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Stankovic: «Mourinho? Per lui un litro di sangue! Un aneddoto su Mancini»

Stankovic è il protagonista della nuova puntata del podcast dell’Inter dedicato alle leggende della Hall of Fame. L’ex centrocampista serbo, che in maglia nerazzurra ha vinto tutto, ricorda in particolare un derby e racconta il suo rapporto prima con Mancini e poi con Mourinho 

ANEDDOTO Dejan Stankovic, ex centrocampista dell’Inter e attualmente allenatore della Stella Rossa, si esaltava in particolare nelle sfide con il Milan. Il serbo ricorda un aneddoto legato a una famosa esultanza con Roberto Mancini: «C’è un aneddoto legato alla mattina del derby dell’ottobre 2006. Abbiamo provato i calci piazzati e Mancini continuava a dirmi ‘non riesci a metterla’. In quella partita ho fatto il cross per lo 0-1 bellissimo di Crespo. Sul secondo gol facciamo un’azione bellissima: io stoppo la palla, segno e vado lì a festeggiare con Mancini. E’ stato davvero bello ma se durava ancora 5′ non so come sarebbe finita quella partita. E’ stata una sfida molto bella, eravamo belli compatti. Il gol a Neuer? Ho fatto un gol in Serbia in un’amichevole con la Nazionale, l’ho fatto da metà campo. Non era la prima volta quindi. Gol pazzo, bellissimo. L’ho rivisto poco tempo fa, davvero bello».

FATICA – Stankovic prosegue parlando di una stagione particolarmente complicata: «Stagione 2007/2008? E’ stato un periodo difficile perché non mi allenavo e giocavo, avevo una fascetta plantare che non si sa come è andata via. Abbiamo fatto mille terapie, mille farmaci, dopo alla fine anche una cura strana ed è andata via. Mi sono rotto anche i legamenti della caviglia perché camminavo storto. E’ stato un anno così così, ma Mancini ci credeva. Io davo il massimo, se in quel momento il mio massimo era il 60%, davo quello. La mia maglietta la sudavo sempre, ero sempre onesto e mi dedicavo a tutto».

BRIVIDI – Impossibile per Stankovic non rivivere la sfida scudetto decisa da Zlatan Ibrahimovic: «Parma-Inter? Mi tocca partire dall’inizio. Cambiasso si fa male e io partii davanti alla difesa. Ibrahimovic in panchina, un po’ di paura c’era. Il Parma che doveva salvarsi, il Catania pure contro la Roma. All’intervallo stavamo perdendo lo scudetto, pioveva. Allora io dicevo ‘ti prego, che non mi torni indietro lo scudetto di Perugia’. Alla fine entra Ibrahimovic e te la risolve in 10 minuti. Quel pianto sulle ginocchia davanti alla nostra Curva è stato bellissimo, dopo alla fine uno dei tifosi mi ha dato una testata mentre festeggiavamo: uno sfogo totale».

SPECIAL(E) – Il discorso cade su José Mourinho, non un semplice allenatore per Stankovic: «Il nostro rapporto è stato chiarissimo, mi avevano già allontanato dall’Inter e dato sul treno di Mancini e Mihajlovic. Il 16 luglio arrivo in Pinetina, lui mi aspetta sulle scale e mi dice ‘dai ti sto aspettando’. Allora ho pensato fosse il momento delle valigie e invece mi ha parlato chiarissimo dicendomi: ‘Sei una mia scommessa quest’anno, ti voglio ai livelli della Lazio. Tu sei amico di Mancini e va bene, io ci sto. Sono amico di tanti calciatori ma tra due mesi nessuno ci dice che non diventiamo amici anche noi. E cosi è stato: dopo per lui avrei dato un litro di sangue».

EMOZIONI – Stankovic ricorda la paura positiva della finale di Champions League a Madrid: «Molto emozionante, mi ricordo che sono partito dalla panchina ma avevo la bocca secca, l’adrenalina, la paura ma non di giocare, una paura positiva. E poi mi ricordo che mentre andavo in giro con i bambini a fine partita, guardavo la coppa e mi scendevano le lacrime. Un sogno diventato realtà. Per ogni calciatore vincere la Champions League è il massimo, poi vincerla al Bernabeu è stato indimenticabile».

COME UN DEBUTTO – Stankovic chiude parlando del suo ritorno a San Siro dopo un anno di stop: «Inter-ChievoVerona del febbraio 2013? E’ stato il mio ritorno a San Siro, quasi come una partita di addio. L’emozione che provavo era simile a quella di un debutto, tornavo dopo un anno. I tifosi tutti in piedi, quello è stato davvero un saluto ai tifosi nerazzurri. Non sapevo che avrei smesso, è stata una scelta presa quando abbiamo capito che l’infortunio era importante. Mi sono reso conto che non mi permetteva più di essere Stankovic. Quando ho capito che non potevo dare più tutto ho deciso, insieme a Moratti e alla società, di fermarmi e chiudere in bellezza. Non ho nessun rammarico. Forse potevo dare di più o forse no, forse potevo vincere di più o forse no. Sono orgoglioso di dove ho giocato, come ho sudato le magliette e come le ho rappresentate. Non ero un fenomeno ma ci tenevo al gruppo. Rispettavo tutti, ero semplice ed umile. Così cerco di crescere i miei figli. Sono molto felice di aver fatto una carriera da Dejan Stankovic».

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