Vaciago: “Juventus-Inter rinviata per questione di immagine del calcio”

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1 Marzo 2020, 10:32
Marotta Conte Inter
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Guido Vaciago su “Tuttosport” ricostruisce le cause dietro al rinvio di Juventus-Inter. Questione principalmente di immagine del calcio italiano.

QUESTIONE DI IMMAGINE – Il sabato folle del calcio italiano esplode con il comunicato della Lega Serie A poco dopo mezzogiorno, quando il presidente Paolo Dal Pino ha fatto sapere che Juventus-Inter e le altre quattro partite della 26a giornata di campionato che si sarebbero dovute giocare a porte chiuse venivano rinviate al 13 maggio. Perché? La Lega ha spiegato che nella sua decisione ha pesato moltissimo il possibile danno d’immagine. Tutti (e per tutti si intende i club, la Figc, il Coni e il Governo, che pensa al turismo e all’idea del Paese che si stanno facendo all’estero) sono d’accordo che mandare in scena il “classico italiano”, per di più determinante nella lotta scudetto, con la spettrale cornice delle tribune vuote sarebbe stato devastante per il calcio italiano (202 le emittenti collegate), soprattutto alla luce dell’imminente bando per la cessione dei diritti tv per il trienno ‘21-’24.

TEMPI E INTERESSI – E la Lega giustifica il tempismo surreale della decisione con il fatto che solo venerdì pomeriggio era arrivata l’ufficialità delle porte chiuse, dopo che, da mercoledì a giovedì, si era respirato ottimismo per le porte aperte, anche alla luce delle dichiarazioni dei politici (il governatore del Piemonte in primis) che parlavano di «imminente ritorno alla normalità». Il brusco dietrofront ha richiuso le porte venerdì e, a quel punto, fatto scattare la riunione di sabato mattina e la decisione del rinvio. Decisione che, forse, era la più logica fin dall’inizio e che, se presa qualche giorno prima, avrebbe risparmiato balletti e dietrologie. Va detto che dietro alle scelte sul campionato, in questo momento, incidono nell’ordine, direttamente o indirettamente, il Governo, le Regioni, la Federcalcio, la Lega i club, alcuni dei quali tendono a perorare i propri interessi senza tenere conto degli interessi di sistema, nello scenario pasticciato creato dalle istituzioni.

LA POSIZIONE DELLA JUVENTUS – Ma chi ha deciso i rinvii? Andrea Agnelli! Risponde una parte dei dietrologi. La Juventus ha sempre detto che si rimetteva alle decisioni della politica in nome della salvaguardia della salute nazionale, ma certamente non era a favore delle porte chiuse e certamente ha cercato di tutelare il suo sacrosanto diritto di giocare una sfida scudetto nelle condizioni previste, cioè con il suo pubblico, oltre a scongiurare il danno economico (incasso di 4,5 milioni di euro). Ma per il rinvio si stava esprimendo in modo piuttosto pressante anche il Milan, che doveva giocare contro il Genoa a porte chiuse e aveva preso la rincorsa da giovedì, chiedendo di giocare in un’altra data.

PROBLEMA A UDINE – Infine bisogna tenere conto anche dell’effetto Friuli che evidenzia il caos delle restrizioni diverse da regione a regione. A Udine, il governatore Fedriga aveva vietato di giocare Udinese-Fiorentina anche a porte chiuse, mandando una lettera di diffida alla Lega e ai club, nella quale si intimava di non avvicinarsi alla Dacia Arena. Quella partita, insomma, sarebbe stata da rinviare comunque e avrebbe creato un caso se le altre si fossero disputate a porte chiuse. Anche questo è stato un fattore. E poi, come detto, il danno d’immagine. A quel punto si è trovato una data, con lo slittamento della finale di Coppa Italia, e rimandando tutto a mercoledì 13 maggio. Data che, tuttavia, potrebbe cambiare ed essere anticipata se la Juventus o l’Inter dovessero uscire dalle Coppe europee, liberando delle settimane occupate dai turni di Champions ed Europa League.


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