Suma: “Sala tifa Inter, ma c’è dell’altro! Tra San Siro e FPF…”

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13 gennaio 2018, 15:15
Mauro Suma

Mauro Suma – giornalista di “Milan TV” -, nel consueto editoriale per il portale “Tutto Mercato Web”, affronta la tematica San Siro, che negli ultimi mesi sta dividendo Inter e Milan, e dice la sua sul Fair Play Finanziario dell’Inter

PROBLEMA STADIO – “Settimana di pausa campionato ed ecco che i protagonisti non diventano i giocatori o i tifosi, ma la loro cornice, il loro punto di ritrovo naturale: lo stadio, gli stadi. Milano, Genova, Roma: è stata una settimana cruciale su tutti e tre i fronti. Il fil rouge è stato soprattutto comunale a Milano. A Milano scorre ormai nelle vene dei tifosi rossoneri il sangue del pregiudizio sulla nerazzurrità del sindaco Beppe Sala. Ogni primo cittadino ha diritto di tifare calcisticamente per la squadra che meglio crede, ma c’è dell’altro a detta dei milanisti. E quando Palazzo Marino dice il Milan si decida su San Siro, mentre l’Inter è più determinata, torna quel retrogusto amaro nei palati rossoneri. Detto che il milanista duro e puro non vuole andar via da San Siro perché è stata la prima squadra milanese a giocarci, non si direbbe dalla sfilza di intitolazioni che lo circondano ma è storicamente così, è altrettanto vero che la convivenza non è semplice fra i due grandi club cittadini. E soprattutto non è redditizia, visto che sia Milan che Inter devono far quadrare i conti. La sensazione è che il sindaco Sala debba calibrare il suo baricentro. Sullo stadio, non è l’Inter a giocare in casa ma ci sono due club che partono assolutamente alla pari. Il feticcio dello stadio al Portello indicato dai tifosi interisti come la disaffezione rossonera verso San Siro, non solo è un fatto superato ma aveva trovato anche a suo tempo ai vertici del Milan l’ostacolo sentimentale di San Siro. Per tornare all’amministrazione comunale, un ruolo più sfumato e più laico in una vicenda così delicata non guasterebbe”.

MERCATO INTER – “Ma allora l’Inter c’è sul mercato. Lisandro Lopez ormai sostanzialmente fatto e il lavoro duro con il Barcellona per Rafinha, dimostrano che a determinate condizioni si può operare più che dignitosamente anche in periodo di Fair Play Finanziario. Insomma il Financial non è immobilismo allo stato puro, non è la morte civile del mercato. E il riferimento è anche a quegli allenatori, come sta probabilmente accadendo nel caso Ramires, che si rifugiano fra i paletti del Fair Play Finanziario pur di non liberarsi di un giocatore che fa molto comodo lì dov’è, senza alcuna voglia di vederlo cambiare casacca”.







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