Serie A, sui diritti tv è scontro: ai club ripartire conviene poco? – GdS

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10 Maggio 2020, 10:24
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È scontro tra i club di Serie A e le piattaforme televisive per l’ultima rata dei diritti di questa stagione. Mercoledì assemblea di Lega per ragionare sulla situazione. I club vorrebbero uno scudo del governo, che potrebbe arrivare soltanto in caso di stop definitivo. I dettagli

SCHIERAMENTI – Fra Lega Serie A e broadcaster è in pieno svolgimento la battaglia della sesta rata, quei 233 milioni di euro che Sky, Perform (Dazn) e Img (per l’estero) devono ancora versare nel quadro del contratto che scade alla fine della prossima stagione calcistica. Da una parte, le 18 (su 20) squadre di A che hanno già fatturato la cifra da contratto. Dall’altra, le tv che si sono rifiutate di pagare. Ognuno ha le sue ragioni per il tira e molla. I club adducono la loro mancanza di responsabilità per la situazione, condizionata da cause di forza maggiore, situazione contrattualmente prevista. Le tv sottolineano che tutte le loro proposte per una rinegoziazione sono andate in fumo.

RIPARTENZA CONDIZIONATA? – Muro contro muro, quindi. In attesa dell’assemblea della Lega Serie A di mercoledì (c’è il Consiglio martedì) convocata in forma urgente. Tutto questo come condiziona il tentativo di ripartenza della Serie A? È indubbio che tra i club, fino all’accelerazione degli ultimi giorni, si guardava anche al piano B, in particolare a uno scenario: quello di un decreto del governo, che avrebbe fornito un parafulmine giuridico per proteggere i club da una richiesta risarcitoria delle tv. Ora, la situazione è cambiata. E fra i club si mischiano posizioni diverse.

DISTANZA – Le tv chiedono uno sconto sul modello tedesco con effetti anche sulla stagione futura. E citano pure tutte le operazioni promozionali di queste settimane (dallo sconto del 50 per cento ai clienti dei pacchetti sport e calcio di Sky, alla possibilità di mettere in pausa il proprio abbonamento per quattro mesi offerta da Dazn). La riduzione richiesta sarebbe però pesantissima: 120 milioni in caso di ripartenza e del doppio di stop definitivo. Numeri che se confermati, scatenerebbero una battaglia legale. A tutto questo, bisognerebbe aggiungere il risparmio mancato sugli stipendi dei calciatori. E l’inevitabile estensione delle polizze assicurative nell’epoca del covid-19.

EMORRAGIA – Insomma, la ripartenza potrebbe non essere un grande affare dal punto di vista economico per i club di Serie A. Al tempo stesso, è ovvio che un vuoto temporalmente così lungo (ripartendo a settembre) rischia di diventare fatale per un bel pezzo di sistema. Il partito della ripartenza fra i club è in maggioranza. Robusta ma non schiacciante, perché diverse società sono ancora scettiche. Dichiarare il no alla ripartenza, seppure con la giustificazione dei troppi condizionamenti da rispettare, sarebbe una posizione anche politicamente molto complicata. L’assemblea di mercoledì potrebbe in qualche modo chiarire anche una prospettiva di lungo periodo, legata all’interesse del fondo CVC, gigante del private equity internazionale, per un investimento che assicurerebbe liquidità ai club proprio sul fronte dei diritti tv.

Fonte: La Gazzetta dello Sport – Valerio Piccioni


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