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Tommasi: “Protocollo, ecco la richiesta dei calciatori. No privilegi”

Tommasi, presidente dell’AIC, è intervenuto in collegamento con “Zona Cesarini” su “Rai Radio 1”. In relazione all’incontro, avvenuto nel mercoledì appena concluso, col ministro Spadafora ha spiegato le richieste dei calciatori, soprattutto sul protocollo sanitario di garanzia.

RESOCONTODamiano Tommasi commenta il vertice col ministro Vincenzo Spadafora: «Non ci aspettavamo oggi nessun tipo di decisione definitiva. Abbiamo fatto una riunione in videoconferenza, non si può pensare di allenarci insieme finché la situazione del Paese non lo consente. Sicuramente il lavoro che stiamo facendo è capire se ci saranno le condizioni per poter ripartire, e quali misure di sicurezza sul tema della salute non solo per gli atleti ma per tutte le persone. C’è un meccanismo che serve per far ripartire le squadre di calcio. Abbiamo espresso le nostre riflessioni e le nostre perplessità, per capire cosa sia un’eventuale ripresa. È stato molto utile che il ministro abbia voluto quest’incontro, ci siamo anche confrontati dal punto di vista medico con chi definirà se sarà possibile ripartire».

IL PUNTO DI VISTA – Tommasi delinea le volontà dei calciatori: «La richiesta che è stata fatta è di rimettere in moto il meccanismo calcio quando tutto il Paese avrà a disposizione i test e i tamponi. Non vogliamo che i calciatori siano dei privilegiati, soprattutto in zone dove l’emergenza è ancora forte: non si vuole passare per privilegiati. Dall’altra parte siamo dei lavoratori e c’è l’esigenza di fare il nostro lavoro. Un altro aspetto riguarda l’attendibilità dei test, anche qui riguarda il quando rimettersi in moto. La disponibilità deve essere a tutti i cittadini per questi test immediati, senza avere una corsia preferenziale. Questa è una richiesta dei calciatori».

I PASSAGGI – Tommasi ipotizza delle modifiche al protocollo. C’è ancora tempo per farle: «Il protocollo aveva dei passaggi dove ci sono delle raccomandazioni. Dev’essere validato, quello che noi chiediamo è che non ci siano consigli ma norme. Si suggerisce che ci siano cinque o sette giorni per avere elementi più chiari su cosa rispettare per la sicurezza. Serve che l’applicazione del protocollo sia verificata o supportata da un ente terzo, che possa dare le garanzie a chi scende in campo per farlo in maniera sicura. Sappiamo che il rischio zero non ci sarà, dobbiamo capire quanto e come ridurre questo rischio può essere funzionale a quello che vogliamo: riprendere la stagione e finirla entro i tempi che la FIGC deciderà».

RIPRESA? – Tommasi risponde a una domanda sulla ripresa della Serie A: «Anche i calciatori scalpitano, perché vorrebbero tornare in campo domani mattina con tutte le sicurezze. Tornare in campo senza pubblico è comunque tornare in campo e fare il proprio lavoro. Manca qualcosa, ma detto questo si è pronti a tornare in campo con la massima sicurezza».

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