Serie A, solito problema: se c’è un nuovo positivo, che si fa? – GdS

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4 Maggio 2020, 09:19
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“La Gazzetta dello Sport” sottolinea la necessità di un protocollo medico condiviso tra le squadre di Serie A e gli enti governativi. In caso di nuove positività, in questi giorni, c’è il rischio che il calcio non veda più la luce

NODO – Gira e rigira, la Serie A è sempre lì. Intorno al protocollo. Non quello limitato ai primi giorni di ripartenza pubblicato in queste ore. Ma il documento organico predisposto dalla commissione medica Figc, ritenuto «insufficiente» dal Comitato tecnico-scientifico del Governo. Negli ultimi giorni, si sono ipotizzate varie riscritture per arrivare al confronto con gli scienziati con qualche novità e su questo ci sarebbe un accordo con la Federmedici sportivi, che era rimasta fuori dalla prima formulazione. Il problema è che c’è un punto dirimente, un colle in questo momento sembra invalicabile: cosa fare in caso di positività.

ALTERNATIVA TEDESCA – Gli scienziati su questo hanno chiuso tutte le porte, ma non solo loro. Di fronte a un caso, i calciatori, o i membri del cosiddetto ‘gruppo squadra’, devono essere trattati come gli altri. Due settimane di quarantena. Per il ‘positivo’», ma anche per le persone che hanno avuto contatti ravvicinati con lui. La commissione medica della Figc aveva invece studiato una sorta di modello tedesco, con una chiusura di una settimana per prevenire qualsiasi possibilità di ulteriore contagio (tamponi a distanza di 24 ore e test sierologici in 5-7 giorni).

PAURE – La differenza è abissale: da una parte c’è la certezza del colpo di spugna sulla Serie A, dato che qualsiasi ipotesi di calendario si sfascerebbe di fronte a ulteriori due settimane di stop, dall’altra la possibilità di andare comunque in avanti.  Gli scienziati sono categorici. A meno che il famoso indice R0, il livello di trasmissione del contagio, scenda sotto una soglia di sicurezza. Ora è di poco sotto il valore 1, si ipotizza che il limite rassicurante possa essere 0,2, ma ieri il ministro della salute Roberto Speranza ha negato che ci sia un tetto massimo.

SPACCATURA – È davvero presto però per ipotizzare uno scenario così ottimistico. Quindi resta l’aut aut alla Serie A: o prendete in considerazione l’idea di fermarvi in caso di positività oppure è inutile partire. Da questa alternativa così categorica, Vincenzo Spadafora trae il suo scetticismo, la linea del «sentiero sempre più stretto» (QUI il post del ministro su Facebook, che ieri ha fatto molto discutere).

BLINDATI – L’incontro sul protocollo dovrà essere nuovamente calendarizzato. Potrebbe avvenire in tempi brevi, ma non è scontato. Anche perché ci sono delle possibili derivate. Il problema del sopraggiungere di una positività è  una prospettiva che spaventa in sé. Evitare questa eventualità significa abbassare i rischi utilizzando tutti gli strumenti possibili. Per esempio: giocare soltanto nell’Italia in cui il numero dei contagi sarebbe talmente basso da avvicinarsi, anche grazie al «gruppo squadra» chiuso con l’esterno, al rischio zero. Dunque, nel centro sud. Sarebbe una scelta complicata anche perché a quel punto almeno mezza Serie A dovrebbe trovarsi centri di allenamento più vicini agli stadi dove si giocherebbe (ovviamente a porte chiuse).

RESA DEI CONTI – Ci sono le condizioni per prendere in considerazione questa ipotesi? Per discuterne il calcio vuole capire l’orientamento generale del governo. Venerdì c’è il consiglio federale, almeno ufficialmente non se ne parlerà. Ma vista la situazione, è uno scenario che non può essere scartato. La Serie A vuole davvero provarci fino alla fine.

Fonte: La Gazzetta dello Sport – Valerio Piccioni


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