunio del capitano nerazzurro: «L’Inter rischia con il portiere? Io vedo la in maniera differente. Con il Cagliari Lautaro Martinez si fa buttare fuori e prende due giornate di squalifica per protesta. Berni si fa buttare fuori per protesta per due partite, alla fine vedi come sono le cose: Rischi di giocare con il secondo portiere e in panchina avere un giovane portiere della primavera (Filip Stankovic, ndr). Poi parlo io che sono il primo che si fa buttare sempre fuori. Infortunio al mignolo? Non è mica il problema minore… Dipende da quello che si è fatto realmente. Un giorno giocai contro il Colonia e mi lussai il dito della mano e la sera giocai, ma non è così semplice. Non è vero che il mignolo non è così importante, perché una parata su un tiro raso-terra il mignolo è importante».

SU PADELLI – Zenga conclude parlando del poco impiego di Daniele Padelli: «La verità è che nelle grandi squadre hai necessità di avere due portieri forti, Handanovic è più forte di Padelli con tutto il rispetto. Con tutte le competizioni che hai, c’è bisogno di avere due portieri di alto livello. Quando vedo un giocatore che si arrabbia che fa tutte le scene, quando parlo alla squadra faccio sempre riferimento al secondo portiere perché si allena più di tutti, sa di non giocare mai, non protesta e ha la relazione migliore con tutti quanti».

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