Zazzaroni: “Spadafora? Non ci parlo, lo hanno consigliato male”

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20 Maggio 2020, 14:28
Ivan Zazzaroni
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Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport, è stato l’ospite di oggi ai microfoni di “Tutti Convocati” sulle frequenze di Radio 24 dove, parlando della ripresa del calcio, si è reso protagonista di alcuni duri attacchi al Ministro dello Sport Spadafora

SPADAFORA MALCONSIGLIATO – Zazzaroni attacca il ministro Spadafora: «Io non ci voglio parlare. Nessuno gli ha mai chiesto 4 settimane fa di dare una data, gli hanno chiesto di accompagnare il lavoro delle istituzioni del calcio. Nessuno voleva una data quando c’erano centinaia di morti al giorno. E’ stato scavalcato dagli eventi, da una volontà politica e dalla Germania. Senza la Germania oggi non avremmo la Serie A e questo è un dato di fatto. Lui ha sbagliato gli interlocutori, se non sbaglio lui è quello che a un certo punto ha parlato di 16 squadre che non voleva giocare. Non poteva esserselo inventato lui, qualcuno gliel’ha detto».

IPOCRISIA NEL CALCIO – Zazzaroni attacca anche diversi club di Serie A che hanno avuto un atteggiamento ipocrita: «Le squadre che non vogliono giocare le conosciamo, non viviamo su Marte. Sappiamo chi non è favorevole alla ripartenza, siamo nel campo dell’ipocrisia. In venti siamo tutti d’accordo quando c’è da parlare con le televisioni per avere i soldi, poi il giorno dopo c’è qualcuno che dice di non voler giocare. Allora l’unità ce l’hai un giorno e il giorno dopo no? Sono più fronti, gli interlocutori privilegiati di Spadafora erano quelli che non volevano giocare».

IL MINISTRO HA PERSONALIZZATO – Zazzaroni accusa Spadafora di aver personalizzato troppo la questione: «Io credo che un’Istituzione non dovrebbe parlare su Facebook, ha una sede, ha un ministero. Esci completamente dal sistema, non sei più istituzione, personalizzi la discussione. Lo stesso ministro è quello che ha detto che il tifo organizzato non erano per la ripartenza. Io capisco perché non sono d’accordo, ma non c’è la possibilità di aprire gli stadi. Non è una volontà politica, non si può entrare allo stadio per un bel po’. In Inghilterra hanno detto che saranno porte chiuse fino alla fine dell’anno. Se aspetti a ripartire quando puoi entrare poi entri e non trovi più le squadre».

OCCASIONE STADI – Secondo Zazzaroni potrebbe essere un’occasione anche per migliorare le infrastrutture del calcio: «Questa potrebbe essere una grande occasione per fare stadi nuovi. Si può giocare in altri impianti e cominciare dei lavori per restituire al pubblico degli stadi nuovi. Bisogna ragionare in questi termini. Quando leggo che Malagò vorrebbe un piano B io mi chiedo cosa è un piano B, non esiste davanti a società che non hanno liquidità».

SCETTICISMO SULLA RIPARTENZA – Ieri sono stati approvati i protocolli per gli allenamenti individuali, ma Zazzaroni resta comunque scettico: «Conosco i miei polli, non ci credo. Ieri ho festeggiato moderatamente, ma fino a quando non vedo il fischio di inizio di una partita io non ci credo. Ci saranno i colpi di coda, quelli che non vogliono giocare o pagare, c’erano, ci sono e ci saranno. Spadafora non ha mai cambiato idea, la Uefa vuole giocare ed è disposta ad aspettare. Poi in Italia c’è il discorso Serie B, anche loro dovranno trovare il modo per giocare. E’ una cosa complicata ma quello che mi interessa è far capire ai tifosi la realtà delle cose. Non si può entrare allo stadio e non si potrà entrare per mesi. Se si ferma questa locomotiva che è la Serie A ci ritroviamo senza nulla».

IL CALCIO DEVE RIPRENDERE – Zazzaroni è sicuro che il calcio debba ripartire come qualsiasi attività produttiva: «Il virus non sparisce domani mattina, magari. In strada mi viene la depressione, quelli che si allontano, quelli che se non hai mascherina ti guardano come se fossi appestato. Ieri ho visto a Monza una coda per le cialde del Nespresso, sembrava la guerra. Questa è normalità? Chi dice che è contrario al calcio dico, ma siete usciti o restati a casa? Non avete tentato di ricominciare a vivere? Perché il calcio non deve ricominciare a vivere? Le società di calcio sono nate per giocare. Sui play-off dico che è sempre meglio finirla sul campo che fuori dal campo, il male minore è la conclusione in cui due squadre si affrontano. In Scozia o Belgio mancavano una o tre partite non era difficile. In Francia hanno chiuso per ben altre ragioni. Meglio il campo che i tribunali».


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