Serie A, tre i punti chiave per il fronte del ‘no’: ecco quali – GdS

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15 Maggio 2020, 08:32
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Ieri è stata una giornata a dir poco turbolenta per la Serie A. Alcuni club, tra cui l’Inter (con Giuseppe Marotta in prima fila), hanno fatto capire al ministro dello Sport di non essere in grado di applicare un protocollo sanitario così complesso. Il calderone per la ripartenza smette di bollire: gli ingredienti tornano sul tavolo. Ma quali sono i nodi chiave del fronte di ‘opposizione’? Proviamo a fare chiarezza 

INSURREZIONE – C’è chi dice no, e stavolta queste parole pesano come macigni. I club di Serie A hanno detto no. O meglio, alcuni di essi, trascinando allo scoperto un gruppo silenzioso di squadre che da mesi contrapponeva, alla retorica della ripartenza, una serie di dubbi più o meno legittimi. Il nuovo stop di ieri, per il calcio italiano, potrebbe avere lo spartito di un requiem, se non verrà trovata una soluzione in tempi brevi. Per cercare di ricucire lo strappo, la Lega Serie A ha chiesto e ottenuto un incontro (in programma oggi, QUI i dettagli) con FMSI e FIGC. Il protocollo medico sanitario è giudicato troppo stringente, nonostante i passi avanti della Federazione per assecondare il governo.

ETERNO RITORNO – I punti chiave sono tre: la quarantena da estendere a tutta la squadra, in caso di nuove positività in itinere; la responsabilità penale dei medici e il ritiro blindato per due settimane. Il modello per le controproposte è quello tedesco, ormai arcinoto. In primis, va eliminato il meccanismo di quarantena automatica per tutti, in caso di nuovi positivi. Poi c’è bisogno di ridefinire il discorso sulla responsabilità penale, da condividere col club di Serie A, ma in tal senso occorre un seegnale dall’Esecutivo. Infine, per quanto riguarda i ritiri, diversi club non sono in grado di mantenere intatta la bolla sociale per un periodo così lungo. Possono garantire misure stringenti come accaduto in questi giorni: limitazione degli spazi condivisi, allenamenti collettivi ma sempre in piccoli gruppi. L’iter è sempre lo stesso: si cerca un accordo tra Lega e FIGC, per poi inviare il nuovo documento al governo incrociando le dita. La sceneggiatura sta quasi diventando monotona.

MOTIVI – La questione dei ritiri-bolla è centrale. Giuseppe Marotta ha sollevato la questione, ma subito si sono affiancati praticamente tutti i club di Serie A. L’opposizione al ritiro prolungato nasce da due considerazioni: è difficile individuare una struttura in grado di ospitare tutto il blocco squadra per un periodo così lungo. Soltanto la Juventus, col suo J Hotel, ne avrebbe la possibilità. Ma anche i bianconeri si sono allineati al ‘fronte del no’. Inoltre, secondo i club, ha poco senso tenere blindate le squadre se i test di controllo hanno cadenza quasi giornaliera.

TEMPOREGGIARE – La questione è molto semplice: se non si snellisce il protocollo, diventa materialmente impossibile far ripartire la Serie A.  Ora, dunque, serve anzitutto un nuovo documento, in cui dare forma alle richieste dei club. Poi occorrerà un nuovo tavolo d’incontro con il governo: difficile che questo accada nelle prossime ore, più probabile che si muova qualcosa ad inizio settimana prossima. Giuseppe Conte potrebbe scendere in campo e impugnare la questione, ma dall’Esecutivo non filtra ostilità. Piuttosto, c’è timore che la curva dei contagi possa risalire. Ecco perché si fatica a prendere decisioni nette, ma è una questione estesa oltre i confini dello sport. La Serie A, tuttavia, ha una fretta considerevole che il governo deve in qualche modo assecondare. Ecco perché non sono più ammesse mezze misure, ma solo decisioni concrete.

Fonte: La Gazzetta dello Sport – Alessandra Gozzini e Valerio Piccioni

 


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