Serie A, il calcio che ci aspetta: tamponi, ritiri, guanti e mascherine – GdS

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19 Aprile 2020, 09:50
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“La Gazzetta dello Sport” pubblica un corposo approfondimento sul protocollo che la Commissione Medico Scientifica della Figc ha inoltrato al Ministro dello Sport Vincenzo Spadafora. La Serie A è pronta a ripartire tra mille precauzioni 

BLINDATI – La Serie A si muove verso la ripresa degli allenamenti. Sarà un calcio sterilizzato. Ma quali sono i requisiti richiesti alle squadre per riprendere gli allenamenti in sicurezza? Risponde il professor Enrico Castellacci, presidente de Lamica, la libera associazione dei medici di calcio, ed ex medico della Nazionale: «Si richiedono venti cittadelle, una per ogni club, vere e proprie fortezze antivirus. Quante società possiedono dei centri sportivi con annesse foresterie per 40-50 persone? Perché non ci sono soltanto i giocatori, in isolamento dovranno restare coloro che con varie mansioni lavorano in una squadra (tecnici, fisioterapisti, magazzinieri, cuochi, camerieri, donne di servizio, ndr). Se ci si sistemerà in un albergo, il personale dell’hotel dovrà essere allontanato, i servizi dovranno essere garantiti dai dipendenti dei club. Il rischio zero comunque non esiste».

TAMPONI NECESSARI –  Nelle 96-72 ore precedenti, visite accurate e tamponi e test sierologici per tutti, allo scopo di creare un gruppo “negativizzato”. Questo creerà un problema di disuguaglianza: migliaia di italiani con sintomi non hanno mai avuto la possibilità di fare il tampone. La Serie A può permettersi di effettuare tamponi e test a pagamento. Ma non è solo quello: in una situazione tragica si sfruttano percorsi privilegiati e per la coscienza professionale di diversi medici calcistici non è cosa da niente.

ESAMI – Il protocollo consegnato dalla Figc al Governo dice che gli atleti guariti da una malattia per Covid-19, conclamata e con interessamento respiratorio, saranno sottoposti a elettrocardiogramma, spirografia ed ecocardio completo; Ecg sotto sforzo massimo; holter 24 ore; Tac polmonare ad alta risoluzione. Saranno passaggi delicati, perché l’infezione da coronavirus, nelle forme cosiddette severe, può lasciare danni persistenti ai polmoni e al cuore. Si presterà attenzione anche ai potenziali effetti cardiotossici dei farmaci eventualmente utilizzati per sconfiggere il virus. I calciatori colpiti da un Covid più lieve verranno sottoposti a un minor numerodi esami, ma molto sarà lasciato alla discrezione dei medici sociali. I giocatori indenni sono attesi dai consueti test medici, magari con qualche approfondimento.

PRECAUZIONI GENERALI – Nella prima fase del ritiro sarà obbligatorio rispettare la distanza dei due metri nei locali comuni e anche in campo. All’inizio, allenamenti a piccoli gruppi, con distanziamenti. Poi, nella seconda e nella eventuale terza settimana, saranno possibili partitelle «con rispetto, quando non indispensabile, delle distanze interpersonali». Questo è un punto delicato e debole: in partita è sempre indispensabile accorciare una marcatura, contrastare un avversario. Tutti, in ogni momento della giornata e durante i viaggi, dovranno indossare guanti e mascherine.

SANIFICAZIONE – Ogni luogo del ritiro dovrà essere oggetto di quotidiana sanificazione. Le indicazioni del Ministero della Salute, del 22 febbraio, prescrivono «l’utilizzo dei comuni disinfettanti di uso ospedaliero, quali ipoclorito di sodio (0,1-0,5%), etanolo (62-71%) o periossido di idrogeno (0,5%), per un tempo di contatto adeguato». La sanificazione va svolta da addetti «bardati» con le opportune protezioni e se l’ambiente è chiuso, va ventilato dopo il trattamento.

Fonte: La Gazzetta dello Sport – Sebastiano Vernazza


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