Tommasi: “Serie A? Decisioni Governo senza senso. Stipendi? Una salita”

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29 Aprile 2020, 10:18
Damiano Tommasi AIC
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“La Gazzetta dello Sport” ha intervistato il numero uno dell’Aic, Damiano Tommasi. Si parla ovviamente di ripresa della Serie A, ma con le giuste garanzie. Nel frattempo l’Assocalciatori chiede di far ripartire almeno gli allenamenti in sicurezza

CREPE – Qualche giorno fa Damiano Tommasi e l’Aic hanno attaccato le scelte del Governo, in un lungo comunicato (QUI i dettagli). Il calendario per la ripartenza dei vari sport non ha convinto l’ex calciatore della Roma: «Non troviamo un senso alla loro decisione. Non sto parlando della ripresa della stagione appesa a tante incognite ma della possibilità per i giocatori di allenarsi individualmente in strutture dove sono controllati. Parliamo di salute degli atleti, questa norma rischia di produrre un aggravamento e non il contenimento del rischio. Per il calciatore il ritorno alla giusta forma atletica dopo questo stop obbligato è un passaggio necessario e utile anche ad evitare infortuni e per essere pronti per iniziare il 18 maggio gli allenamenti di gruppo».

NAFTALINA – In un momento simile, non va sottovalutato l’impatto fisico del lungo periodo di inattività dei calciatori. Tommasi, da ex professionista, sottolinea il grande lavoro svolto virtualmente dai preparatori :«Uno stop così lungo pesa tanto. Ma c’è da dire che più dell’80% delle squadre ha tenuto i giocatori sotto controllo facendo fare loro attività in casa seguendo le tabelle e le indicazioni dei preparatori. Però una cosa è allenarsi in spazi ristretti, su terreni duri, e un’altra in spazi ampi su campi in erba. A lungo andare l’allenamento in spazi ristretti può addirittura essere negativo per la muscolatura. Ci sarà bisogno di un mese per riportare gli atleti a uno stato di forma consono».

PROBLEMI – In caso di ripresa, le lacune nella preparazione fisica potrebbe venire a galla. Ma per Tommasi, quello della gestione degli impegni ravvicinati, è un impegno secondario: «Le criticità sono tante. Ma stiamo già parlando di metà giugno. Chissà come sarà la situazione quel giorno. Io dico facciamo un passo alla volta. Se anche non si dovesse tornare a giocare per un calciatore allenarsi è importante per il mantenimento. A livello individuale il rischio di contagio non c’è».

CIRCOLO VIZIOSO – Il nodo principale, in merito al contagio, resta un’eventuale positività in corsa, quando gli ingranaggi della macchina calcio saranno già tornati in moto. Questo potrebbe complicare la situazione: «La positività di un calciatore è un tema centrale. Ci si ferma? Viene isolato, si fanno i test agli altri e si prosegue? Il protocollo che è stato preparato prevedeva una serie di casistiche, però sembra che presenti delle criticità e vada rivisto. In ogni caso deve essere tutto molto chiaro su cosa fare se si riprende: test, tamponi, spazi, viaggi, trasferte, lavoro di gruppo».

GIOCO DELLE PARTI – Nel frattempo, Paulo Dybala è risultato positivo per la quarta volta al coronavirus (vedi articolo). Di certo queste notizie non agevolano la situazione. Ma i nodi da sciogliere non riguardano soltanto la salute dei calciatori, ma anche i loro stipendi: «È una delle tante salite. Per quanto riguarda gli emolumenti molte società hanno trovato gli accordi con i giocatori. All’Aic preoccupano da questo punto di vista più le serie inferiori della serie A, perché gli stipendi sono completamente differenti. I giocatori hanno già dimostrato disponibilità a fare dei sacrifici con rinunce o dilazionamenti sulla stagione prossima. In Serie A in media c’è la rinuncia a una mensilità. Nelle serie inferiori ne chiedono di più nonostante stipendi inferiori. Sarebbe importante sapere quali sono le perdite reali dei club e del sistema: perché le rinunce devono essere parametrate».

Fonte: La Gazzetta dello Sport – Andrea Di Caro


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