Triplete, dieci anni dopo paragone inevitabile: Conte può avvicinarsi? – GdS

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7 Maggio 2020, 08:17
Mourinho Conte
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“La Gazzetta dello Sport” gioca su un paragone inevitabile a dieci anni dal Triplete. L’Inter di Antonio Conte può ripercorrere i fasti di quella di José Mourinho? 

ABISSO – Dieci anni dopo è difficile sottrarsi alla tentazione del paragone impossibile. L’Inter del Triplete e l’Inter di oggi: che cosa hanno in comune? Probabilmente gli allenatori, Antonio Conte è la versione italiana di José Mourinho, due tecnici divisi da forte rivalità, però uniti da affinità elettive. Per il resto è dura. Ci sono giocatori del 2010 che l’Inter di oggi non ha, neppure in miniatura, per esempio Maicon. Ecco perché nel gioco delle coppie e dei raffronti non contempliamo il terzino brasiliano: ogni confronto con uno degli esterni attuali, alti o bassi che siano, suonerebbe stonato, se non blasfemo. Lo “sbilancio” è notevole e il verdetto è chiaro: qualunque giocatore del Triplete giocherebbe nell’Inter di oggi, mentre per pochissimi varrebbe il contrario.

LEADER – Di certo, José Mourinho e Antonio Conte sono troppo simili per non essere rivali. In un ChelseaManchester United arrivarono quasi alle mani. Nei rapporti con i media usano lo stesso metro, criticare chi critica: il rovesciamento delle parti. E quanto al gioco, sono divisi dai sistemi, ma fanno uso di principi affini. L’aggressività calcolata, attaccando senza perdere l’equilibrio. Si differenziano nei sistemi. Mourinho predilige la difesa a quattro, Conte è da sempre un cultore della “tre”. Nell’anno del Triplete, Mou diede prova di duttilità: il passaggio in corsa dal 4-3-1-2 al 4-2-3-1, chiave di volta per la vittoria in Champions League.

PARI E PATTA – Nella prima stagione all’Inter, Conte ha fatto qualche timido tentativo di 4-4-2 per favorire l’inserimento di Christian Eriksen. A dividerli è il palmarès internazionale: Mourinho ha vinto due Champions e due Europa League; Conte è un vincitore autarchico, nella sua bacheca non c’è alcuna eurocoppa. È vero però che da giocatore lo Special One è stato un signor nessuno, mentre Antonio ha vinto tutto nella Juventus. Nel complesso, come tecnici restano sovrapponibili e perfetti per l’Inter, club che per storia e impronta genetica predilige l’allenatore pratico e di carattere rispetto a quello tutto tattica ed estetica. Qui decretiamo un salomonico pareggio: malgrado il divario di trofei – al momento 25 a 8 per il portoghese, ma l’italiano è sei anni più giovane – Mou e Conte per noi pari sono.

Fonte: La Gazzetta dello Sport – Sebastiano Vernazza


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