Spalletti vittima di ambienti non all’altezza – TS

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10 febbraio 2018, 12:12
Luciano Spalletti Milan-Inter

Luca Beatrice nel suo editoriale su “Tuttosport” sottolinea il destino di Luciano Spalletti, tecnico tra i migliori sempre alle prese con ambienti difficili. L’Inter non fa eccezione, specie con la società attuale.

DESTINO CURIOSO – Se i corsi e ricorsi della storia insegnano qualcosa, controverso è il destino di Luciano Spalletti. Nessuno discute il tecnico preparato, capace di ottenere il meglio da squadre spesso male assortite; a un certo punto però qualcosa si rompe, i meccanismi non funzionano più, gli equilibri entrano in crisi, le aspettative dei tifosi restano confinate nell’illusione. L’allenatore di Certaldo, peraltro, è abituato a dire ciò che ritiene corretto, non si nasconde dietro a un dito, è un libero pensatore e non un aziendalista. A Roma non faceva giocare il mausoleo Totti perché non correva più, beccandosi improperi e insulti. All’Inter, dopo un’ottima partenza, è scivolato al quarto posto, rischiando di non centrare l’obiettivo minimo della qualificazione alla prossima Champions. Una carriera significativa – due Coppe Italia e una Supercoppa di Lega con la Roma, quattro titoli nazionali in Russia con lo Zenit – forse non abbastanza per definirsi un vincente.

PROBLEMI INTER – La sua luna di miele con la Milano nerazzurra sembra già finita e non soltanto per quella frase “l’ambiente a un passo dalla follia” riferita a un gruppo di tifosi giallorossi dopo il match di San Siro. Precisando, con un toscanismo, che con questa Juve “non si vince una fava!”. Al di là delle ovvie considerazioni sul valore della rosa bianconera, Spalletti ha messo il dito su una piaga ben più urticante: l’organizzazione e la credibilità della società sono altrettanto importanti e decisive per stare al vertice o anche solo per rimanere competitivi. Roma, Milan e Inter sono passate a proprietà straniere. Talvolta non è chiaro chi comanda, chi paga, chi sia il punto di riferimento. Niente a che vedere con gli sceicchi e i russi che hanno fatto shopping in Inghilterra e in Francia, in Italia siamo ancora ai primordi, manca chiarezza, gli investimenti appaiono casuali e poco pianificati. Da capire la tristezza e la rassegnazione dei tifosi.

SOCIETA’ ITALIANE – Non per eccesso di nazionalismo ma, Juventus a parte, le società di calcio che funzionano bene sono saldamente in mano italiana: il Napoli di De Laurentiis, la Lazio di Lotito (a suo tempo contestato, un ottimo presidente invece), l’Atalanta di Percassi, il Toro di Cairo, il Chievo di Campedelli, il Sassuolo di Squinzi tra le altre. Per adesso, il vento dell’Est si sta dimostrando appena una lieve brezza.







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