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Serie A, numeri preoccupanti: 15 club a rischio stipendi. La situazione

Continua il momento difficile per la Serie A e tutto il calcio italiano. Dopo le parole del presidente di Lega Dal Pino (QUI le sue parole), Matteo Pinci su”Repubblica” sottolinea i numeri e le difficoltà dei club.

PROBLEMA STIPENDI – “Il 16 novembre scade il termine per pagare gli stipendi di settembre e, a oggi, almeno 15 società su 20 di Serie A non saprebbero come fare. La questione riguarda tutto il movimento, per questo Gravina ha scritto al premier Conte e ai ministri della Salute Speranza, dell’economia Gualtieri e dello Sport Spadafora. Che a oggi hanno ignorato le richieste, respingendo anche la possibilità di congelare l’irpef per i club”.

MANCATI INCASSI – “La sola Serie A denuncia una perdita dal lockdown in poi di 600 milioni di euro. Di questi (200 nella parte finale della scorsa stagione, altri 400 fino a dicembre), il 65% è frutto dei mancati incassi da botteghino, il 35% da mancati incassi da sponsorizzazione. Di fatto, da marzo sono crollate le voci che, in questa fase, consentono normalmente di avere riserve di cassa a cui attingere per i pgamenti, ossia gli abbonamenti allo stadio, i biglietti delle partite, e anche una rata dei diritti tv, visto che Sky non ha mai versato l’ultima della stagione scorsa”.

SOLUZIONE? – “A questo punto, l’unica scialuppa di salvataggio all’orizzonte appare la possibilità dell’ingresso dei fondi d’investimento e l’offerta di Cvc di realizzare una media company con la Serie A, acquistandone di fatto il 10% per 1,6 miliardi. Ma se fino a ieri pareva un’occasione per crescere, oggi appare più prosaicamente l’unica strada per non fallire. Anzi, in via Rosellini, durante l’ultima assemblea, i 20 club di Serie A hanno già iniziato a ragionare su come spartirsi una prima fettina della torta. La soluzione è di “regalarsi” un anticipo sotto forma di paracadute anticipato per la retrocessione: l’anomalia è che dovrebbero chiederlo tutte e 20 le società, dallo Spezia alla Juventus. In più l’idea è di spalmare il resto della cifra come dividendi per i prossimi 9 anni, in modo da distribuirli anche mano a mano alle varie società che dalla Serie B saliranno in Serie A”.

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