Stramaccioni: “L’Inter fu un sogno, forse servivano spalle più larghe”

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10 Maggio 2020, 15:09
Andrea Stramaccioni
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Andrea Stramaccioni è stato l’ospite di oggi per “Casa Sky Sport”. L’ex tecnico dell’Inter ha parlato tanto della sua esperienza sulla panchina nerazzurra

L’AFFETTO IN IRAN – Stramaccioni ha allenato in Iran, un’esperienza finita male per questioni extra calcio ma in cui ha incassato grande sostegno popolare: «Una cosa bellissima, li ringrazierò sempre, anche se lo ritengo ingiustificato. Il legame di questi mesi è andato oltre il calcio, la squadra si era ripresa in testa alla classifica dopo una posizione molto bassa, ma l’affetto è andato oltre. Forse qualche litigata che ho fatta li ha rappresentati».

UNA CARRIERA DA CALCIATORE TRONCATA – La carriera dello Stramaccioni giocatore si interruppe molto presto a causa di problemi fisici, dando il via alla carriera da allenatore: «Io andai via di casa a 14 anni per giocare a calcio, quando è così hai grandi aspettative. Per fortuna i miei genitori non mi hanno mai fatto smettere di studiare e il sogno del calcio si è spento. La componente fisica non è sfortuna, quando ti rompi tre volte il ginocchio vuol dire che il tuo fisico non è adatto. Si è aperta un’altra strada quella di allenare, sono riuscito a realizzare il sogno di allenare in Serie A. L’Iran non me lo sarei mai immaginato, ma la Serie A era un sogno».

LA CHIAMATA ALL’INTER – Stramaccioni ricorda la chiamata dell’Inter: «La chiamata dell’Inter è stata una grande soddisfazione, non è facile a livello di allenatori giovanili passare da una grande all’altra e questo è stato un grande orgoglio. Nell’anno della Champions League sperimentale abbiamo avuto la fortuna di vincerla e questo ha attirato le attenzioni del Presidente che insieme a Ausilio e Branca seguiva la Primavera. Fu un’Inter sfortunata, con il Mister Gasperini che è un maestro e Ranieri che lo avevo avuto a Roma, purtroppo è andata male e il presidente decise questa fantastica follia con dei campioni. Non era una squadra normale, era piena di campioni e io ero un giovane allenatore».

LA VITTORIA ALLO STADIUM – L’Inter di Stramaccioni è legata in particolar modo alla vittoria in casa della Juventus che rappresentò per i bianconeri la prima sconfitta allo Stadium: «Fu l’apoteosi, era una partita particolare, era una Juventus imbattibile. Erano un’armata che giocava un calcio spettacolare senza punti deboli. Quella partita ti fa capire l’importanza dei calciatori che avevo, solo dei campioni potevano andare a vincere così e giocammo una partita spregiudicata che fu oggetto di incomprensioni col dottor Marotta, anche se poi ci siamo chiariti. Mi ruppi la mano in quella partita. Abbiamo fatto un calcio di rigore con un piccolo schema e questi erano schemi che si provavano con le giovanili e vederlo interpretato alla perfezione da Cassano, Milito e Cambiasso è una soddisfazione. Quella Juventus aveva Chiellini, Bonucci, Buffon, Pirlo».

L’IMPRESA CONTRO JUVENTUS E MILAN – Con Stramaccioni l’Inter si è tolta soddisfazioni contro le grandi rivali: «Io avevo convinto i ragazzi a giocare con tre attaccanti, Palacio, Milito e Cassano. Nessuno avrebbe potuto ripiegare, cosa non doveva succedere? Che prendiamo gol subito, io mi dissi “porca vacca qua finisce 6-0”. Questa vittoria ci è rimasta impressa, c’era stato l’episodio negativo poi girato. L’ho definita la vittoria dell’interismo, c’è stato soprattutto con gli eroi del Triplete un momento di rivalsa nei confronti della squadra che vinceva sempre. In quella partita è come se i giocatori avessero messo tutte le loro rivalità, quello e il derby vinto contro il Milan di Ibrahimovic e Nesta che non consentì al Milan di vincere lo scudetto».

COSA ANDO’ MALE – Nonostante i trionfi contro le big, quella stagione con l’Inter non andò come sognava Stramaccioni: «Ci sono una serie di fattori, noi giocavamo con Samuel, Ranocchia e Juan Jesus e si fecero contemporaneamente male Samuel e Ranocchia. Andammo a Bergamo costretti a stravolgere la formazione, fu una sconfitta di misura ma segnò una battuta d’arresto dopo un filotto. Gli infortuni ci hanno fatto perdere qualche certezza. Gli infortuni dei giocatori chiave in una squadra che aveva trovato la quadra. Era stato ceduto Sneijder, c’erano stati dei cambiamenti e perdere prima Samuel, poi Stankovic, poi Milito, Chivu, poi l’infortunio di Zanetti un segno del destino, io non so se Javier si sia mai infortunato. Quella fu veramente una tragedia, perché per un giovane allenatore perdere quei giocatori era molto più che perdere dei calciatori, erano pilastri dello spogliatoio che mi stavano aiutando. Questa crisi ha portato una difficoltà nella gestione. Il Presidente Moratti poi stava cominciando a condividere la proprietà, cominciavano ad apparire facce non italiane. Il Presidente Moratti con me e con tutti i giocatori con cui aveva un rapporto padre-figlio cominciava a spiegare che la società era in vendita. Potete immaginare che terremoto sia in una società che ha avuto per anni un papà, i giocatori e lo staff avevano un rapport straordinario. Era una società che viveva grandi cambiamenti. Poi ci metto anche la mia inesperienza, sarebbero servite spalle molto più larghe».

UNA SQUADRA PER IL CALCETTO – Scherzando Stramaccioni ipotizza una sua squadra per giocare a calcetto, una squadra con tanta Inter: «Mi permetto di parlare di quelli che ho allenato. Io ho allenato grandissimi portieri come Handanovic, il più forte della Serie A, ma sceglierei Julio Cesar perché non ho mai visto un portiere giocare così. Lui giocava con i piedi, discutevamo perché voleva fare la partitella in campo e fuori sai che quando fai dei doppi passi poi entrano i tacchetti. Samuel non fa differenza se ha davanti Julio Cesar o Ibrahimovic. Poi ci metterei Zanetti, poi farei una grandissima coppia d’attacco con Di Natale e Milito. Poi ci metto un altro grandissimo giocatore che è Dejan Stankovic a cui sono legatissimo. Cambiasso sesto uomo perché altrimenti ci litigo».

UN DERBY PARTICOLARE – A Stramaccioni è legata anche l’immagine di un derby vinto che lo vide esultare sotto la curva “regalando” la vittoria al tifo nerazzurro: «Ora si può raccontare con serenità e non si offende nessuno. Affrontammo il derby contro un Milan molto forte e la partita si mise bene, andammo in vantaggio con Samuel e ci fu l’episodio di un gol annullato al Milan che oggettivamente era fuorigioco. Questa cosa scatenò l’ira dei milanisti e negli spogliatoi ci fu un po’ di caos che coinvolse un po’ tutti, compreso l’arbitro. Appena rientrati in campo il Milan partì all’arrembaggio e Nagatomo, che è un giocatore di una correttezza incredibile, collezionò due cartellini gialli in pochissimo tempo. Questa cosa a mio avviso condizionò la partita, finimmo in 10, il Milan attaccava sotto la curva nord che ci continuava a sostenere e io a fine partite esplosi perché dentro di me la vedevo come un’ingiustizia. Avevamo vinto, ma mi sembrava che una decisione avesse influenzato la gara. Quando andai a uscire vidi la nord impazzita e fu una cosa spontanea, dissi che la vittoria era anche merito loro. Un’altra curva si sarebbe buttata giù ma loro erano un portiere in più».

L’IMPRESA SFIORATA IN EUROPA – In quella stagione l’Inter fu eliminata dal Tottenham in Europa League. Dopo la secca sconfitta di Londra, l’Inter andò a un passo dalla rimonta storica nel ritorno a San Siro: «Fu una partita incredibile, eravamo nel pieno dell’emergenza e nonostante i ragazzi mi avessero avvertito che White Hart Line era un campo difficile. Perdemmo 3-0 senza appello e facendo leva sull’orgoglio dei ragazzi il ritorno fu incredibile, abbiamo fatto gol subito, fecero una partita incredibile e vincemmo 3-0 col Tottenham in grande difficoltà. Cambiasso ebbe la palla del 4-0 che uscì di pochissimi centimetri. Il gol di Adebayor fu una doccia gelata nonostante il 4-1. Io ero molto giù, eravamo vicini a un’impresa. Il presidente Moratti mi abbracciò dicendo che avevamo fatto qualcosa di incredibile. Lui era un amante del calcio».

IL FUTURO – Si parla di futuro dopo l’ultima esperienza in Iran: «L’Italia resta una priorità e tutte le volte che sono andato all’estero è stato per squadre importanti e nel caso dell’Iran la possibilità di un calcio nuovo. Le mie caratteristiche sono di una squadra giovane, con un progetto, non ho la velleità o l’ambizione, credo sia importante che una società punti su un allenatore conoscendolo».

CONSIGLI AI GIOVANI – Infine Stramaccioni chiude il suo intervento con dei consigli a giovani allenatori: «Quello che ho imparato è che a volte si fanno cose con grande entusiasmo, ma per fare bene è importante una comunità di intenti. A volte come allenatore giovane puoi accettare tutto. Magari adesso che ho qualche cappello bianco in più mi fermerei a fare qualche chiacchiera in più con il direttore sportivo e capire i programmi. Mi riferisco all’estero, in Italia con l’Inter è stato un caso particolare, all’Udinese ho fatto una bellissima esperienza. All’estero lo Sparta l’ho accettata per il blasone ma la vedevamo in maniera diversa e i nodi sono venuti al pettine».


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