Tommasi: “Serie A, ripartenza difficile ma gran segnale. Regole necessarie”

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29 Aprile 2020, 10:32
Damiano Tommasi
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“La Gazzetta dello Sport” ha intervistato il numero uno dell’Aic, Damiano Tommasi. La prima parte dell’intervista la trovate QUI. Nella seconda parte, si parla del prolungamento dei prestiti, in caso di ripresa della Serie A e del valore sociale del campionato. Ma non solo

EQUILIBRIO SOTTILE – Damiano Tommasi sa che le possibilità di riprendere a giocare, in Serie A, si affievoliscono ogni giorno che passa. Vuole tutelare i suoi calciatori, ma anche agevolare le scelte degli enti istituzionali. Ma le problematiche, in caso di ripartenza, sono molteplici. Non ultimo, il nodo prestiti, da far slittare oltre il 30 giugno in caso di ripresa: «La proroga di prestiti e contratti non è ancora stata affrontata – sottolinea Tommasi – . Serve un’autorizzazione della Fifa e poi l’accordo tra società e atleta. In teoria un club potrebbe non volersi avvalere più di un giocatore in scadenza evitando di pagare ulteriori mensilità. O un giocatore voler passare ad altro club con il quale magari ha già firmato guadagnando di più. Servirebbe una regola che valga per tutti. Ma bisogna lavorarci».

CALENDARIO – L’eventuale conclusione della stagione 2019/20, in piena estate, rischierebbe di compromettere parte del campionato di Serie A successivo. Ipotesi da scongiurare al massimo. I calciatori, inoltre, dovranno affrontare un periodo intenso, con vacanze e nuova preparazione estremamente ravvicinate: «Non le chiamerei ferie ma pausa necessaria. Il calciatore è un atleta con un fisico sottoposto a stress. Già i giocatori saranno costretti a fare 13 partite in un mese e mezzo. Non a caso la Fifa sta studiando la possibilità di avere 5 cambi per ampliare il turnover e limitare gli infortuni. Ripartire subito significherebbe giocare ininterrottamente per 14 mesi con 2-3 gare a settimana: uno stress insostenibile. Quindi se si finisce questa stagione c’è bisogno di una pausa e di una nuova preparazione».

ICONA – La ripartenza della Serie A è mossa prevalentemente da necessità economiche. Dal punto di vista emotivo, il campionato potrebbe aver perso qualunque significato. Ma sotto una prospettiva puramente sociale, dice Tommasi, il pallone potrebbe mantenere un grande ruolo: «Da un punto di vista sportivo c’è stato un lungo stop, è normale che non si possa riprendere con le condizioni fiche e psicologiche di prima, ma le squadre almeno ripartiranno tutte da zero. Da un punto di vista sociale un senso lo avrebbe, perché vorrebbe dire ricominciare a vivere la normalità, anche se con gare a porte chiuse».

PRONTI A TUTTO – Fissare delle regole, per riprendere in sicurezza, è fondamentale. Ma vanno anche fissati i criteri in caso di stop definitivo della Serie A: «Questo è fondamentale. Le regole vanno decise prima stabilendo come finirebbe il campionato. Il problema principale oggi è che non decidono legali, giuristi, dirigenti. Oggi decidono medici e scienziati. Se credo alla ripartenza? Noi vogliamo prepararci in attesa di una buona notizia. Poi ci aspetta lo Zoncolan».

Fonte: La Gazzetta dello Sport – Andrea Di Caro


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