Serie A, prende quota il piano B: cosa succede se non si riparte? – GdS

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28 Aprile 2020, 09:47
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“La Gazzetta dello Sport” prova a gettare lo sguardo oltre la siepe, qualora il campionato di Serie A non dovesse riaccendere i motori. Non c’è spazio per l’ottimismo in questa fase, soprattutto alla luce delle divergenze venute a galla tra il Governo e i vertici del mondo del pallone. Il danno stimato sarebbe davvero ingente

SCENARIO TRISTE – Il 2 agosto è il termine stabilito dall’Uefa per la conclusione dei campionati: c’è la fine, manca un inizio. Potrebbe essere il 13- 14 giugno, con un po’ di ottimismo (che oggi manca, QUI vi spieghiamo perché) si potrebbe anticipare a mercoledì 10 o al primo weekend del mese. La Serie A verrebbe in ogni caso compressa al massimo, a maggior ragione se la ripresa dovesse ulteriormente slittare come conseguenza di un mancato via libera agli allenamenti del 18 maggio. Il piano B resta dunque allo studio. La Uefa ha suggerito di concludere i campionati anche rivedendo le formule dei tornei, da comunicare entro il 25 maggio: l’idea dei playoff e playout resta sullo sfondo. Ma se le condizioni generali rendessero impossibile la ripartenza vanno definiti altri percorsi.

IPOTESI – Congelare la classifica sarebbe l’opzione più probabile, con due diversi effetti. In entrambi i casi lo scudetto non verrebbe assegnato e l’Europa sarebbe garantita alle prime 6: cambierebbero le retrocessioni. Nel primo verrebbero ghiacciate e la Serie A 2021-22 si aprirebbe a 22 squadre, cioè alle 2 che salirebbero dalla B (che annullerebbe i playoff). Altra ipotesi è la retrocessione delle ultime due e altrettante due promozioni dalla B. Altro aspetto da considerare: le squadre impegnate in Europa. Ma un pensiero si fa largo: se la A chiuderà i battenti, magari la Liga seguirà la strada. E anche le coppe sarebbero costrette a non assegnare vincitori.

INGAGGI – Senza ritorno in campo anche il rapporto tra le società e i tesserati verrebbe rivisto. La trattativa tra club e sindacato dei calciatori è saltata da giorni per incompatibilità tra le due posizioni. I presidenti chiedevano la rinuncia a tutte le mensilità, quattro, interessate dall’emergenza Coronavirus (marzo, aprile, maggio, giugno). i giocatori hanno replicato con la proposta di tagliare un mese e il resto da valutare in base all’evolversi della situazione. Il monte stipendi complessivo della Serie A è pari a 1,3 miliardi di euro. Una quota che i presidenti intendono abbattere, a maggior ragione senza ripresa delle competizioni.

FRATTURE – Il presupposto da cui partono i club è semplice: partite e allenamenti sono le prestazioni lavorative richieste ai propri dipendenti.Se il presupposto venisse disatteso, tutto va rimesso in discussione. Senza incassi per le società sarebbe impossibile pagare gli ingaggi dei calciatori e il taglio verrebbe quantificato in base alle perdite complessive. Dato che sarebbe il governo a decidere per lo stop definitivo, le società avrebbero validi argomenti da opporre ai calciatori. Sempre che non sia il governo stesso a riconoscere uno strumento legislativo che autorizzi le società a intervenire sugli stipendi. Lo scenario più probabile, se il governo non autorizzerà la ripresa, resta quello di un taglio sostanzioso. E i calciatori dovranno finire per assecondare le richieste

TV – Oggi i club di Serie A sono concordi all’unanimità nel negare sconti o dilazioni ai licenziatari tv. E’ quanto emerso chiaramente nell’ultima assemblea di Lega. Sky, Dazn e Img devono ai club l’ultima rata dei pagamenti, prevista da contratto per il primo maggio. Le società hanno invitato le televisioni al rispetto dei contratti in essere. Ma è chiaro che le condizioni cambierebbero in caso di definitivo stop alle competizioni. In questo caso sarebbero le società a non consegnare il prodotto stabilito dagli accordi. E allora stavolta si aprirebbe una trattativa per rinegoziare termini e cifre. Lo sconto potrebbe coinvolgere la stagione 2021-2021, l’ultima compresa nel contratto triennale, ma tutto resta ancora da stabilire.

VORAGINE – Sky ha già quantificato le richieste nella lettera inviata alla Lega prima dell’ultima riunione. Dazn ha fatto lo stesso qualche giorno fa. In caso di stop definitivo chiederebbe uno sconto alle società di 255 milioni. Taglio che i club dovrebbero nel caso riconoscere anche agli altri licenziatari per un mancato incasso complessivo di 440 milioni (considerate solo le televisioni). L’impatto sarebbe gigantesco dato che gli introiti tv incidono sui conti dei club per circa il 40%. Gli altri mancati incassi (botteghini, sponsorizzazioni, merchandising, altri proventi) farebbero salire le perdite a oltre 700 milioni. Praticamente un bagno di sangue.

Fonte: La Gazzetta dello Sport – Alessandra Gozzini


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