Ventola: “Con Cuper avventura incredibile, io e Kallon perfetti! Tifosi Inter…”

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20 Aprile 2020, 15:54
Nicola Ventola
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Ventola nella lunga lettera scritta all’Inter, dopo aver ripercorso i momenti più gioiosi (vedi articolo), ricorda anche quelli meno belli legati ai tanti infortuni avuti in carriera. L’ex attaccante non dimentica l’affetto del club nerazzurro e il periodo magico con Hector Cuper. Di seguito le sue parole

CALVARIO Nicola Ventola e il calvario infortuni: “La filosofia mi è servita e mi serve anche oggi. Stavo per realizzare il desiderio più profondo, quello di vestire la maglia della Nazionale. Zoff mi aveva già convocato per Italia-Svizzera, a Udine, la partita del debutto di Totti. Resto in panchina, perché come ultimo cambio il C.T. fa entrare Bachini, che giocava davanti al suo pubblico. Poi viene da me e mi dice: “Nicola, a Salerno contro la Spagna giochi titolare”. Inter-Sampdoria, 15 novembre 1998. Cado come un prosciutto, non voglio ripensarci: infortunio al collaterale, stagione andata, Nazionale persa. Quando ti fai male la prima volta sei forte, hai voglia di bruciare le tappe. La seconda volta tutto diventa ancora più pesante. Vado in prestito al Bologna, ma è il periodo peggiore. Con papà malato, la mia testa sempre rivolta a lui. Mi faccio male altre tre volte, due volte al menisco e una alla caviglia”.

AVVENTURA – Ma dopo una caduta c’è sempre una ripartenza. Per Ventola fu l’Inter di Hector Cuper: “Non abbattersi. Rialzarsi. Ripartire. Due anni lontano da Milano. Poi via, di nuovo a cento all’ora nell’avventura più incredibile, quella con Cuper e Ronaldo-Vieri-Recoba-Kallon. Chiedeva sacrificio alle punte, l’allenatore. Io e Mimmo (Kallon, ndr) eravamo perfetti, ci completavamo, ci sentivamo importanti in un gruppo che aspettava il ritorno dei titolari. Lo spirito, l’anima e il cuore che ho messo in quel periodo non li dimentico, come credo non lo dimentichino nemmeno i tifosi dell’Inter”.

SPERANZA – Dopo il sogno scudetto sfumato, un altro infortunio e una nuova speranza: “A 24 anni, sfumato lo Scudetto, mi ritrovo nel punto più basso: un problema alla cartilagine del ginocchio. Nessuno, in Italia, se la sente di operarmi. Vedo la parola fine che si avvicina. Poi l’illuminazione. Il professor Steadman era atteso a Montecarlo per un convegno. Mi faccio operare in artroscopia in Italia solo per registrare su una videocassetta la situazione del mio ginocchio. Vado a Montecarlo e con la videocassetta in mano aspetto che Steadman finisca la sua conferenza. Gliela mostro, la guarda e mi dice: “70%”. Avevo il 70% di possibilità di tornare a giocare. L’Inter mi è sempre stata accanto, in maniera eccezionale”.

FILOSOFIA DI VITA – Ventola ha sempre guardato avanti mantenendo i rapporti con i suoi ex compagni nerazzurri, Christian Vieri su tutti: “L’operazione negli Stati Uniti mi ha rimesso in piedi, ma non ero più lo stesso giocatore. Avevo perso flessibilità e velocità. Non avevo perso la sfiga: al Crystal Palace in allenamento un intervento di un compagno mi procura la frattura del perone. Con gli anni ho imparato a gestire il mio corpo, a non recriminare mai, a guardare sempre in avanti con il sorriso sulle labbra. Quello che in questi giorni proviamo, con Vieri e altri ex compagni nerazzurri, a regalare ai ragazzi che sono in casa. Non ci costa nulla, ci divertiamo noi e divertiamo gli altri. E ci scappa da ridere quando ripensiamo, insieme, a Valencia-Inter 0-1, al mio gol, all’assedio infinito, a Toldo espulso e a Farinos che si mette tra i pali, con quei guanti grossi il doppio di lui. Ho capito la difficoltà di quei momenti per il povero Francisco quando, al Torino, sono finito in porta contro la Lazio. Ecco: non andate a vedere come ho provato a parare il rigore tirato da Zarate“.

Fonte: inter.it


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