Spalletti dà i numeri su Inter-Roma: “Mi porto 63 sconfitte e…”

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20 gennaio 2018, 17:47
Luciano Spalletti

Luciano Spalletti – nella lunga conferenza stampa della vigilia – si dilunga in particolar modo su una domanda che riguarda il suo passato alla Roma e il rapporto con Totti. E i dati snocciolati fanno capire che tipo di approccio condiziona il suo lavoro quotidiano

I NUMERI DI SPALLETTI – Si aspettava il domandone Luciano Spalletti e arriva puntale, senza farsi aspettare: «Se potessi tornare indietro, c’è qualcosa che faresti alla Roma in maniera diverso? La gestione di Francesco Totti?». E la risposta del tecnico dell’Inter non si fa attendere, anche perché è stata parzialmente preparata per fare un elenco di numeri che sottolineano il suo “fallimento” giallorosso semplicemente per dare un’ulteriore dimostrazione del suo carattere: «Ci sono molti significati della mia esperienza a Roma. Professionalmente mi porto dietro soprattutto quei risultati che non sono riuscito a fare: nell’ultimo anno e mezzo 14 sconfitte, 83 gol subiti, 2 derby persi, 4 eliminazioni dalle varie competizioni. Una volta che non abbiamo vinto il campionato, una volta siamo arrivati un punto dietro il Napoli ed Edin Dzeko non ha vinto la Scarpa d’Oro. Nei quattro anni precedenti per 3 stagioni non ho vinto il campionato e nell’altra sono finito al preliminare di Europa League, 3 finali perse contro l’Inter, 5 eliminazioni da competizioni eurpee varie, 3 derby persi, 49 sconfitte e 262 gol subiti. Mi porto dietro questi numeri non fatti perché devo migliorare e sono molti di più di quello che ho fatto, secondo me».

NON SOLO TOTTI – «Su Totti bisogna stare attenti (ride, ndr). Siccome poi ci sarà la curiosità di molti, firmo una risposta in bianco: potete scrivere quello che vi pare, almeno non si fa fatica. Non sto a cercare altri aggettivi perché li ho detti tutti. Allenandolo ci si rende conto delle qualità assoluto e del fenomeno che è stato ed è. Così almeno non fate fatica a modificare, io la sottoscriva e siamo tutti a posto… Le complicazioni tra le persone sono le cose lasciate in sospeso e non chiarite nel tempo, quelle creano difficoltà. Io a Totti ho detto tutto, mi sono comportato come mi dovevo comportare in base a quello che è stato giorno dopo giorno. E’ chiaro che, se lo dovessi rincontrare domani allo stadio, lo andrò a salutare certamente, come saluterò tutti gli altri calciatori in maniera importante. Come facevamo prima, quando li allenavo: ho passato quasi sei anni alla Roma, lo abbraccerò come abbraccerò tutti. Insieme a questi calciatori ho passato momenti bellissimi della mia vita, difficili da dimenticare, me li porterò sempre dietro: sono momenti emozionati. Quando li andrò a rincontrare è come quando torni in un posto in cui hai vissuto un’infanzia e ritrovi gli amici che hai avuto, con cui hai condiviso molte cose: sarà sempre un piacere rincontrare i calciatori della Roma e ricordare quei momenti passati insieme. Perché non ci sono solo i risultati delle partite, ma tante altre cose: tutti i giorni si arriva qui…».

RAPPORTO CON LA SQUADRA – «Sarà un po’ come quelli dell’Inter, con cui mi sto trovando benissimo e abbiamo un rapporto splendido: quando arrivi la mattina alle 9.30/10.00 e vai via il pomeriggio alle 15/16.00, si instaura un rapporto importante, differente. Si sta tante ore insieme, si mangia insieme, c’è un contatto differente da quello descritto sinteticamente da chi ci racconta: è un’altra cosa. Ci si conosce, si ha rapporto e contatto: con la Roma anche qualcosa in più perché ci sono stato ancora più tempo. Se stai un stagione e poi va via è una cosa, quando passi un periodo lungo che segna la vita di una persona si va più in profondità, si va a toccare molti più tasti e ti devi prendere anche le scomodità che determina il lungo periodo perché vai a modificare la squadra e a dire qualcosa di scomodo ai calciatori. Io non alleno mai per fare piacere a tutti, ma alleno sempre per trovare la condizione migliore di squadra e migliorarla. Poi questo può darsi che a qualcuno non piaccia, ma la mia professione mi impone di lavorare per la squadra».







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